(Hulton Archive/Getty Images)
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  • martedì 9 febbraio 2016

Manuale per aspiranti anteprimisti

Scorciatoie per impossessarsi rapidamente dell'esperienza dei più navigati giornalisti di cinema

(Hulton Archive/Getty Images)

Ogni tanto quando al Post arrivano gli inviti alle anteprime per giornalisti dei film in uscita, vengono girate a qualcuno dei recenti arrivati o degli stagisti più appassionati di cinema: i quali, però, sono spesso intimoriti dal presentarsi in un contesto nuovo e ignoto che ai profani può sembrare un raro privilegio, e finisce che raramente poi ci vanno.
Così, abbiamo pensato di preparare una volta per tutte – per loro e per gli altri che si trovino in simili imbarazzi – un utile decalogo per mimetizzarsi tra i giornalisti che vanno alle anteprime, la gran parte dei quali aderisce ad alcuni modelli comportamentali assai facilmente individuabili e replicabili (non i veri grandi critici cinematografici: ma quelli sono tre-quattro e nessuno vi scambierà per uno di loro).

1. Al minimo accenno di ritardo della responsabile dell’ufficio stampa incaricata nel trovare il vostro nome sulla lista, manifestare stupore e poi crescente indignazione, fino ad allontanarsi seccati con espressioni ad alta voce come “dev’essere una nuova”, quando finalmente la paziente responsabile avrà detto “nessun problema, si accomodi”.

2. Presentarsi con un accompagnatore/accompagnatrice a cui avrete promesso una serata esclusiva e quindi raddoppiare le espressioni incredule e infuriate di cui al punto 1. O anche: guardare con imbarazzo l’accompagnatore/accompagnatrice di qualche collega che si stia trovando in quella situazione.

3. Appoggiare cappotti e soprabiti su tutte le poltrone circostanti, tipo caselle adiacenti della battaglia navale, e non spostarli – anzi fingere di non conoscerli – se non quando a sala strapiena un altro spettatore vi chieda se quel posto è occupato. Manifestare meraviglia per la richiesta.

4. Litigare puntualmente con gli addetti incaricati di far spegnere i telefonini perché non riprendiate malamente il film per metterlo secondo loro online in streaming (dove se ne trovano già mille copie a qualità meravigliosa): gli addetti, per familiarità col ceto, sono diventati col tempo i maggiori odiatori dei giornalisti, e il loro richiamo ha il tono dell’agente penitenziario che scorge l’evaso già a cavalcioni del muro di cinta (alcune delle maggiori stroncature dell’indomani sono frutto del loro garbo). L’anteprimista professionista non si fa intimidire e reagisce a male parole, o ancora meglio, ignorando ostentamente il richiamo fino a quando l’addetto non lo sta per afferrare per il collo.

5. Nel caso di film in versione originale, ridere ostentatamente a ogni battuta – pure quelle cretine – per far capire alla sala che la si è capita.

6. Ridere altrettanto sonoramente all’apparizione di attore/attrice noto, ancora più sonoramente se l’attore è travisato in modo poco riconoscibile. Per far capire alla sala che lo si è riconosciuto.

7. Raddoppiare l’intensità dei punti 5 e 6 se il film è di registi della categoria “uno che la sa lunga e che fa riferimenti che capisco solo io, sciocchi”: Tarantino, Woody Allen, i fratelli Coen, questo genere.

8. Uscendo, salutare Mereghetti.

9. Nel caso di cui al punto 2, uscendo, presentare Mereghetti all’accompagnatore/accompagnatrice.

10. Alludere poi, nei propri articoli o sui propri blog, alla prevedibile mediocrità dei giornalisti anteprimisti, mostrandosi navigati anteprimisti che la sanno lunga.

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