Leydiane da Silva, donna brasiliana all'ottavo mese di gravidanza, Recife, 1 febbraio 2016 (AP Photo/Felipe Dana)
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  • lunedì 8 Febbraio 2016

Il virus Zika e le donne incinte

La malattia pericolosa soprattutto per le donne incinte si sta propagando in un continente in cui l'aborto è quasi ovunque illegale o molto limitato

Leydiane da Silva, donna brasiliana all'ottavo mese di gravidanza, Recife, 1 febbraio 2016 (AP Photo/Felipe Dana)

Sabato 6 febbraio il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, ha detto che 3.177 donne colombiane incinte hanno contratto il virus Zika. Il governo ha quindi concesso alle donne in gravidanza che hanno contratto il virus il diritto di accedere all’aborto. La situazione è però molto preoccupante, perché in Colombia i servizi per l’interruzione di gravidanza sono poco accessibili (anche quando esistono i requisiti previsti dalla legge per praticarla) e gli aborti illegali continuano a essere molto diffusi (sono circa 450 mila all’anno: l’aborto non sicuro è una delle principali cause di mortalità materna, secondo l’organizzazione internazionale Human Rights Watch). In molti altri paesi del Sudamerica, dove il virus Zika si sta diffondendo rapidamente l’aborto è illegale o ha moltissime limitazioni.

Il virus Zika non causa sintomi molto gravi, di solito solo febbre e sfoghi cutanei, ma si teme che possa essere legato ad alcune malformazioni tra i feti – come la microcefalia – nel caso in cui sia trasmesso a donne incinte: in Brasile ne sono stati segnalati quasi 4mila casi dallo scorso ottobre, ma solo alcune centinaia di questi sono stati verificati e confermati dalle autorità sanitarie. La microcefalia è una malattia che causa uno sviluppo anormale del cranio, con dimensioni sotto la media, spesso con gravi conseguenze sulla crescita del cervello e le sue capacità.

Sono comunque in corso ulteriori ricerche per comprendere meglio il presunto legame tra Zika e microcefalia: fino a quando non ci saranno informazioni più concrete, le autorità sanitarie a partire dall’OMS consigliano di applicare il principio di precauzione. Alle donne incinte o che stanno provando ad avere un bambino viene consigliato di non recarsi nei paesi dove il numero di contagi è molto alto, come gli stati sudamericani. Per le donne in stato di gravidanza in quei paesi il consiglio è proteggersi il più possibile dalle zanzare, per evitare il contagio e di non entrare in contatto con il liquido seminale di persone che potrebbero essere infette. Ma nei paesi del Sudamerica l’accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva delle donne (aborto e contraccezione comprese) resta quasi ovunque complicato se non del tutto proibito; e i test per sapere se è stato contratto il virus sono disponibili solo in cliniche private a costi elevati.

Aborto virus Zika

Il Guardian ha messo insieme un elenco della legislazione sull’aborto nei paesi in cui sono stati segnalati casi di virus Zika: nella maggior parte del Sudamerica l’aborto è illegale e consentito in casi molto limitati. Alle Barbados, per esempio, l’interruzione di gravidanza è illegale ma consentita in caso di malformazione del feto, per tutelare la salute della madre o in caso di incesto o stupro. In Bolivia è illegale e consentita solo negli ultimi due casi. A Panama è praticabile in caso di compromissione fetale o per salvare la vita di una donna. In Guatemala e in Ecuador è punibile con il carcere: solo in Ecuador c’è l’eccezione del pericolo di vita della madre. Questa è anche l’unica eccezione consentita in Paraguay, Venezuela, El Salvador. In Brasile l’aborto è illegale e può essere punito anche con dieci anni di carcere: è consentito per salvare la vita della donna incinta o se la gravidanza è il risultato di stupro o incesto. In Colombia l’aborto è vietato a meno che non ci siano stati stupro o incesto, che la vita o la salute della donna non siano in pericolo, o che non ci siano malformazioni per il feto. Nella Repubblica Dominicana, in Honduras, ad Haiti e in Suriname l’aborto è illegale senza alcuna eccezione. In Guyana Francese e Guyana l’aborto è consentito.

Dopo la diffusione del virus Zika, l’alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani Zeid Raad al-Hussein ha chiesto ai paesi coinvolti dal contagio di garantire alle donne il diritto all’interruzione di gravidanza: «Le leggi e le politiche che restringono il loro accesso a questi servizi devono essere riviste con urgenza, allineandosi agli obblighi internazionali sui diritti umani per garantire il diritto alla salute per tutti». Una posizione completamente diversa è stata invece presa da diverse conferenze episcopali del Sudamerica: sostengono che alcuni gruppi «stanno approfittando» della situazione provocata dal virus Zika per intensificare la campagna in favore dell’aborto e che «la priorità deve essere sterminare la zanzara vettore della malattia e non i bambini innocenti».