Ashley Olsen, in una foto da Facebook (ANSA)
  • Italia
  • giovedì 14 Gennaio 2016

La donna americana uccisa a Firenze

A che punto sono le indagini del caso di cronaca più raccontato sui quotidiani italiani negli ultimi giorni e chi è il principale sospettato dell'omicidio di Ashley Olsen

Ashley Olsen, in una foto da Facebook (ANSA)

C’è una storia di cronaca di cui da giorni si occupano i giornali italiani. Ashley Olsen, una donna statunitense di 35 anni, è stata trovata morta nel suo appartamento a Firenze sabato 9 gennaio. Mercoledì l’uomo sospettato di averla uccisa è stato arrestato e interrogato per diverse ore: ha «sostanzialmente ammesso», ha detto il procuratore durante una conferenza stampa, ma ha detto di non avere avuto l’intenzione di uccidere.

Chi era
Ashley Olsen era statunitense, aveva 35 anni, viveva a Firenze dal 2012, dove abita anche il padre. Si era sposata e aveva divorziato ed era fidanzata con il pittore Federico Fiorentini. Lavorava in un’agenzia che organizza eventi.

Il corpo
Sabato 9 gennaio alle due del pomeriggio Ashley Olsen è stata trovata morta nella sua casa in via Santa Monaca dal fidanzato Federico Fiorentini che aveva cercato invano di mettersi in contatto con lei dopo un litigio di qualche giorno prima. L’uomo si è fatto aprire la porta dalla padrona di casa e ha trovato la donna nuda nel suo letto con dei lividi sul collo.

Federico Fiorentini ha sollevato Ashley Olsen dal letto, l’ha stesa a terra e ha cercato di farle la respirazione bocca a bocca. L’autopsia ha rivelato che la donna era morta dal giorno prima, che aveva avuto un rapporto sessuale, che era stata strangolata ma non a mani nude, e che non aveva opposto resistenza. Il suo cellulare non era stato trovato.

Le indagini
Il fidanzato era stato subito interrogato e il suo alibi era stato verificato e confermato. Erano stati interrogati anche gli amici con cui la donna aveva trascorso la serata di giovedì 7 gennaio. La polizia scientifica aveva fatto un sopralluogo nella sua casa e gli investigatori della squadra mobile di Firenze avevano inizialmente detto che stavano «indagando in tutte le direzioni».

Dopo qualche giorno l’attenzione degli investigatori si era concentrata sulle immagini delle numerose telecamere presenti nelle vicinanze della casa di Ashley Olsen e le indagini avevano cominciato a seguire una direzione precisa: la donna aveva incontrato l’uomo che l’ha uccisa dopo la nottata trascorsa con le amiche in un locale del centro vicino alla sua casa, fra giovedì 7 e venerdì 8 gennaio. Le immagini mostrano come Ashley Olsen, dopo essere uscita dal locale, sia stata accompagnata a casa da un uomo. Anche grazie a una serie di testimonianze si era arrivati a un sospettato. Il 13 gennaio la polizia scientifica era tornata nella casa della donna per un sopralluogo che è durato oltre dieci ore.

L’arresto
Intorno alla mezzanotte di mercoledì 13 gennaio è stato arrestato Cheik Diaw, un cittadino senegalese senza permesso di soggiorno di 27 anni e arrivato in Italia da pochi mesi per ricongiungersi con il fratello. Gli uomini della squadra mobile sono arrivati a lui tramite le immagini delle telecamere, le testimonianze delle amiche che citavano “il senegalese” e le analisi del DNA. Nel primo sopralluogo della polizia scientifica erano stati trovati un preservativo e un mozzicone di sigaretta che, ha spiegato il procuratore, «grazie ad uno stratagemma è stato poi possibile comparare con il DNA del sospettato». Un altro elemento che ha portato all’arresto è il telefono della donna. Diaw, infatti, lo aveva portato via, aveva inserito la sua sim e lo aveva utilizzato. Diaw e Olsen non si conoscevano.

Secondo quanto scrivono oggi i principali quotidiani italiani, Cheik Diaw ha raccontato di aver avuto un rapporto sessuale consenziente con Ashley Olsen. Per quanto riguarda la sua morte, ha detto che non è stata volontaria ma la conseguenza di una lite perché la donna voleva mandarlo via. Lui l’ha spinta e lei ha battuto la testa. I segni di strangolamento sarebbero legati al fatto che lui avrebbe cercato di rialzarla. Cheik Diaw è accusato di omicidio aggravato da crudeltà. Il procuratore ha spiegato: «È possibile che i due protagonisti non fossero lucidi. Abbiamo elementi per pensare che avessero assunto sostanze che non li rendevano lucidi, alcol di sicuro, forse altro. Non risulta che si conoscessero».