Veduta di Milano con lo smog. 8 gennaio 2016. (Piero Cruciatti / LaPresse)
  • Italia
  • martedì 12 Gennaio 2016

Come abbiamo risolto il problema dello smog

Con la pioggia – per finta – scrive Roberto Giovannini sulla Stampa: le varie misure emergenziali sono solo un modo per chi governa di rimandare l'adozione di soluzioni strutturali

Veduta di Milano con lo smog. 8 gennaio 2016. (Piero Cruciatti / LaPresse)

Nel mese di dicembre molte città italiane, come Roma e Milano, hanno istituito dei blocchi del traffico e fatto ricorso alla circolazione a targhe alterne a causa dell’alto livello di inquinamento dell’aria, in particolare all’alta concentrazione di PM10 (tra gli inquinanti ritenuti più pericolosi per la salute). Questi interventi hanno ottenuto grande attenzione dai giornali ma avuto effetto limitato sui livelli di inquinamento, a gennaio, tuttavia, è tornato a piovere in molte città italiane dopo mesi di scarse precipitazioni: questo ha ridotto l’inquinamento facendo cessare “l’allarme inquinamento”. Il miglioramento però è stato solo temporaneo e già negli ultimi giorni il livello di PM10 è risalito in molte città. Sulla Stampa Roberto Giovannini si è occupato della questione, dicendo che il governo e chi amministra il territorio prendono provvedimenti temporanei aspettando che arrivi la pioggia in modo da guadagnare altro tempo, rinviando l’adozione di soluzioni strutturali e davvero efficaci.

“Metropoli soffocate dalle polveri sottili”, blocchi del traffico inevitabili, pericolo malattie respiratorie (se non peggio) per malati, bambini e anziani. Poi, per fortuna, sono state applicate severe misure strutturali, e finalmente si è cominciato ad affrontare il problema dello smog in mezza Italia. Ci avevate creduto? Ovviamente non è vero: come molti addetti ai lavori sospettavano, appena un po’ di pioggia e un po’ di vento generato dai campi di bassa pressione hanno pulito l’aria delle nostre città, governo, presidenti di Regioni e sindaci hanno immediatamente accantonato tutte le misure di emergenza studiate per fermare l’ondata di polveri sottili generate da inquinamento, traffico, riscaldamento e industrie. Addio così ai blocchi del traffico, alle targhe alterne, ai termometri ribassati per il riscaldamento, alle riduzioni della velocità delle auto e al divieto di utilizzo di legna e pellet. E naturalmente, le famose “misure strutturali” -sempre invocate in alternativa a quelle di emergenza – per cominciare a sconfiggere lo smog sono rimaste dov’erano: nei libri dei sogni.

 

Tutto bene? Neanche per idea: trascorsi solo pochi giorni, ripresa l’attività economica e il traffico normale, ed ecco che subito l’aria delle nostre città è tornata a impestarsi di PM10. Qualche esempio? A Torino il 10 gennaio (ultimo dato disponibile) le polveri sottili sono tornate a raggiungere e superare i limiti di legge: 48 mg/mc al Lingotto, 54 a Rebaudengo. A Milano a Via Senato e Via Pascal si è arrivati a 58 mg/mc il giorno 9, mentre il 10 a Roma via Cipro arrivava a un valore di 35 mg/mc. Problemi seri, con valori elevatissimi delle polveri sottili, ci sono a Napoli, Terni, Treviso e Pescara.

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