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  • sabato 9 gennaio 2016

Il fungo tibetano che vale più dell’oro

Ha presunti effetti afrodisiaci, è molto complicato da trovare e soprattutto sta facendo aggravare i problemi tra Cina e Tibet

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Lo Yartsa gunbu è una cosa molto strana – e molto cara – che “cresce” in Cina: è quello che rimane dopo che le spore di un fungo parassita (lo Ophiocordyceps sinensis) vengono trasportate dal vento e finiscono per infettare le larve di un particolare tipo di falena che si trova nelle alte praterie della sud-ovest della Cina, vicino al Tibet. D’inverno le larve “attaccate” dalle spore vanno sotto terra per proteggersi dal freddo: quando arriva la primavera le spore del fungo si “attivano” e “divorano” il corpo delle larve dall’interno, lasciando però intatto l’esoscheletro (il guscio, in parole semplici). Il fungo cresce divorando il corpo delle larve e sviluppa una sorta di stelo marrone che spunta dal terreno per circa quattro o cinque centimetri.

La parte visibile dello Yartsa gunbu è quindi un piccolo, unico, sottile e piuttosto raro stelo di pochi centimetri: cresce in mezzo alle praterie del sud-ovest della Cina, che si trovano su altipiani a un’altitudine di almeno quattromila metri. In quei posti un sacco di gente cerca lo Yartsa gunbu: è un ricercatissimo medicinale e i molti cinesi che credono possa aiutare a guarire da molti malanni e problemi fisici (tra cui anche la disfunzione erettile e l’assenza di libido, in uomini e donne) sono disposti a pagarlo a peso d’oro. Letteralmente: ogni grammo di Yartsa gunbu viene spesso venduto per un valore più alto di quello richiesto per un grammo d’oro.

Alcuni Yartsa gunbu dopo esser stati “raccolti” (Rafti Institute / Wikimedia)Cordyceps_Sinensis

L’Economist ha raccontato in un articolo tutto quello che serve sapere sullo Yartsa gunbudal modo in cui viene raccolto alle molte e rilevanti conseguenze economiche e politiche che il suo commercio ha per il Tibet e la Cina. L’unica regione in cui si trova lo Yartsa gunbu, infatti, è quella che coincide in gran parte con l’area abitata da tibetani. Visto il suo grande valore si è cercato in più occasioni di far crescere lo Yartsa gunbu altrove, o di ricreare il processo con cui si genera, ma i risultati sono sempre stati deludenti. Lo Yartsa gunbu cresce solo vicino all’Himalaya (in Tibet, nel sud-ovest della Cina, in Nepal e in Bhutan) solo oltre i quattromila metri e solo tra maggio e giugno.

Per trovare lo Yartsa gunbu – un’attività che tra maggio e giugno tiene impegnata la maggior parte dei tibetani che abitano quell’area – bisogna camminare tra l’erba stando molto attenti: un po’ come cercare un quadrifoglio in mezzo a un prato, per capirci. I migliori cercatori di Yartsa gunbu il cui nome cinese (Dōng chóng xià cǎo) mette insieme le parole “inverno-insetto-estate-erba” sintetizzando lo strano processo che lo genera – sono i bambini: piccoli, agili e con un’ottima vista.

Per partecipare a quella che l’Economist definisce la “corsa all’oro” per il “Viagra dell’Himalaya” bisogna anche essere molto in forma: gli altipiani presentano talvolta ripidi pendii e a quell’altitudine l’ossigeno è il 40 per cento in meno di quello che c’è al livello del mare. Mayong Gasong Qiuding, una guida locale del sud-ovest della Cina, ha spiegato all’Economist che quando inizia la stagione dello Yartsa gunbu un bravo cercatore ne trova in media uno ogni quindici minuti; dopo le prime settimane i “funghi” trovati sono invece uno ogni due ore. Lo Yartsa gunbu è anche difficile da raccogliere: è molto fragile e per i cinesi ha valore solo se consumato intero (dopo essere stato essiccato).

All’interno dell’area in cui cresce lo Yartsa gunbu c’è anche la Regione Autonoma del Tibet: un’area piuttosto povera che vive soprattutto di allevamento e turismo. Nel 2013 lo Yartsa gunbu ha fatto guadagnare al Tibet circa un miliardo di euro, la metà circa di quanto il Tibet guadagna grazie ai turisti. Considerando tutta l’area in cui si trova lo Yartsa gunbu – e quindi anche gli altopiani di Cina, Nepal e Bhutan – lo Yartsa gunbu porta guadagni che sono di diversi miliardi di euro.

L’Economist spiega che una volta raccolto e essiccato lo Yartsa gunbu è venduto un po’ ovunque: all’aeroporto, nelle strade turistiche delle città, nei negozi per persone del luogo. Lo Yartsa gunbu è anche usato per guadagni “indiretti”: viene per esempio venduta carne di yak, il bue tibetano, che costa molto più del solito. Costa tanto perché si dice che quegli yak siano stati nutriti anche con Yartsa gunbu. Si pensa che nelle aree del Tibet in cui lo Yartsa gunbu è più diffuso rappresenti circa il 40 per cento dei guadagni annuali di tutte le famiglie rurali.

Non esistono prove scientifiche dell’effettiva efficacia dello Yartsa gunbu in nessuno dei tanti ambiti in cui viene usato. Nonostante sia promosso e venduto come prodotto tradizionale, l’uso dello Yartsa gunbu come medicinale tuttofare è anche relativamente recente. Non esistono prove di un suo consumo prima del 17esimo secolo ed è solo dal 19esimo secolo che l’uso dello Yartsa gunbu è diventato piuttosto diffuso. Nel 1876 il giornale britannico The Colonies scrisse: «Si pensa che possa rinforzare e rinvigorire; ma è molto scarso ed è usato solo al palazzo dell’Imperatore o dai più alti ufficiali mandarini». Lo Yartsa gunbu iniziò a diffondersi tra le classi medie cinesi nella prima metà del Novecento. L’arrivo del comunismo eliminò però la classe media e, di conseguenza, i principali clienti del prodotto.

L’Economist spiega che il “revival del fungo” è iniziato nel 1993 grazie ai Mondiali di atletica leggera di Stoccarda, in Germania. Lì un gruppo di mezzofondisti cinesi prima quasi sconosciuti ottenne ottimi risultati (confermati anche nei mesi successivi con record e vittorie) e il loro allenatore Ma Junren disse che la loro «arma segreta era un misto di allenamenti in altitudine, sangue di tartaruga, ginseng e un tonificante a base di Yartsa gunbu». Junren finì poi in vari scandali legati al doping e all’uso di testosterone, ma la leggenda dello Yartsa gunbu era ormai nata. In quegli anni si allentarono anche certi dettami del partito comunista cinese e la nuova classe media in espansione tornò a desiderare e richiedere lo Yartsa gunbu. Negli ultimi anni anche il governo cinese ha visto nello Yartsa gunbu un modo per promuovere le credenze legate alla medicina tradizionale cinese, assecondandone quindi la diffusione.

Mountain_yak_penis,_fungus_as_Chinese_medicines

Il successo dello Yartsa gunbu non è quindi di certo stato ostacolato dai membri del partito comunista, che erano anzi soliti usarlo come strumento di corruzione: è leggero, piccolo e vale molto. Il problema dello Yartsa gunbu è però che cresce appunto nelle aree di confine della Cina, abitate soprattutto da tibetani. L’Economist scrive che a causa del fungo ci sono state molte tensioni: i commercianti di etnia Han – il maggior gruppo etnico cinese – stanno infatti cercando di andare direttamente dove il prodotto si trova, per poterne controllare tutta la “filiera”. Questo fatto, e il crescente turismo di cinesi Han in Tibet, è motivo di scontri che si intensificano soprattutto a maggio, quando inizia la caccia allo Yartsa gunbu.

Si parla però anche di dissidi interni tra tibetani, che arrivano anche a uccidersi per il controllo dei terreni in cui lo Yartsa gunbu è più diffuso. Il Dalai Lama ha parlato del fungo come di una “causa di disgrazia per i tibetani” e uno dei motivi della “crisi” dell’altopiano in cui si trova. Non è però chiaro quanto i contrasti tra tibetani siano veri o siano stati pensati dal governo cinese come pretesto per prendere il controllo della zona e della sua preziosa “materia prima”.

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