Andrija Zivkovic e Darko Brasanac, due giocatori cresciuti nel Partizan (Srdjan Stevanovic/Getty Images)
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  • giovedì 19 novembre 2015

Puntare-sui-vivai

Un centro studi è andato a vedere quali squadre di calcio se la cavano meglio nel crescere giovani giocatori: la Serie A è messa male

Andrija Zivkovic e Darko Brasanac, due giocatori cresciuti nel Partizan (Srdjan Stevanovic/Getty Images)

Il CIES, un rispettato centro studi sullo sport con sede in Svizzera, ha pubblicato pochi giorni fa un rapporto in cui ha analizzato l’efficienza dei settori giovanili delle più importanti squadre di calcio europee, andando a vedere quindi quali squadre se la cavano meglio delle altre nel rendere concreto un proposito che nel calcio viene ripetuto allo sfinimento, il puntare-sui-vivai. Ai primi posti ci sono squadre che hanno un settore giovanile famoso e sviluppato, come Barcellona e Ajax, ma anche diverse squadre dei paesi balcanici o dell’Europa orientale. Nei primi venti posti non c’è nessuna squadra italiana.

Lo studio ha tenuto conto dei settori giovanili di 31 campionati di calcio europei – quasi tutti: mancano i campionati di Bosnia e Macedonia, fra gli altri – e in particolare di 11.335 calciatori di 460 squadre giovanili. Il CIES considera come “giocatori cresciuti nei vivai di un club” solo i ragazzi che hanno giocato almeno per tre anni nel settore giovanile di una squadra in un età compresa tra i 15 e i 21 anni, lo stesso parametro usato anche dall’UEFA. Per ogni paese, viene considerata solo la prima divisione.

Nel rapporto è specificato che non esiste un metodo assoluto per stabilire qual è il settore giovanile migliore d’Europa, dato che ci sono molti parametri di cui tenere conto. Se si considera la quantità dei giocatori cresciuti e oggi diventati calciatori professionisti, il settore giovanile più efficiente è quello del Partizan Belgrado. Attualmente, 78 giocatori cresciuti nelle giovanili del club di Belgrado giocano nei principali tornei dei campionati europei: 13 giocano ancora per il Partizan mentre 65 in altre squadre. Il rapporto non tiene conto della qualità dei giocatori cresciuti, dato che è impossibile determinarla con certezza: probabilmente, i giovani cresciuti nell’Ajax o nel Barcellona hanno una qualità media più alta di quelli cresciuti nel Partizan.

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Per trovarne qualcuna italiana bisogna restringere il campo di ricerca ai 5 campionati europei più importanti. Inter e Atalanta, che da molti anni hanno due dei migliori settori giovanili d’Italia, sono rispettivamente al 14esimo e 18esimo posto.

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Un’altra statistica interessante riguarda le squadre che non hanno in prima squadra alcun giocatore cresciuto nelle proprie giovanili. In Italia, Hellas Verona, Chievo e Carpi sono le uniche tre squadre a non avere in prima squadra nessun giocatore cresciuto nelle proprie giovanili. All’estero, in questa classifica ci sono anche squadre abbastanza note come Amburgo, Granada, Lorient e Boavista.

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C’è poi una statistica che riguarda i club che in prima squadra hanno più di metà dei giocatori che provengono dalle giovanili. Le squadre dell’est Europa sono quelle che sfruttano di più le giovanili, principalmente per motivi economici: non hanno abbastanza soldi per poter comprare giocatori sufficienti a formare una rosa competitiva ogni anno e di conseguenza si affidano alle categorie giovanili, a cui viene data così la possibilità di crescere. Le poche squadre dell’Europa occidentale in questa classifica sono l’Athletic Club di Bilbao, che secondo il suo statuto può tesserare solo giocatori di origini basche o cresciuti in una squadra basca, e il Las Palmas, la squadra dell’isola di Gran Canaria.

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Per il calcio italiano i dati delle analisi del CIES sono piuttosto deludenti: fra luglio e ottobre di quest’anno solo l’8,6 per cento dei giovani hanno giocato nella stessa squadra in cui sono cresciuti. La Spagna invece è l’unica nazione fra i principali campionati europei dove la percentuale dei giocatori cresciuti negli stessi club in cui giocano oggi è più alta del 20 per cento.

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