(Wikimedia)
  • Cultura
  • giovedì 12 Novembre 2015

La questione del copyright sul selfie della scimmia sta continuando

Forse vi ricordate la storia: se una scimmia fa una foto, di chi è la foto? Una recente causa legale di un'associazione animalista ha riaperto la questione

(Wikimedia)

David Slater è un fotografo professionista appassionato soprattutto di animali selvatici. Naruto invece è un macaco di 6 anni che vive in Indonesia, sull’isola di Sulawesi. Nel 2011 Slater andò a Sulawesi per fotografare la specie di macachi a cui Naruto appartiene: i cinopitechi. Naruto si avvicinò alla strumentazione di Slater, prese una delle sue fotocamere e iniziò a scattarsi delle fotografie. La maggior parte erano immagini confuse e sfocate, ma più tardi Slater notò che tra quelle foto ce n’erano alcune molto nitide, compreso un ormai piuttosto famoso selfie che fu pubblicato su diversi giornali e siti, facendo conoscere il fotografo in giro per il mondo. La fotocamera era di Slater, la foto – l’atto di “scattare” premendo un pulsante e quello di “scegliere” dove indirizzare la fotocamera – era invece di Naruto. Da qui è nata una domanda: «Se una scimmia fa una foto, di chi è la foto?».

La domanda se la fece, tra gli altri, anche Wikipedia, che pubblicò la foto del macaco Naruto, catalogandola come libera dai diritti perché non era stata scattata da una persona, che può quindi rivendicarci sopra dei diritti d’autore. La foto è ancora su Wikipedia, che al tempo spiegò:

Questo file è nel pubblico dominio, perché frutto del lavoro di una scimmia o di un altro animale non umano, non possiede alcun autore umano a cui il diritto d’autore possa applicarsi.

Da allora Slater si è sempre opposto all’attribuzione a Naruto della fotografia di cui lui ritiene di controllare i diritti. Da settembre la questione si è fatta ancora più complicata: la PETA, un’organizzazione no-profit statunitense che si occupa (in modo spesso aggressivo e controverso) di diritti degli animali, ha fatto causa a Slater a nome di Naruto. La PETA – acronimo di People for the Ethical Treatment of Animals – ha fatto causa anche a Blurb, una casa editrice che ha pubblicato il libro Wildlife Personalities, che tra le sue foto di animali in natura conteneva anche quella di Naruto.

La PETA ha detto che se dovesse vincere utilizzerebbe «tutti i proventi della vendita, della licenza e degli altri usi commerciali del selfie» per finanziare gli sforzi per la conservazione dei macachi. Jeffer Kerr, capo del dipartimento legale di PETA, ha spiegato in un comunicato che «se la PETA vincerà la causa legale sarà la prima volta che un animale non umano sarà dichiarato proprietario di qualcosa, piuttosto che essere dichiarato lui stesso o lei stessa una proprietà di altri». La PETA ha fatto causa a Slater e Blurb insieme a Antje Engelhardt – un esperto di primati – e “a nome di” Naruto, il cui nome compare 61 volte nel documento legale depositato dalla PETA.

Nei primi giorni di novembre Slater e Blurb hanno presentato un “motion for dismissal”: un documento che nel sistema legale statunitense serve a chi è accusato per spiegare che la causa nei suoi confronti è sbagliata, basata su motivi inesistenti. In questo documento Slater ha scritto, tra le altre cose: «l’unico fatto rilevante in questa causa è che il querelante è una scimmia che fa causa per violazioni relative al copyright».

Abby Ohlheiser spiega sul Washington Post che Slater ha anche una chiara linea difensiva: secondo lui, e secondo le prove che dice di avere, la PETA non può provare che il famoso selfie sia stato scattato proprio da Naruto e non da un’altra scimmia. Ohlheiser spiega che, in base ai pareri di diversi esperti, è molto difficile capire quale scimmia abbia scattato quel selfie, e che sarebbe già difficile riuscire a capire con certezza se la scimmia conosciuta come Naruto sia un maschio o una femmina. Nel frattempo – in attesa di un eventuale processo e di una successiva decisione – l’ufficio statunitense ha già spiegato alcuni mesi fa che accetterà solo richieste di copyright in cui l’autore è chiaramente un essere umano. Nel frattempo il selfie continua a essere disponibile su Wikipedia, descritto come «autoritratto di un macaco».