Pedro Passos Coelho durante il dibattito parlamentare del 10 novembre a Lisbona. (PATRICIA DE MELO MOREIRA/AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 11 novembre 2015

Il Portogallo è senza governo, un’altra volta

Il governo di centrodestra non ha ottenuto la fiducia dopo essere stato in carica solo 11 giorni: ora potrebbe formarsi un nuovo esecutivo con socialisti, comunisti e sinistra radicale

Pedro Passos Coelho durante il dibattito parlamentare del 10 novembre a Lisbona. (PATRICIA DE MELO MOREIRA/AFP/Getty Images)

Aggiornamento: Pedro Passos Coelho è ancora il primo ministro portoghese, dopo che ha chiesto all’opposizione un patto per una riforma della Costituzione, che permetta di evitare per alcuni mesi delle nuove elezioni. È comunque probabile che, data l’instabilità politica portoghese, ci saranno delle nuove elezioni nella prima metà del 2016.

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Martedì il Parlamento portoghese ha negato la fiducia al governo di centrodestra guidato da Pedro Passos Coelho, che si era insediato appena undici giorni prima. Favorevoli alla mozione sono stati tre partiti di sinistra che fino a pochi giorni fa non sembravano avere intenzione di formare un’alleanza: il Partito Socialista guidato da António Costa – la principale forza politica di sinistra del paese – il Partito Comunista e il Bloco de Esquerda, un partito di estrema sinistra legato a Syriza, la formazione guidata da Alexis Tsipras che governa in Grecia. Dopo la mancata fiducia votata a Coelho, che era a capo di un governo di minoranza, ci si aspetta che il presidente portoghese dia l’incarico di formare un nuovo governo ad António Costa, che dovrebbe riuscire a trovare una maggioranza in Parlamento.

Coelho, la cui coalizione all’inizio di ottobre era stata la più votata nelle elezioni, è stato sfiduciato a causa delle misure di austerità che lui e il suo governo hanno adottato nei precedenti quattro anni di governo. In realtà il Portogallo è considerato da molti come un esempio positivo del funzionamento delle misure di austerità imposte dall’Europa ai paesi che hanno ottenuto dei piani di salvataggio internazionale: diversi osservatori, oltre che i rappresentanti dei partiti di sinistra portoghesi, hanno però sottolineato come rimangano diversi problemi – fra cui l’elevato debito pubblico e l’enorme numero di portoghesi emigranti all’estero – e come le misure di austerità abbiano avuto un costo sociale molto alto (prima delle elezioni Costa aveva detto che il programma di austerità ha prodotto “nient’altro che povertà”).

I tre partiti di sinistra che si sono accordati per formare un nuovo governo – e che insieme alle ultime elezioni avevano ottenuto il 62 per cento dei voti – sono molto diversi tra loro. Il nuovo governo sarà molto probabilmente guidato da Costa, 54 anni ed ex sindaco di Lisbona, che il Guardian definisce pronto a ritirare alcune misure di austerità e ad aumentare il reddito disponibile alle famiglie, senza però violare le regole di deficit di bilancio europee. Martedì Costa ha già cercato di rassicurare gli investitori portoghesi e i partner dell’Eurozona dicendo, mentre usciva dal Parlamento: «Siamo nella posizione di poter assicurare il pieno compimento dei nostri obblighi internazionali, ma nel frattempo permetteremo al reddito delle famiglie di aumentare, così come all’economia e all’occupazione di migliorare».

Molti hanno però diversi dubbi su come il nuovo governo si comporterà su alcuni temi specifici: per esempio i comunisti, che hanno una lunga tradizione marxista-leninista, hanno fatto una grossa campagna per la nazionalizzazione delle banche e delle società energetiche. Il Bloco de Esquerda chiede invece da tempo che il Portogallo esca dalla NATO, uno sviluppo davvero difficile da immaginare oggi. A riguardo Costa ha detto: «È possibile migliorare i redditi delle famiglie senza condividere le stesse opinioni sulla NATO. È possibile alleviare la pressione fiscale che opprime la classe media anche se si è in disaccordo sulla nazionalizzazione del settore dell’energia». In diversi credono che soprattutto comunisti e Bloco de Esquerda abbiano dovuto fare parecchie concessioni per ottenere di far parte del nuovo governo (l’accordo tra partiti di sinistra non è ancora stato reso pubblico).

Ora il presidente della Repubblica, Anibal Cavaco Silva, dovrà decidere se dare l’incarico a Costa di formare un nuovo governo. Cavaco Silva potrebbe anche decidere di fare un’altra cosa, che però sembra ad oggi molto improbabile: potrebbe dare l’incarico a un governo tecnico che avrebbe i poteri costituzionali di approvare delle leggi piuttosto limitate e considerate “di emergenza”, e indire nuove elezioni non prima del prossimo giugno.

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