L'aeroporto di Sharm el-Sheikh, in Egitto. (AP Photo/Vinciane Jacquet)
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  • sabato 7 novembre 2015

L’ipotesi di una bomba sull’aereo russo è sempre più convincente

Lo sostengono ormai molte fonti diverse, sulla base delle registrazioni della scatola nera e di alcune intercettazioni ai miliziani

L'aeroporto di Sharm el-Sheikh, in Egitto. (AP Photo/Vinciane Jacquet)

Tra il pomeriggio e la sera di venerdì 6 novembre sono uscite due nuove notizie sull’aereo russo della compagnia Metrojet che è precipitato il 31 ottobre sulla penisola del Sinai, in Egitto: le due novità – una riguardante un’esplosione che secondo alcuni si sente dalla scatola nera dell’aereo e l’altra su alcune informazioni ottenute dalle intelligence di Regno Unito e Stati Uniti – sembrano rafforzare l’ipotesi che l’aereo si sia schiantato a causa dell’esplosione di una bomba a bordo, uno scenario ritenuto sempre più probabile anche da diversi analisti che si occupano di terrorismo. L’aereo di Metrojet era partito da Sharm el-Sheikh, in Egitto, ed era diretto a San Pietroburgo, in Russia: tutte le 224 persone a bordo sono morte. Nel pomeriggio il ministro dell’Aviazione civile egiziano ha rafforzato senza citarla l’ipotesi della presenza di una bomba, spiegando che «nell’ultimo secondo della registrazione [delle scatole nere] è presente un rumore».

Lo schianto era stato rivendicato quasi subito dalla provincia del Sinai, un gruppo terroristico che nel novembre del 2014 ha dichiarato fedeltà allo Stato Islamico (o ISIS). La provincia del Sinai non ha ancora fornito prove inconfutabili della sua responsabilità nell’attentato, ma ha detto che presto le pubblicherà. Dopo l’iniziale diffidenza, diversi analisti ed esperti di terrorismo stanno cominciando a ritenere più credibile l’ipotesi di un attentato.

La scatola nera, le fonti dell’intelligence
La scatola nera dell’aereo è stata ritrovata in buone condizioni e da giorni viene esaminata dagli investigatori egiziani che si stanno occupando di capire quanto successo. Venerdì sia i media francesi che BBC hanno detto di avere parlato con alcune loro fonti – tra cui funzionari dell’aviazione francese che sono voluti rimanere anonimi – che hanno riferito che ascoltando le registrazioni della scatola nera si può sentire il rumore di un’esplosione (una fonte di BBC la definisce «violenta e improvvisa»).

Le indiscrezioni sul contenuto della scatola nera sono state poi rafforzate da un nuovo articolo di Reuters costruito sulla base di fonti dell’intelligence. Secondo le fonti di Reuters, i servizi segreti britannici e americani hanno intercettato una conversazione fra sospetti miliziani che sembrano suggerire che una bomba nascosta nella stiva abbia causato l’incidente. Una delle fonti di Reuters ha spiegato: «non possiamo esserne ancora totalmente sicuri, ma c’è una pista credibile che porta all’ipotesi della bomba». Il ministro degli Esteri egiziano ha però detto che le informazioni raccolte dai servizi segreti stranieri non sono state condivise col governo egiziano.

Cosa succede laggiù
Intanto la situazione nel Sinai è piuttosto confusa da diversi giorni: diverse importanti compagnie aeree europee avevano sospeso i propri voli da e per Sharm el-Sheikh e migliaia di turisti erano rimasti bloccati nei loro hotel. Da venerdì varie compagnie hanno però attivato alcuni “voli di emergenza” per recuperare i turisti occidentali ancora nel Sinai. A causa di problemi con le autorità egiziane, della ventina di voli previsti ieri ne sono partiti solo 8 (fra cui non c’è il volo Easyjet che doveva arrivare a Milano Malpensa venerdì pomeriggio). Anche oggi sono previsti circa venti voli, ma non è chiaro se tutti verranno effettuati. La compagnia Easyjet per esempio ha cancellato un nuovo volo per Malpensa previsto per le 17 di oggi, e ha fatto sapere che oggi effettuerà due soli voli, entrambi diretti nel Regno Unito.

Una portavoce dell’unione russa per il turismo, un’associazione che raccoglie le aziende del settore, ha detto che in Egitto ci sono ancora «quasi 80mila turisti russi» – ieri era circolata una cifra più bassa: 45mila – ma che non esiste alcun piano di evacuazione di emergenza. Il vice-primo ministro russo Arkady Dvorkovich ha precisato che «i turisti russi torneranno quando lo prevede il loro programma. La maggior parte della gente ha prenotato per due settimane: quindi rientreranno nel giro di due settimane». Per far rientrare i primi turisti, sabato il governo russo invierà 44 aerei vuoti nel Sinai, per recuperare alcuni dei turisti presenti a Sharm el-Sheikh e Hurgada (un’altra nota località turistica). I governi di Danimarca, Norvegia e Finlandia hanno invece deciso di sospendere i voli per l’aeroporto di Sharm el-Sheikh.

Nel corso di un altro incidente avvenuto lo scorso agosto, un aereo inglese che stava atterrando all’aeroporto di Sharm el-Sheikh, ha dovuto evitare un missile sparato da terra. I piloti hanno compiuto una manovra di emergenza e il missile è passato a circa 300 metri dall’aereo. I passeggeri a bordo non si sono accorti di nulla e l’aereo è atterrato regolarmente. Il governo inglese ha confermato venerdì l’incidente dicendo che le indagini hanno dimostrato che il missile era stato sparato per errore nel corso di un’esercitazione dell’esercito egiziano.

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