Tarcisio Bertone (Marco Alpozzi - LaPresse)
  • Italia
  • giovedì 5 Novembre 2015

Si parla ancora della casa di Bertone

L'ex segretario di Stato del Vaticano è accusato di aver usato fondi destinati a un ospedale pediatrico per ristrutturare l'appartamento, lui dice di aver pagato con i suoi risparmi

Tarcisio Bertone (Marco Alpozzi - LaPresse)

Nelle cronache vaticane che continuano a occupare, anche oggi, diverse pagine dei giornali nazionali oltre a nuovi particolari su arresti, documenti trafugati e conti dello IOR, c’è una vecchia storia: quella della casa dell’ex segretario di Stato della Santa Sede Tarcisio Bertone. Ma non sono le sue dimensioni, stavolta, ad essere al centro della questione, ma chi abbia pagato per la sua costosa ristrutturazione: Bertone dice di essere stato lui usando i suoi risparmi, ma secondo il giornalista Emiliano Fittipaldi la ristrutturazione sarebbe stata pagata usando i soldi di una fondazione che raccoglie fondi per i bambini in cura nell’ospedale pediatrico Bambin Gesù.

L’appartamento – che i giornali specificano essere un attico e che sono in realtà due appartamenti uniti all’ultimo piano di Palazzo San Carlo in Vaticano – si trova vicino alla casa Santa Marta, residenza di papa Francesco. Sulle sue dimensioni circolano diverse cifre: 700 metri quadri, 500, 350. Bertone dice che è di 296 metri quadrati e che il terrazzo è condominiale. Nel suo libro “Avarizia”, il giornalista Emiliano Fittipaldi (per vari motivi coinvolto nel racconto dell’ultima inchiesta del Vaticano perché avrebbe avuto come fonte per la stesura alcuni degli ultimi documenti trafugati) ha ricostruito la vicenda della sua ristrutturazione, scrivendo che è costata circa 200.000 euro e che è stata pagata dalla Fondazione Bambin Gesù, che raccoglie fondi per l’ospedale pediatrico Bambin Gesù di proprietà della Santa Sede. La notizia è stata confermata anche da Giuseppe Profiti, presidente della fondazione fino allo scorso gennaio. In un’anticipazione del suo libro pubblicata su Repubblica, Fittipaldi scrive:

«Partiamo dal Bambin Gesù. O meglio da una fondazione controllata, nata nel 2008 per raccogliere denaro per i piccoli pazienti. Gli investigatori della società di revisione PricewaterhouseCoopers (PwC) nella bozza del rapporto consegnata al Vaticano il 21 marzo 2014 dedicano alla onlus italiana con sede in Vaticano alcuni passaggi (…)

Nel focus si evidenzia l’affitto di un elicottero, nel febbraio 2012, per la bellezza di 23 mila e 800 euro. Pagati sull’unghia dalla fondazione Bambin Gesù “a una società di charter per trasportare monsignor Bertone dal Vaticano alla Basilicata per alcune attività di marketing svolte per conto dell’ospedale”. Ma c’è un’altra spesa della fondazione non pubblicata sul rapporto PwC che rischia di imbarazzare il Papa e il Vaticano.

Quella che riguarda il pagamento dei lavori della nuova casa di Bertone a palazzo San Carlo. La fondazione, definita da PwC come “un veicolo per la raccolta di fondi volti a sostenere l’assistenza, la ricerca e le attività umanitarie del Bambin Gesù” ha saldato le fatture dei lavori per un totale di circa 200mila euro, pagati all’azienda Castelli Real Estate dell’imprenditore Gianantonio Bandera. “Gentile dottor Fittipaldi, alle sue domande” precisa Bertone, “rispondo che il sottoscritto ha versato al medesimo governatorato la somma richiesta come mio contributo ai lavori di ristrutturazione. Non ho nulla a che vedere con altre vicende “.

Profiti, fino al 2015 presidente sia del Bambin Gesù che del consiglio direttivo dell’omonima fondazione conferma invece la spesa autorizzata a favore dell’appartamento di Bertone, già finito nella bufera per la sua ampia metratura. La parcella, spiega Profiti, sarebbe stata giustificata dal fatto che la casa del cardinale sarebbe stata poi messa a disposizione della fondazione stessa per finalità “istituzionali”: “È vero: con i soldi stanziati da noi è stata ristrutturata una parte della casa di Bertone. Cercando di ottenere in cambio la disponibilità di potere mettere a disposizione l’appartamento”».

Quello che si sa è che la ristrutturazione è cominciata dopo che l’ex segretario di Stato è decaduto dal suo incarico e che è costata, secondo quanto dichiarato da Bertone, 300 mila euro. In un’intervista al Corriere della Sera, l’ex segretario di Stato ha spiegato la sua versione dei fatti: l’appartamento gli era stato assegnato in accordo con papa Francesco e con il Governatorato del Vaticano, l’organo di governo della Santa Sede: come gli altri appartamenti assegnati ai cardinali, anche quello di Bertone è di proprietà del Governatorato stesso e avrebbe dovuto essere ristrutturato a spese del Governatorato. Nell’anno in cui è stato assegnato l’appartamento a Bertone, non era stata però messa a bilancio alcuna somma per la ristrutturazione: «Avrei dovuto sostenere io le spese. (…) Mentre avanzavano i lavori e alla Ragioneria arrivavano le fatture da pagare, fui invitato dal Governatorato a saldare».

Bertone – che si definisce una «vittima» di tutta questa storia – ha quindi spiegato che «come risulta da una precisa documentazione» ha versato al Governatorato la somma prelevandola dal suo conto e pagando la ristrutturazione con i propri «risparmi». Sul coinvolgimento della Fondazione Bambin Gesù, Bertone ha detto di aver saputo solo dopo che erano state presentate fatture anche alla Fondazione: «Io non ho visto nulla. Ed escludo in modo assoluto di aver mai dato indicazioni o autorizzato la Fondazione ad alcun pagamento». Bertone conclude dicendo di aver «dato istruzioni» al suo avvocato «di svolgere indagini per verificare cosa sia realmente accaduto».