Una donna egiziana al voto, 18 ottobre 2015 (Roger Anis/El Shorouk Newspaper via AP)
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  • lunedì 19 ottobre 2015

Le elezioni in Egitto

Si vota in due turni per il rinnovo del Parlamento, sciolto e mai più eletto dopo la deposizione di Mohammed Morsi: le cose da sapere

Una donna egiziana al voto, 18 ottobre 2015 (Roger Anis/El Shorouk Newspaper via AP)

Domenica 18 ottobre si è svolto in Egitto il primo turno delle elezioni legislative per il rinnovo del Parlamento, sciolto e mai più rinnovato dopo la deposizione dell’ex presidente Mohammed Morsi nel 2013. Il voto prosegue anche oggi, lunedì 19 ottobre, in quattordici governatorati del paese; nei restanti 13 si andrà a votare il 22 e il 23 novembre. Il 15 ottobre, invece, hanno già potuto votare gli egiziani residenti all’estero. I risultati finali si sapranno il prossimo dicembre.

Qualche numero
Gli egiziani e le egiziane chiamate al voto sono circa 55 milioni (27 milioni al primo turno). Il nuovo Parlamento sarà composto da 596 rappresentanti: 448 saranno scelti con preferenze individuali, 120 saranno attribuiti alle liste di partito e 28 saranno nominati direttamente dal presidente, che attualmente è Abdel Fattah al Sisi. Si sono candidate oltre cinquemila persone. La Commissione elettorale del paese ha vietato alle donne che si recheranno alle urne di indossare il niqab e di avere dunque il volto coperto, per motivi di sicurezza e trasparenza.

Come si è arrivati fino a qui
La storia degli ultimi quattro anni in Egitto è molto movimentata. La cosiddetta “Primavera araba”, il movimento rivoluzionario che aveva causato la caduta di regimi nordafricani e mediorientali al potere da decenni, aveva portato alla fine della presidenza di Hosni Mubarak e alle prime elezioni democratiche del paese, vinte da Muhammed Morsi, esponente del movimento politico-religioso dei Fratelli Musulmani.

Nell’estate del 2013 un colpo di stato guidato dall’esercito e dall’attuale presidente Abdel Fattah al Sisi, ex generale, aveva portato all’arresto di Morsi e all’imposizione di una giunta militare. Dal dicembre del 2013 il governo egiziano aveva dichiarato i Fratelli Musulmani un’organizzazione terroristica e ne aveva arrestato e poi condannato a morte centinaia di dirigenti e simpatizzanti, Morsi compreso. Nel 2014 al Sisi, dopo essersi dimesso dall’esercito, è stato eletto presidente con il 93,3 per cento dei voti nel corso di una votazione molto contestata.

Il nuovo Parlamento
La nuova costituzione dell’Egitto è stata votata nel gennaio del 2014 e prevede che il presidente in Egitto possa restare in carica per due soli mandati, lunghi quattro anni ciascuno. Il Parlamento avrà il potere di incriminarlo (“impeachment”) e di metterne in discussione la legittimità. L’Islam continua a essere la religione di stato, ma sono previste maggiori garanzie per le altre minoranze così come è garantita la parità di genere.

I partiti possono essere fondati liberamente a patto che non siano basati esclusivamente sulla religione, la razza o il genere. L’esercito avrà la facoltà di indicare il ministro della Difesa per i prossimi otto anni: ufficialmente per garantire la transizione democratica, ma nella pratica – secondo molti osservatori – per mantenere un forte potere di influenza sul governo. Tutte le leggi dovranno essere approvate dall’assemblea, che avrà quindici giorni di tempo per approvare o respingere i decreti presidenziali emanati da al Sisi (che si è attribuito l’autorità legislativa nel periodo di transizione).

Cosa si dice
La principale formazione d’opposizione, i Fratelli musulmani, è stata dichiarata organizzazione terroristica e secondo le previsioni degli analisti il Parlamento sarà così formato per la maggior parte da sostenitori di al Sisi. Gli analisti dicono anche – e il primo giorno di votazioni sembra dare loro ragione – che l’affluenza sarà molto bassa e che il dato andrà interpretato principalmente come un indicatore della popolarità di al Sisi. Il presidente, a poche ore dall’apertura delle urne, ha detto che «tutti gli egiziani devono recarsi alle urne» e ha spiegato di voler vedere «di nuovo le folle per ottenere quanto ci spetta e realizzare l’agenda di transizione per il futuro».

Alle elezioni si sono presentate nove liste, ma la maggior parte dei circa cinquemila candidati appoggia al Sisi e fa parte della coalizione “Per amore dell’Egitto”, guidata da Sameh Seif Elyazal, ex funzionario dei servizi segreti. La formazione include anche importanti uomini d’affari e ex membri del Partito nazionale democratico (sciolto nel 2011) dell’ex presidente Hosni Moubarak.

C’è poi il partito salafita di al Nour, che è anche l’unico partito apertamente islamista in corsa e che è la formazione più ostile al presidente: durante la campagna elettorale ha cercato di convincere gli elettori che l’ideologia dei suoi esponenti è diversa e ormai lontana da quella dei Fratelli musulmani. Altre formazioni di opposizione, come El Dostour e Karama, hanno deciso di boicottare il voto: sostengono che il sistema elettorale favorisca i candidati indipendenti piuttosto che i partiti e che l’esito sarà semplicemente una conferma dell’attuale regime.

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