La stilista Marissa Webb alla fine della sfilata per la settimana della moda di New York, 10 settembre 2015. (Brian Ach/Getty Images for Marissa Webb)
  • Moda
  • venerdì 9 Ottobre 2015

Marissa Webb lascia Banana Republic

Il brand fatica e si aggiunge ai problemi del gruppo Gap, che ha appena perso il capo dell'unica sua azienda che va molto bene

La stilista Marissa Webb alla fine della sfilata per la settimana della moda di New York, 10 settembre 2015. (Brian Ach/Getty Images for Marissa Webb)

Marissa Webb, il direttore creativo di Banana Republic, una grande società d’abbigliamento e negozi propri sussidiaria di Gap Inc., lascerà il suo incarico a partire dal 16 ottobre, limitandosi per il futuro ad un’attività di consulenza.
Webb ha tenuto il ruolo di direttore creativo per soli 18 mesi, con l’incarico di risollevare le vendite del brand e rinnovarne lo stile: i risultati non sono stati raggiunti e questo ha portato alle sue dimissioni, che non sono le uniche con cui Gap sta facendo i conti ultimamente.

Marissa Webb è conosciuta nel mondo della moda per il suo lavoro decennale per la marca di abbigliamento americana J. Crew, prima dell’incarico per Banana Republic, ma anche per avere fondato un suo brand personale.
Banana Republic è una catena di negozi di abbigliamento monomarca per uomo e donna di prezzo medio, con più di 600 negozi in tutto il mondo, soprattutto in Nordamerica (in Italia l’unico è a Milano, in Corso Vittorio Emanuele).

L’anno scorso, ad aprile, Webb era arrivata a Banana Republic con il compito di togliere all’azienda l’immagine di uno stile troppo pensato per l’abbigliamento da ufficio, con cui il marchio si è fatto conoscere negli anni, e conseguentemente migliorarne i risultati in termine di vendite. Webb ci è riuscita solo parzialmente: ha incluso nelle collezioni elementi che hanno sempre reso il suo stile riconoscibile, come colori luminosi e stampe militari, e ha ampliato la scelta dei capi in negozio anche ad abiti da sera o più casual. Quest’anno Webb ha anche portato il marchio alla settimana della moda di New York, per la prima volta nella sua storia.
Tuttavia le vendite non hanno ripagato e l’azienda ha riconosciuto alcuni problemi nelle sue collezioni, ad esempio, scrive il Washington Post, il fatto che il mix di abiti “tradizionali” e di quelli più di tendenza era confuso e spesso i tessuti sembravano di una qualità non sufficiente a giustificarne il prezzo.

Gap Inc. ha diffuso dei dati che mostrano che a settembre le vendite nei negozi di Banana Republic sono cadute del 10% rispetto alle quelle del 2014, e in borsa il valore delle azioni di Gap sta scendendo a causa dei risultati negativi sia di Banana Republic che di Gap stessa. Il Financial Times scrive che nell’ultimo anno le azioni della società sono scese del 32%.

L’azienda ha comunque annunciato che Webb continuerà a svolgere un’attività di consulenza per il marchio, permettendole di continuare ad influenzare le collezioni di Banana Republic e allo stesso tempo dedicarsi alla sua collezione (di cui Gap detiene un pacchetto azionario minoritario). Marissa Webb non verrà rimpiazzata e ad occuparsi dei vestiti rimarrà il team che lei stessa ha creato al suo arrivo in azienda, a favore, secondo quanto riporta WWD, di un approccio più collaborativo, in linea con altre scelte manageriali di Gap. A gennaio infatti era già andata via Rebecca Bay, allora direttore creativo di Gap, passata a Everlane dopo non essere stata in grado – pure lei – di rivitalizzare le vendite: anche in quel caso l’azienda ha scelto di non sostituirla.

Quello di Marissa Webb è appunto solo uno dei cambiamenti che Gap sta affrontando nell’ultimo periodo: la settimana scorsa la società ha annunciato che Stefan Larsson, presidente di Old Navy, un’altra delle marche del gruppo, lascerà l’azienda per fare l’amministratore delegato di Ralph Lauren. E nell’ultimo anno Old Navy era stato uno dei pochi marchi di Gap. Inc che hanno avuto vendite positive, crescendo del 4% e riuscendo a raggiungere quasi i 6 miliardi di dollari nelle vendite negli Stati Uniti (circa il 40 per cento delle entrate complessive di Gap).