• Cultura
  • mercoledì 7 Ottobre 2015

Padre di 106 figli

GQ ha raccontato la storia di un famoso donatore di sperma: è olandese, poco attraente e non lo fa in provetta

Ed Houben è un uomo olandese di 46 anni, ha un lavoro modesto ma sicuro, si sposta sempre in bici e vive da solo in un appartamento spazioso a Maastricht, che sua madre aiuta a tenere pulito, passandoci un paio di volte alla settimana e fermandosi anche per cucinargli qualcosa da mangiare. Ed Houben si descrive come un tipo grassoccio, coi denti storti e, in generale, poco attraente. È single da quando ha 22 anni, ma è diventato padre 106 volte. Da quando ha 32 anni Houben è diventato un donatore di sperma e la cosa gli è piaciuta al punto da farne quasi un secondo lavoro: ora è uno dei più noti donatori di sperma del mondo, è famoso per utilizzare il metodo naturale – ovvero con un rapporto sessuale –, ha un sito web su cui pubblicizza la sua attività, ed è richiesto da donne che vogliono avere bambini un po’ ovunque. Il magazine GQ ha raccontato la sua storia in un lungo articolo, parlando con lui e facendosi raccontare un po’ di dettagli sulla sua vita.

Quelle che si rivolgono a Houben sono donne che vogliono avere un figlio ma che per qualche ragione non possono. I primi contatti di solito avvengono online e Houben, ora che ha una certa fama e riceve svariate richieste, è diventato più selettivo e decide se portare avanti la trattativa solo dopo un po’ di conversazioni. Inizialmente, ha raccontato a GQ, non dava importanza all’aspetto fisico delle donne ma più recentemente ha cominciato a farlo. Solitamente le donne arrivano a casa sua e si fermano solo per il tempo necessario per il rapporto sessuale. A seconda del grado di confidenza decide se accompagnarle nella camera degli ospiti subito o dopo una chiacchierata: alcune donne ritornano per diverse volte e tra i due si instaura un minimo di legame, ma la prima volta bisogna spesso superare un po’ di tensione. La camera degli ospiti è pulita ed accogliente, con libri sul concepimento e la maternità, piccoli doni lasciati dalle sue clienti precedenti per le nuove arrivate, e bottiglie di lubrificante.

Houben iniziò a donare sperma a 32 anni, nel modo più comune: presso una clinica per le donazioni di sperma, eiaculando dentro un vasetto di plastica in una stanza spoglia, riconsegnando il vasetto e ricevendo in cambio contanti. Lo faceva due volte al mese, ma era un’esperienza fredda e impersonale: «Mi aspettavo che questo dono della vita venisse ricevuto con sirene e una fanfara. – racconta – Mi ricordo una volta, dopo la “produzione”, di aver detto “Hey, c’è qualcuno?” e qualcuno dall’altra stanza che mi risponde “Sì?” “Ho un vasetto qui” “Oh, grazie, lo lasci pure sul tavolo”»

Presto Houben cominciò a desiderare esperienze più personali: decise di farsi pubblicità da sé e pubblicò annunci della sua attività su diversi siti. La cosa funzionò e Houben si mise a donare sperma casa per casa, sempre utilizzando il vasetto che riempiva nel bagno delle clienti dopo averle conosciute; erano poi loro stesse a provvedere all’inseminazione, usando una siringa. Il passaggio al metodo di donazione “naturale” arrivò quasi per caso: una sua cliente ci teneva particolarmente che suo figlio non venisse concepito con metodi artificiali e gli chiese di fare una eccezione per lei e il suo compagno. Houben ci pensò per un quarto d’ora, poi accettò.

La prima esperienza di donazione naturale non fu come Houben se la aspettava. Dopo aver fumato marijuana, chiacchierato per tutta la sera con la coppia e aver perso l’ultimo treno per tornare a casa, Houben seguì la donna al piano di sopra per andare in camera da letto. Quando si voltò, nervoso, per dire al marito della donna che a quel punto avrebbe continuato da solo, lo vide che si abbassava i calzoni. Houben, il cui nervosismo a quel punto era aumentato ancora, non ricorda però un’esperienza sgradevole: il marito non ebbe contatti con Houben ma fece sesso con la moglie, e fu soltanto un modo per partecipare in qualche modo al concepimento del loro figlio. Nel corso degli anni, racconta Houben, è capitato più volte che gli uomini abbiano preso parte al rapporto: a volte solo guardando, a volte sdraiandosi sul letto e facendo compagnia alla donna.

Ora sono passati quasi 13 anni dalla prima donazione fatta da Houben con il metodo naturale. Sul suo sito si trovano tutte le informazioni utili su di lui: la sua descrizione, qualche sua foto, anche con i bambini nati dal suo sperma, e gli esiti dei suoi esami del sangue più recenti. Se li fa fare ogni sei mesi per verificare di non avere malattie sessualmente trasmissibili e – dice – non ha mai avuto grossi problemi di salute legati al sesso. Nella sua carriera gli è capitato di doversi accoppiare anche diverse volte nello stesso giorno, a volte anche con persone diverse se i momenti di fertilità di più donne coincidevano. La sua cliente più anziana aveva 49 anni, mentre quattro non avevano mai avuto rapporti sessuali; il suo record è di sei clienti e 14 rapporti sessuali in una sola settimana. Anche se ammette di provare piacere nel suo lavoro, Houbed dice di farlo prevalentemente per altruismo: gli piace l’idea di regalare a qualcuno la famiglia che sogna ma che non può permettersi. A volte, aggiungeaccetta di dare il suo sperma gratuitamente: è ricco, ma di figli – spiega – non economicamente.

Nel corso degli anni grazie alle donazioni di sperma di Houben sono nati 106 bambini, e lui conta di continuare per ancora qualche anno, almeno fino a quando ne farà 50 e i suoi spermatozoi saranno più deboli. Poi gli piacerebbe avere una famiglia sua e una donna da amare. Con le donne a cui dona lo sperma Houben stabilisce un accordo non scritto: lui si impegna a non reclamare mai la paternità del figlio o della figlia, loro a non chiedere mai che lui li riconosca e che si impegni a sostenerli economicamente. Finora non ci sono stati casi in cui le cose siano andate male, anzi, spesso sono andate molto bene: Houben si dice sempre disponibile ad avere un rapporto con le persone nate grazie al suo sperma se saranno loro a cercarlo, ed è successo più di una volta. Al giornalista di GQ che lo ha intervistato ha mostrato diverse foto di donne con i loro figli: alcuni assomigliano a lui, altri alle loro madri. Di alcuni Houben si ricorda il nome, di altri no.