Victoria Beckham alla fine della sua sfilata durante la settimana della moda di New York, 13 settembre 2015 (AP Photo/Richard Drew)
  • Moda
  • mercoledì 7 ottobre 2015

I brand di moda che vale la pena comprare

Se siete un fondo d'investimento, o un grande gruppo industriale, il New York Times ha dei consigli

Victoria Beckham alla fine della sua sfilata durante la settimana della moda di New York, 13 settembre 2015 (AP Photo/Richard Drew)

Il New York Times ha messo insieme quelli che ritiene essere, ad oggi, i marchi più appetibili per gli investitori che vogliono puntare sulla moda, sia per chi fa parte del settore del lusso (mercato che fattura 230 miliardi) sia per chi ne è ancora estraneo.
Nell’ultimo anno alcuni accordi hanno coinvolto soprattutto gruppi di private equity, come nel caso dell’acquisizione di Roberto Cavalli da parte del Fondo Clessidra, a fine aprile, che ne ha rilevato il 90% o dell’investimento in Proenza Schouler di Castanea Partners, a giugno.

Il rallentamento dell’economia cinese e l’instabilità della valuta hanno probabilmente portato a più cautela nelle acquisizioni, ma il fatto che l’espansione nell’industria sia più complicata e prudente non significa che si sia fermata del tutto. L’ultimo esempio risale al 23 settembre, quando lo stilista Francesco Scognamiglio aveva ceduto il 30 per cento della sua azienda al fondo Y Capital di Hong Kong, che aveva già investimenti nel settore creativo e pensava di espandersi in quello del lusso con la casa di moda dello stilista.

Le case di moda citate non sono necessariamente alla ricerca di investitori, né tantomeno disponibili ad una acquisizione (ad esempio Victoria Beckham non ne ha intenzione), spiega il New York Times, ma per motivi diversi rappresentano un modello di potenziali obiettivi.

Salvatore Ferragamo

Secondo quanto riportato al New York Times da Luca Solca, capo della luxury goods research di Exane Bnp Paribas,  la casa di moda italiana con sede a Firenze è il bersaglio d’acquisizione più attraente, e probabile, a medio termine.
Il marchio si dedica alla produzione di collezioni ready-to-wear, calzature e articoli in pelle ed ha attirato in passato l’attenzione di conglomerati che potrebbero avere piani di espansione: un altro nome di questo tipo fatto spesso è quello di Missoni.
Il New York Times scrive però che la lentezza del mercato asiatico ha anche significato una stabilizzazione della strategia di diverse compagnie e Michele Norsa, amministratore delegato di Ferragamo, ha costantemente negato che il brand sia in vendita.

Sergio Rossi

Sergio Rossi è un’azienda italiana di calzature per donne, prima passata sotto il gruppo Gucci (nel 1999), che è poi a sua volta entrato a far parte del grande gruppo Kering, la holding francese che comprende marchi mondiali soprattutto nel lusso.
Il New York Times spiega che gli accessori sono un’area di mercato in espansione e ci sono state voci quest’anno che il marchio italiano sia tra quelli di interesse: dopo una revisione strategica, Kering sarebbe in trattative avanzate con un compratore ed il nome che si è fatto al riguardo è quello del gruppo di private equity InvestIndustrial.

Tiffany&Company

Conosciuta soprattutto per i suoi gioielli, dall’inizio dell’anno Tiffany ha visto cadere del 30% il prezzo delle sue azioni, riducendone il valore e rendendola più abbordabile per potenziali offerenti, dal momento che orologi e gioielli rimangono una delle principali aree di consolidamento.
L’azienda americana, quotata in borsa, è stata a lungo vista come un possibile obiettivo di acquisti, ma le probabilità che ciò accada – data la grandezza dell’azienda e i recenti miglioramenti delle sue prestazioni – sono attualmente scarse.

Victoria Beckham

Oggi si assiste sempre più a una frammentazione della domanda dei clienti, dovuta secondo il New York Times ai digital media e alla crescita della diversificazione e della sofisticatezza dei gusti dei consumatori, che hanno portato molti clienti a trascurare le etichette molto grandi, come Louis Vuitton o Gucci ad esempio, a favore di brand più piccoli.
Il New York Times spiega che era nata una sorta di “guerra di acquisizioni” tra LVMH e Kering, i due maggiori conglomerati nel mondo della moda, interessati entrambi ad inglobare alcuni brand più piccoli ma con un potenziale a lungo termine. Rientra in questa categoria la casa di moda di Victoria Beckham, che la ex cantante delle Spice Girls ha fondato nel 2008 dandole il proprio nome, con sede a Londra. Si dice che abbia ricevuto proposte da entrambi i gruppi, senza però che avesse intenzione di vendere.

Simone Rocha

Simone Rocha è un altro marchio londinese che prende il nome dalla sua creatrice e fa parte di quei giovani stilisti che i grandi investitori vorrebbero aggiudicarsi perché potrebbero espandersi in futuro.
Tra questi recentemente LVMH ha acquisito il 45% del pacchetto azionario di Marco De Vincenzo (stilista italiano che dopo aver lavorato per anni da Fendi ha lanciato nel 2009 la sua collezione personale) e ha investito nel marchio inglese J.W. Anderson, facendo del suo stilista, Jonathan Anderson, anche il direttore creativo di Loewe, una casa di moda spagnola sempre di proprietà del gruppo LVMH.
Allo stesso modo nel 2013 Kering ha acquisito un pacchetto azionario del brand londinese Christopher Kane e ha investito in Joseph Altuzarra a New York. Ma ora Kering sostiene che questi investimenti non sono più una priorità e non ci sono nuove acquisizioni in fase di sviluppo, ma di essere concentrata sulla crescita delle aziende già in organico.

Rag&Bone

È una marca americana di abbigliamento con prezzi abbastanza accessibili, che sta attirando l’attenzione dall’Europa.
David Neville e Marcus Wainwright, i soci proprietari di Rag&Bone, hanno ricevuto nel 2013 un investimento da parte del gruppo di private equity Irving Place Capital e ora il New York Times dice che potrebbero essere alla ricerca di altri investitori minori, per alimentare la crescita dei loro affari, già iniziata con l’apertura recente di nuovi negozi a Londra, Tokyo e Hong Kong.

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