Un versione libera e non protetta da copyright del meme

Il copyright, internet e il meme di un pinguino

Il "Socially Awkward Penguin" è un meme molto famoso, creato da una fotografia i cui diritti sono gestiti da Getty Images, che ora li vuole difendere

di Caitlin Dewey - Washington Post
Un versione libera e non protetta da copyright del meme

I meme sono quelle immagini che abbinano una fotografia o una figura stilizzata a una frase con lo scopo di far ridere. Ogni immagine ha un suo particolare significato, un tema generale attorno al quale girano le frasi che gli utenti scelgono di aggiungere. Uno dei meme più famosi è diffusi è il “Socially Awkward Penguin” (“il pinguino socialmente goffo”): è l’immagine di un pinguino in una posizione non molto stabile, raffigurato su sfondo blu e con due frasi, una sopra e una sotto al pinguino. Le due frasi raccontano in breve un’esperienza sociale goffa o imbarazzante, come ad esempio “stai guardando un film con i tuoi genitori…c’è una scena di sesso”. Il Socially Awkward Penguin è ormai uno dei simboli di internet, un’icona, una mascotte.

La proprietà intellettuale dell’immagine del goffo pinguino di questo meme è però del National Geographic, che ora chiede di essere pagato per l’uso che se ne fa in internet.

Getty Images – l’agenzia fotografica che gestisce le licenze delle immagini di National Geographic – ha detto che in passato ha “aperto e risolto positivamente” diversi casi riguardanti la violazione del copyright nell’uso dell’immagine contenuta nel meme del Socially Awkward Penguin. Getty Images ha avviato tutte le azioni legali in segreto, accordandosi con blog e utenti per non rendere pubblici gli accordi poi raggiunti.

Negli ultimi mesi Getty Images ha fatto un’operazione simile, chiedendo al blog tedesco Geek Sister di pagare circa 800 euro per avere usato senza permesso alcune immagini protette da licenza. Geek Sister è gestito da getDigital, una società tedesca che si occupa soprattutto di e-commerce: a differenza di molte altre società, getDigital ha reso pubblica la lettera che ha ricevuto da Getty Images, provocando un crescente dibattito che riguarda la creatività e internet, la cultura e il copyright. GetDigital ha scritto: «Il Socially Awkward Penguin non è solo un’immagine a caso che abbiamo rubato dai database di Getty Images, è uno dei meme più famosi di internet». Bastian Krug, responsabile del marketing online per getDigital, ha aggiunto: «non abbiamo idea di perché Getty Images abbia scelto proprio noi».

Il recente caso del Socially Awkward Penguin non è l’unico in cui si è parlato di meme, copyright e internet. Il sito Know Your Meme offre per esempio un elenco di tutte le volte in cui gli è stato chiesto di rimuovere alcuni meme per questioni di copyright. Il caso che riguarda il “Socially Awkward Penguin” è però rilevante per due motivi: il meme in questione è uno dei più famosi e diffusi e Getty Images è una società particolarmente grande e potente.

Il goffo pinguino protagonista del meme è, per essere precisi, un “pigoscelide di Adelia”, la specie di pinguino più diffusa in Antartide. Lo ha fotografato alcuni anni fa il fotogiornalista George Mobley, che ora ha 80 anni e vive a Panama. Il pinguino goffo è diventato un meme nel 2009, quando qualcuno l’ha usato su 4chan – un sito in cui gli utenti possono condividere immagini, anche in maniera anonima – aggiungendo testo e sfondo blu. Dal 2009 il Socially Awkward Penguin è comparso un po’ ovunque: in alcune pubblicità, su dei bicchieri, su delle cravatte, in delle GIF e su dei vestiti per bambini. Per 99 centesimi di euro si può anche comprare l’app iPhone dedicata al pinguino. C’è anche un blog su Tumblr che da sei anni segue e ricostruisce i principali usi e le evoluzioni del meme.

L’azione legale di Getty Images nei confronti di getDigital è iniziata perché nel febbraio 2012 Geek Sisters ha postato un breve elogio del meme del pinguino, che l’autrice ha definito il suo “lieblingsmeme” (“il meme preferito”), oltre che il suo personale modo per ricordarsi che “internet è una grande invenzione”.  Krug ha spiegato che non si aspettava – oltre tre anni dopo quel post – una richiesta di risarcimento da parte di Getty Images: mentre getDigital è una società che crea profitto, Geek Sister è un blog senza fini commerciali e non è nemmeno molto conosciuto (il post sul pinguino non ha ricevuto alcun commento e non è nemmeno stato condiviso su Twitter o Facebook). GetDigital ha pagato quanto richiesto da Getty Images, scegliendo però di rendere pubblica la questione e andando quindi contro la richiesta della stessa agenzia fotografica.

Secondo Krug, Getty Images stava da anni “minacciando” piccoli blog che non avevano la possibilità di reagire, chiedendo loro soldi ma evitando di far diventare pubblica la richiesta. La risposta di Getty Images a quelle accuse è stata: «Noi crediamo nel valore del copyright, fondamentale per il sostentamento degli artisti e dei fotografi che fanno affidamento su quei soldi per vivere e finanziare i loro futuri lavori. Getty Images ha una grandissima responsabilità nei confronti degli oltre 200mila artisti con cui lavora».

Ci sono però anche degli “artisti” con cui Getty Images non collabora: sono quelli che hanno contribuito a creare e diffondere il “Socially Awkward Penguin” negli anni in cui Getty Images e il National Geographic hanno consentito al meme di diventare famoso e di andare ben oltre la fotografia di Mobley. È un remix, è un’evoluzione, è una parodia, è – come molto di quello che c’è su internet – l’unione dell’attività di milioni di persone. Tutto questo è ridicolo? Sì: stiamo parlando di un pinguino che parla. Ma è anche un importante momento della complicata questione che riguarda il remix e tutte quelle attività creative e derivate che su internet trasformano una semplice fotografia in un modo di commentare la politica, la tecnologia e la vita moderna.

Tim Hwang, un ricercatore di Data and Society, ha detto: «La cultura sta remixando i suoi contenuti, prendendo idee in prestito per creare qualcosa di nuovo. Non vogliamo finire col raffreddare e rallentare la produzione culturale». Gli esperti non riescono però a spiegare se dal punto di vista legale i meme contano come “prodotti culturali” o “trasformazioni” di precedenti prodotti. Se un meme fosse considerato un’opera d’arte, allora Getty Images non avrebbe più diritto di chiedere alcun risarcimento. Nessuno finora ha però mai sostenuto in un tribunale che un meme è un’opera d’arte. Perché succeda servirebbe che un piccolo blog iniziasse una lunga e dispendiosa causa legale nei confronti di una società molto più grande, il tutto per la fotografia di un pinguino. Succede quindi che quasi tutti facciano quello che ha fatto getDigital: cancellare e pagare.

Hwang si è laureato in legge e in passato ha organizzato diverse edizioni di ROFLCon, una delle prime conferenze al mondo dedicate ai meme e alla celebrità su internet. Secondo Hwang c’è il rischio che si arrivi in un «ambiente predatorio, dove chi detiene i diritti può controllare tutti i contenuti e tutto quello che se ne fa». Si finirebbe col rovinare l’intero ecosistema di internet: «i meme sono molto importanti per il dialogo su internet e per i meccanismi con cui si crea e diffonde la cultura digitale». Internet è però qualcosa di particolare, è capace di adattarsi molto velocemente. Negli ultimi giorni, per esempio, getDigital ha diffuso un nuova versione del Socially Awkward Penguin, libera da copyright e quindi a disposizione di chiunque la voglia usare e remixare.

© Washington Post 2015