La crisi di Quiksilver

La nota azienda californiana che produce abbigliamento da surf ha presentato istanza di fallimento, a causa di problemi che arrivano da lontano

Kelly Slater, Long Beach, New York (Bruce Bennett/Getty Images)

Mercoledì Quiksilver Inc., grande azienda californiana che produce abbigliamento da surf, è entrata sotto la protezione del Chapter 11 della legge fallimentare degli Stati Uniti, che equivale più o meno al concordato preventivo previsto in Italia (cioè quello strumento a disposizione dell’imprenditore in crisi o in stato di insolvenza che permette di evitare la dichiarazione di fallimento). Dallo scorso gennaio Quiksilver ha perso circa il 79 per cento del suo valore azionario, accumulando un totale di 826 milioni di dollari di debiti. La procedura di fallimento riguarda le attività dell’azienda negli Stati Uniti, ma non quelle sul mercato asiatico o europeo.

Il Chapter 11 permette alle imprese che lo utilizzano una ristrutturazione a seguito di una grave crisi finanziaria. Quiksilver sarà sottoposta a un controllo esterno ma non sarà messa in liquidazione. Il Chapter 11 prevede una procedura di riorganizzazione e di risanamento dell’impresa che dovrà essere approvata da un giudice. Il piano di ristrutturazione previsto dovrebbe consentire al fondo Oaktree Capital Management – uno dei principali creditori di Quiksilver – di finanziare il gruppo con 175 milioni di dollari (circa 157 milioni di euro) in cambio della maggioranza del suo capitale.

Quiksilver Inc. – proprietaria di marchi come Quiksilver, Roxy e DC Shoes – è stata fondata nel 1969 e attualmente ha circa 700 negozi in tutto il mondo. Nei primi anni Novanta il mercato dell’industria del surf aveva già una dimensione mondiale e Quiksilver divenne uno dei marchi più conosciuti tra gli adolescenti, grazie soprattutto a testimonial molto popolari come il surfista Kelly Slater e lo skateboarder Tony Hawk e a un’alta qualità dei suoi prodotti. Per esempio fu la prima azienda a usare le chiusure a velcro e un cotone con un’asciugatura molto rapida. Quiksilver non è però riuscita nel tempo ad adattarsi alla forte concorrenza di marchi e catene di abbigliamento con prodotti a prezzi più bassi.

Una delle crisi più gravi risale al 2005, quando Quiksilver acquisì la società francese di sci Rossignol per 560 milioni di dollari rivendendola nel novembre del 2008 a un prezzo decisamente inferiore: il fallimento dell’operazione e i debiti accumulati costrinsero Quiksilver al pagamento di interessi giornalieri non sostenibili, che contribuirono all’attuale crisi. Nel 2015 le vendite di Quiksilver sono calate del 13 per cento e il suo debito totale è pari a quasi tre volte il suo attuale volume di affari.

Mostra commenti ( )