Mahinda Rajapaksa durante il voto (AP Photo/Eranga Jayawardena)
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  • lunedì 17 agosto 2015

Oggi si vota in Sri Lanka

Formalmente si rinnova il Parlamento, ma in pratica sarà un referendum sul controverso ex presidente Mahinda Rajapaksa

Mahinda Rajapaksa durante il voto (AP Photo/Eranga Jayawardena)

Sono in corso le votazioni per le elezioni politiche in Sri Lanka, uno stato insulare che si trova a sud dell’India e in cui vivono circa 20 milioni di persone. I seggi sono stati aperti alle 7 di mattina locali e chiuderanno alle 16 (in Italia saranno le 12.30). Tecnicamente si vota per rieleggere i 225 membri del Parlamento, ma secondo i giornali internazionali il voto di oggi sarà una specie di referendum su Mahinda Rajapaksa, 69enne controverso ex presidente del paese fra il 2004 e il 2015. Rajapaksa, ancora oggi molto popolare nello Sri Lanka per aver vinto nel 2009 la guerra civile con i membri dell’etnia Tamil con un intervento militare molto criticato per la sua brutalità, era stato sconfitto a sorpresa nelle elezioni presidenziali del gennaio del 2015: fu battuto di circa quattro punti da Maithripala Sirisena, ex ministro della Salute del suo governo, che si era messo a capo di una coalizione di partiti di opposizione (Rajapaksa, fra l’altro, per potersi candidare aveva modificato la legge che vietava più di due mandati presidenziali).

Lo Sri Lanka è una repubblica semi-presidenziale: la carica più importante è quella del presidente della repubblica, che controlla le forze armate e presiede il governo. Parte dei poteri del presidente sono però condivisi col primo ministro, nominato dal presidente ed espresso dal partito politico più popolare. Rajapaksa si è candidato per un posto da parlamentare puntando esplicitamente alla carica di primo ministro, forte del fatto di essere tuttora il politico più popolare del suo partito, il Partito della Libertà. L’altro candidato principale è il primo ministro uscente Ranil Wickremesinghe, ex leader dell’opposizione e capo del Partito dell’Unità Nazionale, l’altro importante partito del governo di coalizione.

La candidatura di Rajapaksa ha messo in grande difficoltà Sirisena, che fra l’altro gli è succeduto anche nella carica di presidente del Partito della Libertà. Oggi Sirisena si trova in una situazione piuttosto paradossale: per coerenza col proprio governo sostiene la candidatura a primo ministro di Wickremesinghe e non del candidato più visibile del partito di cui è presidente. Sirisena ha anche detto pubblicamente che a prescindere dai risultati delle elezioni non nominerà Rajapaksa primo ministro, ma secondo il New York Times sarà difficile non tenere conto di un eventuale buon risultato di Rajapaksa e degli altri parlamentari a lui vicini.

Negli anni Rajapaksa è stato allo stesso tempo molto apprezzato e criticato, per aver accentrato su di sé molti poteri e per le brutali repressioni con cui ha messo fine alla guerra civile fra lo Sri Lanka e le cosiddette Tigri Tamil (LTTE), un movimento che nel 1983 aveva iniziato una rivolta per ottenere l’indipendenza nel nord del paese. La guerra civile ha causato in tutto la morte di circa 100mila persone. Le azioni dell’esercito che hanno portato alla fine della guerra civile sono state oggetto di grandi critiche e indagini da parte del Tribunale Penale Internazionale. Ma Rajapaksa, da anni, era anche accusato di avere riempito il governo di suoi parenti – e in generale di essersi circondato da politici corrotti – e di essere molto duro con i giornalisti. Fra le altre cose, di recente, è stato criticato da Sirisena per aver condotto una campagna elettorale «sfacciatamente razzista» nei confronti delle due etnie minoritarie del paese, i tamil e i musulmani (il gruppo etnico principale è quello dei singalesi, di cui fanno parte sia Rajapaksa sia Sirisena).

Sirisena ha 63 anni, si definisce un contadino e parla solo singalese, una delle due lingue ufficiali del paese (l’altra è il tamil). Fino a pochi mesi fa era molto popolare nelle zone rurali e tra i singalesi buddisti, che sono anche la maggioranza nel paese. Dopo l’elezione Sirisena aveva promesso cambiamenti radicali entro i primi cento giorni del suo governo, comprese diverse modifiche costituzionali, lotta alla corruzione e sostegno alle fasce più povere della popolazione. I primi cento giorni di presidenza di Sirisena sono passati da parecchio e l’Economist spiega che il nuovo presidente non si è dimostrato capace di dare seguito alle sue promesse: «fortunatamente per Rajapaksa, Sirisena ha mostrato poca autorevolezza e capacità decisionale». Sirisena ha abolito o ridistribuito alcuni dei poteri che Rajapaksa aveva accentrato su di sé, ma non ha ancora fatto molto per mantenere le sue altre promesse. L’Economist cita per esempio la reintroduzione, il 2 luglio, di pesanti pene nei confronti dei giornalisti. Per cerca di ottenere maggiore supporto politico, a fine luglio ha sciolto il parlamento e indetto nuove elezioni.

Secondo il Guardian i sondaggi che circolano in questi giorni in Sri Lanka non sono affidabili, ma nessun partito dovrebbe riuscire a ottenere una maggioranza netta. I risultati delle elezioni saranno diffusi martedì 18 agosto.

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