(AP Photo/Altaf Qadri)

Il paese più popoloso del mondo

Ora è la Cina, tra sette anni no

(AP Photo/Altaf Qadri)

Per gran parte della storia umana la Cina è stata il paese più popoloso del mondo. Ai tempi della dinastia Han, duecento anni prima della nascita di Cristo, in Cina abitavano circa 60 milioni di persone cioè il 25 per cento di tutti gli esseri umani che esistevano all’epoca. Nel corso dei secoli questa percentuale è rimasta più o meno invariata: oggi, con 1,38 miliardi di abitanti, la Cina ospita circa il 20 per cento di tutta la popolazione mondiale. È un primato plurimillenario che non durerà ancora a lungo: tra sette anni, per la prima volta nella storia, la Cina sarà sorpassata e l’India diventerà il paese più abitato del mondo.

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Da anni gli studiosi di demografia sanno che il sorpasso dell’India sulla Cina è soltanto una questione di tempo. La fertilità in Cina è in declino da decenni a causa delle politiche di controllo delle nascite imposte dal Partito Comunista Cinese e dell’aumento del reddito pro capite, uno dei fattori che si correlano in maniera più stretta alla diminuzione dei nuovi nati. La popolazione della Cina sta invecchiando in fretta, mentre l’India è un paese ancora molto giovane e che quindi, in proporzione, ha una natalità molto più alta. La novità è che il sorpasso avverrà sei anni prima del previsto: nel 2022 invece che nel 2028.

Le nuove stime sulla data del sorpasso sono state pubblicate poche settimane fa nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulla popolazione mondiale. Secondo l’ONU, la popolazione indiana è destinata a crescere per i prossimi 50 anni, raggiungendo un picco di 1,75 miliardi di abitanti nel 2100. In Cina invece la popolazione ha oramai sostanzialmente smesso di crescere. Secondo le stime più probabili, la sua popolazione aumenterà leggermente fino al 2022, resterà stabile per circa una decina di anni e poi inizierà a declinare – e ad invecchiare. Nel 2050 quasi la metà dei cinesi, circa 500 milioni di persone, avranno più di 60 anni, mentre in India saranno soltanto 300 milioni.

L’ultimo rapporto fu pubblicato nel 2013 e in soli due anni i demografi hanno cambiato parecchio le loro stime. Il declino delle nascite cinesi è aumentato più delle previsioni, mentre in India il tasso di fertilità è stato più alto di quanto era stato previsto. Una discrepanza simile in un lasso di tempo così breve è tipica della demografia, una scienza che ha il difficile compito di fare stime di lungo periodo quando anche una differenza dello “zero virgola” può cambiare completamente le stime nel giro di pochi anni. In genere i demografi pubblicano infatti stime probabilistiche. Qui ad esempio si può provare a giocare con le varie stime utilizzando un grafico interattivo: dando un’occhiata alla pagina della Cina, si scopre che il sorpasso dell’India non è una certezza, ma soltanto lo scenario più probabile, con circa l’80 per cento di possibilità che succeda.

Più si cerca di prevedere un futuro lontano, più le stime diventano complicate. Ad esempio, secondo il rapporto ci sono il 95 per cento di possibilità che nel 2100 la popolazione mondiale sia tra i 9,5 e i 13,3 miliardi: una differenza tra un valore e l’altro di più del 30 per cento. Quello che è abbastanza sicuro è che i tassi di fertilità continueranno ad abbassarsi in tutto il mondo nel corso dei prossimi decenni. In altre parole, nasceranno sempre meno esseri umani e la popolazione continuerà ad invecchiare. C’è addirittura il 23 per cento di possibilità che la crescita si fermi o che la popolazione mondiale cominci a calare di numero prima del 2100.

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