Euclid Tsakalotos, ministro greco delle Finanze. (ANGELOS TZORTZINIS/AFP/Getty Images)
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  • martedì 11 agosto 2015

Il nuovo accordo sulla Grecia, infine

I dettagli del nuovo prestito – 86 miliardi di euro in tre anni – sono stati concordati, così come gli obiettivi da raggiungere: ora servono un po' di passaggi politici

Euclid Tsakalotos, ministro greco delle Finanze. (ANGELOS TZORTZINIS/AFP/Getty Images)

La Grecia ha annunciato di aver raggiunto un accordo – “in linea di principio” – con i suoi creditori internazionali per ottenere un terzo prestito che permetta al paese di evitare la bancarotta: è il prestito su cui si è trattato a lungo fino a qualche settimana fa, le cui condizioni erano state anche oggetto di referendum. Dopo l’accordo trovato dai leader politici, per settimane i rappresentanti del governo greco e della cosiddetta troika ne hanno condiviso parametri e dettagli: secondo quanto scrive la stampa internazionale, la Grecia riceverà aiuti fino a 86 miliardi di euro nei prossimi tre anni, in cambio dell’approvazione di varie riforme, così che possa essere anche in grado di restituire quei soldi. Il ministro delle Finanze greco, Euclid Tsakalotos, ha detto che restano “due o tre piccole cose” da risolvere; mentre la Commissione europea ha detto che è stato trovato “un accordo tecnico” e ora bisognerà trovarne uno politico.

Una volta conclusa la trattativa, l’accordo dovrà essere votato dal parlamento greco, dall’Eurogruppo e infine dai parlamenti di alcuni paesi della zona euro (per esempio la Germania e la Spagna). Il nuovo accordo dovrebbe permettere al Meccanismo di Stabilità Europeo di erogare nuovi prestiti alla Grecia entro la data del 20 agosto, quando il paese dovrà ripagare una rata da 3,2 miliardi di euro alla Banca Centrale Europea relativi a un prestito precedente. La prima tranche di nuovi prestiti dovrebbe essere di 25 miliardi di euro: abbastanza affinché la Grecia possa pagare i debiti in scadenza, ricapitalizzare le sue banche e diminuire l’ammontare di pagamenti arretrati dello Stato. I termini dell’accordo tengono conto del fatto che l’economia greca – che aveva ricominciato a crescere, all’inizio dell’anno – è stata gravemente danneggiata da questa lunga trattativa e resterà probabilmente in recessione fino al 2016.

Prima che il prestito venga erogato, i creditori hanno chiesto che la Grecia adottasse una prima serie di riforme, come garanzia della sua volontà di mantenere fede agli impegni presi per l’uscita dalla crisi. Secondo il giornale greco Kathimerini le nuove misure richieste dovrebbero includere, tra le altre cose: modifica dele aliquote per le grandi società di spedizioni, la riduzione del prezzo dei medicinali generici, riforme del welfare, un rafforzamento della polizia che indaga sui reati finanziari, la riforma delle pensioni, la cancellazione delle agevolazioni fiscali per le isole entro la fine del 2016, l’implementazione delle riforme del mercato dei prodotti proposte dall’OCSE, la deregolamentazione del mercato dell’energia e un esteso piano di privatizzazioni.

Gli obiettivi finanziari delle riforme richieste prevedono che la Grecia produca un avanzo primario di bilancio – la differenza positiva tra entrate e uscite, al netto degli interessi – a partire dal 2016 (dello 0,5 per cento del PIL nel 2016, 1.75 per cento nel 2017 e 3.5 per cento nel 2018) e che l’economia ricominci a crescere a partire dal 2017. Prima di allora è previsto un deficit primario di bilancio di circa lo 0,25 per cento del PIL nel 2015 e una contrazione dell’economia di circa 2,1 per cento nel 2015 e dello 0,5 per cento nel 2016.

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