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I finti nudi di cinema e serie tv

Molti dei nudi che crediamo autentici sono in realtà “effetti speciali”: se ne è parlato recentemente dopo una discussa scena di Game of Thrones

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La CGI – Computer Generated Imagery – è la tecnologia che permette di sfruttare la computer grafica per creare immagini digitali: esiste da diversi anni e nel cinema e nella televisione è sempre più utilizzata per creare effetti speciali di ogni tipo. La CGI è usata soprattutto in film di fantascienza, di avvdentura o di azione per realizzare scene diversamente impossibili da girare: per esempio quelle che ricreano mondi immaginari o quelle che mostrano animali ormai estinti. Senza che alcuni spettatori lo sappiano e senza che la maggior parte di loro se ne accorga, la tecnologia CGI è usata anche in altri tipi di film o serie tv. Il caso più recente e più discusso riguarda una lunga scena di nudo femminile mostrata nel decimo e ultimo episodio della quinta stagione di Game of Thrones, andato in onda lo scorso giugno.

La scena di nudo mostra il personaggio di Cersei Lannister (interpretato dall’attrice Lena Headey) mentre affronta la “camminata della vergogna”: per espiare i suoi peccati deve passare completamente nuda attraverso una folla che la insulta, la spinge e le tira addosso sostanze e liquidi di vario tipo. Il corpo nudo più volte visibile nella scena di Game of Thrones non è però quello di Headey. È di una controfigura: Rebecca Van Cleave, scelta dopo un casting cui hanno partecipato più di mille attrici. La scena della “camminata della vergogna” è stata girata lo scorso ottobre a Dubrovnik, in Croazia: ci sono voluti due giorni di riprese e la stessa scena è stata girata due volte. Una volta con Headey, che con una sottoveste grigia si è concentrata sulle espressioni del volto, e una volta con Van Cleave, che ha camminato nuda in mezzo a centinaia di persone. La tecnologia CGI ha poi permesso di unire il volto di una con il corpo dell’altra.

Headey ha spiegato di aver scelto di non girare la scena di nudo per potersi meglio concentrare sulle emozioni che il suo viso doveva trasmettere, senza dover provare il disagio causato dall’essere nuda in mezzo a centinaia di persone. Alcuni fan e alcuni commentatori hanno criticato la scelta di Headey ritenendo che l’uso di CGI in quella scena ne riducesse il realismo. Van Cleave ha risposto dicendo: «Personalmente non concordo con chi dice che avere una controfigura sminuisca la scena. Lena ci ha messo cuore e anima, e dovremmo parlare del prodotto finito, non della persona a cui appartenevano il corpo o la testa». È poi soprattutto vero che, prima che la produzione di Game of Thrones comunicasse l’uso della CGI, non c’erano – data la qualità della CGI stessa – elementi per poter capire come fosse stata girata quella scena.

Un articolo del sito The Verge scritto da Lux Alptraum – scrittrice, femminista ed educatrice sessuale – spiega come negli anni cinema e televisione abbiano affrontato il problema delle scene di nudo. Considerando le pellicole ancora a nostra disposizione, la prima scena di nudo nella storia del cinema risale al 1897, pochi anni dopo l’invenzione del cinematografo da parte dei fratelli Lumière. La girò il regista francese George Méliés nel cortometraggio Dopo il ballo. Il primo uso documentato di una controfigura è invece del 1934: in un film – per una scena subacquea di nudo – una nuotatrice sostituì l’attrice protagonista.

Dal 1934 in poi le controfigure per scene di nudo sono state usate per decenni, senza che ci fosse la CGI. Quando si vedeva in una scena il corpo nudo di una controfigura il volto non era mai visibile, o se era visibile era lontano. Per un attento osservatore era quindi possibile capire se il corpo mostrato era quello dell’attrice o di una sua controfigura. Alpatraum spiega che il primo uso documentato di CGI per un nudo femminile è del 2010: fu usato nel film Machete. Jessica Alba, una delle attrici del film, compariva nuda in una doccia: era in realtà vestita e la sua nudità fu creata in post-produzione. Da allora la CGI è stata usata spesso per girare scene di nudi femminili: semplicemente molte volte non ce ne siamo accorti, perché gli interessati non l’hanno mai fatto sapere.

La tecnologia CGI è però costosa, specie se di buona qualità. Alpatraum ha spiegato perché si ricorre a una costosa e complessa tecnologia per ricreare una cosa apparentemente semplice e immediatamente disponibile come il corpo nudo degli attori. In certi casi lo si fa perché i contratti di certi attori vietano l’uso del nudo, o richiedono un pagamento speciale. Altri sostengono una tesi simile a quella di Headey: rimuovere il disagio della nudità aiuta la recitazione, rendendo la scena migliore. Altri ancora credono invece che l’uso del CGI anche dove potrebbe essere evitato rientri nella questione della perfezione estetica richiesta spesso nel mondo dello spettacolo al corpo femminile.

Alpatraum scrive comunque di essere convinta che «la nudità in CGI è qui per restare», e dice di non esserne felice: l’uso di CGI, scrive, rovina «quel genuino momento di intimità» che fino a pochi anni fa si creava quando sullo schermo compariva un corpo nudo. A prescindere dal suo uso per la nudità, comunque, la tecnologia CGI è sicuramente destinata a resistere e ad essere impiegata sempre di più: come spiega un video del gruppo di filmmaker della RocketJump Film School, «la CGI fatta bene è ovunque», semplicemente è fatta così bene che non ce ne accorgiamo: «l’unica CGI che notiamo è la CGI fatta male».

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