Un soldato pattuglia una fermata del bus a San Salvador (AP Photo/Salvador Melendez)
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  • domenica 2 Agosto 2015

Gli omicidi degli autisti dei pullman a El Salvador

Negli ultimi 10 giorni ne sono stati uccisi almeno cinque: è una storia complicata, si sospetta delle potenti gang del paese

Un soldato pattuglia una fermata del bus a San Salvador (AP Photo/Salvador Melendez)

Negli ultimi 10 giorni nove dipendenti di alcune aziende dei trasporti sono stati uccisi a El Salvador, un piccolo stato dell’America centrale: i loro corpi sono stati trovati la mattina di lunedì 27 luglio. Almeno cinque di loro erano autisti di pullman. La notizia della morte degli autisti ha provocato la convocazione per lunedì pomeriggio di uno sciopero generale degli autisti in tutto il paese, per chiedere delle condizioni migliori di sicurezza. Secondo i giornali americani e le agenzie internazionali, gli autisti e i dipendenti delle aziende di trasporti sono stati uccisi nell’ambito di un attacco delle gang criminali nei confronti del governo di El Salvador, anche se ancora non sono chiare le motivazioni del presunto attacco.

Le uccisioni e lo sciopero hanno creato moltissimi disagi al traffico di El Salvador: il governo ha provato a rimediare mettendo a disposizione diversi camioncini, ma alcuni possessori di mezzi privati hanno lucrato sulla situazione offrendo passaggi a prezzi più alti dei normali biglietti. Lo sciopero è proseguito fino a mercoledì 29 e ha portato alla sospensione di almeno 142 linee nella sola capitale del paese, San Salvador. La situazione è migliorata a partire da giovedì 30 anche grazie all’intervento della polizia, che ha iniziato a pattugliare alcune fermate dei bus della città.

El Salvador è uno dei posti più pericolosi al mondo: nel 2012 ci sono stati 40 omicidi ogni 100mila abitanti, dato che l’ha reso il quarto paese per tasso di omicidi al mondo. La ONG statunitense Refugees International ha stimato che il 90 per cento del territorio del paese è di fatto sotto il controllo delle gang criminali. Nel 2014 circa 32mila bambini non accompagnati hanno cercato di entrare negli Stati Uniti. Nel 2015 la situazione generale è addirittura peggiorata: il presidente Salvador Sánchez Cerén negli ultimi mesi si è rifiutato di negoziare con le gang, cosa che secondo alcuni ha inasprito diversi conflitti. Dall’inizio dell’anno alla fine di luglio sono state uccise circa tremila persone, mentre nello stesso periodo del 2014 erano state “solo” 1840.

Le motivazioni delle uccisioni degli autisti e degli altri dipendenti non sono ancora state chiarite. Il Washington Post ha scritto che da anni le gang chiedono agli autisti la renta – una specie di “pizzo” – per poter lavorare liberamente. A questa “tassa” ha fatto riferimento Genaro Ramirez, il presidente del sindacato che rappresenta i dipendenti del settore dei trasporti, il quale ha spiegato che «sui nostri lavoratori che non vogliono pagare pende una condanna a morte». Diversi giornali hanno ipotizzato che le uccisioni facciano parte di un piano delle gang per intimidire il governo centrale, anche se ancora oggi non esiste una motivazione più solida delle altre. Scrive NPR che «le teorie includono: fare pressione sul governo per indurlo ad andarci più piano con le gang, intimidire le varie compagnie di trasporti affinché paghino la renta, e destabilizzare il paese per favorire l’opposizione di centro-destra, che il governo ha accusato di essere dietro gli attacchi».

Secondo Agence France-Presse, alcune linee sono tornate ad essere operative già a partire da giovedì 30: il ministro delle Comunicazioni Eugenio Chicas ha detto al quotidiano di El Salvador La Pagina che nel pomeriggio di giovedì 30 rimanevano sospese solamente 40 linee (anche se non è chiaro se Chicas si riferisse alla capitale o all’intero paese). Secondo Associated Press, inoltre, martedì 28 è stato catturato Cesar Vladimir Montoya Climaco, il capo della gang sospettata di avere pianificato le uccisioni e le minacce agli autisti.