Perché il tempo passa più velocemente quando si invecchia

Lo spiega il Washington Post con una teoria che chiarisce anche il perché i bambini in auto chiedono sempre "quanto manca?"

di Ana Swanson - Washington Post
Brad Pitt, nel film "Il curioso caso di Benjamin Button" (2009)

Avete mai fatto caso al fatto che più si invecchia e più il tempo sembra passare velocemente? Non è solo una sensazione, è vero: c’è un motivo per cui quando siamo piccoli un’estate sembra non finire mai e quando abbiamo trent’anni un’estate sembra durare pochissimo. È una questione di prospettiva: per un bambino di un anno, un anno è tutto. È il cento per cento della nostra esistenza fino a quel momento. Per un bambino di otto anni, un anno è il 12,5 per cento della sua vita. Per un ragazzo di 18 anni, un anno è il 5,56 per cento della sua esistenza fino a quel momento. Crescendo e poi invecchiando un anno diventa una sempre più piccola frazione della nostra intera vita. È come vedere qualcosa rimpicciolirsi nello specchietto retrovisore di un’automobile.

Questa semplice teoria ha delle affascinanti implicazioni: significa, per esempio, che i genitori vedono crescere i loro figli molto più velocemente di quanto i figli non percepiscano la loro stessa crescita. Significa che aspettare per 24 giorni l’arrivo di Natale quando sia ha cinque anni è davvero come aspettare qualcosa per un anno, quando si hanno 54 anni. Questa teoria potrebbe anche spiegare perché durante i viaggi in automobile i bambini chiedono con particolare insistenza: «Quanto manca?». Per dei bambini – in base alla quantità di vita che hanno vissuto – un viaggio sembra davvero più lungo di quanto non sembri all’adulto alla guida.

È un concetto semplice e affascinante, spiegato in modo chiaro e efficace da un’infografica interattiva di Maximilan Kiener, un designer austriaco. L’infografica permette di veder passare gli anni di un’intera vita, capendo come mai il tempo trascorre più velocemente quando si invecchia. L’infografica interattiva di Kiener trae spunto da un teoria di Paul Janet, un filosofo francese dell’Ottocento: secondo Janet ogni periodo di tempo è in ogni momento proporzionale alla lunghezza della nostra vita fino a quel momento. I primi cinque anni della nostra vita ci sembrano – perché così li percepiamo – più lunghi dei tre anni che seguono. Se si misura la vita in base al tempo percepito e non in base al tempo effettivo, la metà della nostra “vita percepita” finisce già quando abbiamo sette anni. Considerando però che non ricordiamo un granché dei nostri primi tre anni di vita, si può quindi dire che metà della nostra “vita percepita” finisce quando abbiamo 18 anni, scrive Kiener. In termini matematici, la nostra percezione del tempo non è lineare, ma logaritmica: si allunga all’inizio e si comprime alla fine.

La percezione logaritmica non è l’unico motivo per cui in certi casi il tempo sembra passare in modo diverso. La teoria di Janet spiega che non sempre percepiamo la nostra esistenza come un’unica cosa. Viviamo nel presente, e non sempre ricordiamo i nostri 20, 30 o 40 anni. Ci sono anche altre teorie scientifiche e psicologiche sulla nostra percezione del tempo che passa. Una ricerca ha per esempio spiegato che quando la nostra temperatura corporea è più alta ci sembra che il tempo passi più lentamente. Potrebbe quindi non essere una coincidenza il fatto che i bambini – per cui il tempo passa più lentamente – abbiano una temperatura corporea più alta rispetto agli adulti.

Altre teorie sul tempo riguardano l’attenzione, la memoria e le emozioni. C’è un’idea secondo cui il passare del tempo diventa più veloce per “familiarità”: crescendo prendiamo più confidenza con le cose, e il tempo sembra passare più in fretta. Ci sono anche alcune evidenze secondo le quali ricordiamo meglio le cose che ci sono successe tra i 15 e i 25 anni, perché in quegli anni scopriamo e facciamo per la prima volta molte nuove cose. Una conseguenza di questa teoria è che possiamo rallentare la nostra percezione del tempo che passa prestando più attenzione al presente, praticando la “mindfulness”, l’attenta e piena consapevolezza del nostro presente.

© Washington Post 2015

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