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  • sabato 4 luglio 2015

In Islanda è stata legalizzata la blasfemia

Il parlamento ha abolito una legge che prevedeva fino a tre mesi di carcere per chi prendeva in giro una fede religiosa: è il primo successo politico del Partito dei Pirati

La chiesa luterana di Hallgrímur, una delle più importanti di Reykjavík (AP Photo/Tania Fuentez)

Giovedì 2 luglio il Parlamento islandese, l’Alþingi, ha abolito una legge del 1940 che proibiva «insultare o ridicolizzare la fede o le credenze di una comunità religiosa legalmente esistente», legalizzando di fatto la blasfemia. La proposta di abolizione era stata presentata dal Partito dei Pirati – un partito libertario ispirato a partiti simili molto popolari in Svezia e Repubblica Ceca – poco dopo l’attentato contro la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo dello scorso 7 gennaio. La legge del 1940 contro la blasfemia prevedeva per i trasgressori una multa o una pena di tre mesi in prigione ed era già stata criticata ad esempio dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e dal Consiglio d’Europa. La legge approvata due giorni fa dice invece che «la libertà d’espressione è uno dei fondamenti della democrazia. È fondamentale vivere in una società dove le persone sono in grado di esprimersi liberamente senza timore di ricevere una punizione, da parte dello stato o di altri individui».

La Chiesa luterana d’Islanda – i cui fedeli rappresentano circa l’80 per cento della popolazione islandese – si è detta favorevole all’abolizione della legge sulla blasfemia. Secondo il magazine online Iceland Monitor, la Chiesa luterana ha detto che «qualsiasi potere costituito che limita la libertà d’espressione in quel modo è contrario alla nozione moderna secondo cui la libertà d’espressione è uno dei princìpi fondamentali della democrazia». Sia la Chiesa cattolica sia quella pentecostale, invece, si sono dette contrarie: la Chiesa cattolica islandese ha detto che «per le persone di una certa fede, le proprie credenze e l’immagine di Dio sono importanti aspetti della loro esistenza, identità e dignità, e dovrebbero essere protette dalla legge. Se praticare la libertà d’espressione significa che l’identità di una persona credente può essere liberamente insultata, allora la sua libertà personale è a rischio».

Il New York Times ha fatto notare che l’abolizione della blasfemia è «il primo successo politico» del Partito dei Pirati, che è stato eletto al parlamento islandese per la prima volta nel 2013, quando ha ottenuto il 5,1 per cento dei voti pari a 3 seggi sui 63 dell’Alþingi. Negli ultimi mesi, però, i Pirati hanno esteso molto il loro consenso: secondo un sondaggio del noto istituto Gallup, il Partito dei Pirati ha oggi l’appoggio del 34,1 per cento degli islandesi, una cifra superiore a quella di cui godono i due partiti “istituzionali” attualmente al governo, messi insieme.

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