Franck Prevel/Getty Images

Luz ha deciso di lasciare Charlie Hebdo

Uno dei disegnatori sopravvissuti alla strage ha detto di soffrire il «peso enorme» di lavorare senza i suoi amici e colleghi

Franck Prevel/Getty Images

Renald Luzier, il fumettista francese noto con il nome d’arte “Luz”, ha deciso che lascerà Charlie Hebdo a settembre, dicendo che il lavoro è diventato troppo difficile senza i suoi colleghi. Luz è un disegnatore storico di Charlie Hebdo, uno dei pochi a non essere morto durante l’attacco islamista dello scorso gennaio alla sede del giornale: due persone entrarono armate di fucili e uccisero 9 membri dello staff tra cui i disegnatori più noti e anziani Stéphan Charbonnier (che si firmava Charb), Georges Wolinski, Cabu, Tignous e Honoré. Nell’attacco morirono anche un inserviente e due agenti di polizia.

Nelle settimane successive all’attacco, Luz era diventato un nuovo punto di riferimento all’interno della redazione: aveva disegnato la famosa copertina del primo numero successivo alla strage e aveva poi continuato a lavorare al settimanale quando aveva ripreso le pubblicazioni dopo alcune settimane di pausa. In un’intervista pubblicata lunedì 18 dal quotidiano francese Libération, Luz ha raccontato la fatica di doversi quotidianamente confrontare con la morte dei suoi amici e colleghi, parlando di un «peso enorme»:

«Fare ogni numero è una tortura. Passo le notti insonne a cercare i morti, chiedendomi cosa avrebbero fatto Charb, Cabu, Honoré e Tignous. È molto faticoso. Molti mi spingono ad andare avanti ma dimenticano che il problema è trovare l’ispirazione. Sono andato avanti per solidarietà, per non deludere nessuno. Ma a un certo punto è diventato troppo»

Nell’intervista ha riassunto poi così la sua decisione di lasciare Charlie Hebdo e il suo immutato impegno per la libertà di espressione:

«Non sarò più Charlie Hebdo, ma sarò per sempre Charlie»

La frase fa riferimento allo slogan diventato simbolo della vicinanza di molti ai redattori di Charlie Hebdo dopo la strage e della battaglia per la libertà di espressione.