L’inarrestabile successo delle compagnie aeree del Golfo

Emirates, Qatar Airways, Etihad Airways e Turkish Airlines stanno cambiando il mercato del trasporto e per le compagnie occidentali è già diventato un problema

In una decina di anni, Emirates (Dubai), Qatar Airways (Qatar), Etihad Airways (Emirati Arabi Uniti) e Turkish Airlines (Turchia) sono passate da compagnie aeree piuttosto insignificanti ad alcune delle più importanti aziende del trasporto aereo civile, soprattutto per quanto riguarda i viaggi dall’Europa verso l’Asia. Nel 2014 hanno trasportato 115 milioni di passeggeri, che hanno fatto scalo nei loro hub – gli aeroporti di riferimento e di snodo verso le altre destinazioni – nel Golfo e a Istanbul. Nel 2008 erano stati meno della metà, circa 50 milioni di persone. Nonostante la crisi economica, queste compagnie aeree hanno continuato a fare buoni affari, ingrandendo la loro flotta, spiega l’Economist in un lungo articolo: hanno 700 aeroplani e ordinativi per altri 900 che saranno consegnati nei prossimi anni.

“Super connettori”
Il successo di Emirates e delle altre compagnie deriva soprattutto dalla loro capacità di offrire servizi da “super connettori” tra Europa e Asia. Mentre le compagnie aeree nazionali più tradizionali puntano soprattutto sui clienti che partono e tornano nel paese dove hanno la loro sede, i super connettori fanno arrivare i passeggeri nei loro hub e poi li smistano sui voli a lunga percorrenza verso le destinazioni finali. Anche per questo motivo le compagnie aeree occidentali, europee e statunitensi sono sempre più preoccupate dalla concorrenza che arriva dal Golfo e da Istanbul: molte di queste, come Air France – KLM e Lufthansa che gestiscono voli a lungo raggio, iniziano a perdere clienti con dinamiche simili a quelle che anni fa portarono alla riduzione dei loro affari con l’arrivo delle compagnie low-cost. Lufthansa in 10 anni ha perso circa un terzo della sua quota di mercato per quanto riguarda le tratte dall’Europa all’Asia, e le cose potrebbero peggiorare ulteriormente nei prossimi anni, dicono gli analisti.

Concorrenza sleale?
Le compagnie statunitensi hanno iniziato a fare qualche conto in più. Si sono accorte di quanto sia pericolosa la nuova concorrenza e sono diventate molto agguerrite. Di recente Delta, American Airlines e United Airlines hanno diffuso una serie di documenti con i quali accusano le compagnie aeree del Golfo di avere ricevuto sussidi e altri tipi di aiuti dai loro rispettivi stati di appartenenza per circa 42 miliardi di dollari in dieci anni. Per trasparenza Emirates ha iniziato a pubblicare dati finanziari più accurati, mentre Etihad e Qatar ancora non lo fanno. La documentazione resa pubblica dalle compagnie aeree statunitensi è stata depositata presso le autorità per la concorrenza di diversi paesi: accusano le concorrenti del Golfo di avere ricevuto aiuti di stato di vario tipo che potrebbero configurarsi come sussidi, vietati dalle leggi antitrust.

Alle compagnie del Golfo viene anche contestato di pagare meno il personale rispetto alla concorrenza, cosa che è in parte vera perché negli stati dove hanno sede non ci sono sindacati e la gestione del diritto del lavoro è molto diversa da quella della maggior parte degli stati occidentali. Le aziende godono anche di diversi tipi di agevolazioni fiscali, che formalmente servono per incentivare la crescita dell’industria, ma che secondo i detrattori favoriscono eccessivamente le società del Golfo rispetto agli altri concorrenti. La quantità di documenti e di contestazioni presentate dalle compagnie aeree statunitensi è enorme, spiega sempre l’Economist, ed è probabile che tenga impegnati i legali delle parti coinvolte per anni.

Naturalmente anche le compagnie aeree nazionali occidentali hanno usufruito negli anni di aiuti e incentivi di vario tipo da parte dei paesi in cui hanno sede. Il successo delle concorrenti come Emirates è dovuto a ulteriori fattori. Uno su tutti è la posizione geografica ideale del Golfo per la gestione dei voli a lungo raggio che trasportano passeggeri dall’Europa occidentale alle principali destinazioni asiatiche, dell’Africa e in parte delle Americhe. Gli hub smistano milioni di passeggeri, che possono usufruire di voli a prezzi più convenienti grazie alla capacità delle compagnie di riempire quasi sempre i loro voli a lungo raggio. Un volo da Londra a un aeroporto del Golfo è già uno spostamento a lungo raggio, cui se ne aggiunge un secondo per andare dal Golfo a Pechino o a Tokyo. La prima parte del viaggio è “generica” e riguarda un numero più ampio di passeggeri, che sono poi smistati nell’hub per il proseguimento verso la destinazione finale.

Espansione
Grazie alla quantità crescente di passeggeri, le compagnie del Golfo hanno potuto reinvestire enormi quantità di profitti per estendere e ammodernare le loro flotte. Hanno in media aerei più moderni, con allestimenti più adatti alle esigenze dei passeggeri rispetto a un tempo, e offrono quindi un servizio più soddisfacente per i clienti. I nuovi aeroplani, inoltre, consumano meno rispetto ai modelli più datati, quindi in proporzione un volo costa meno e così anche la manutenzione del mezzo.

Nel 2001 Emirates e Qatar avevano collegamenti da 17 aeroporti europei, ora ne gestiscono 32. Turkish da sola fa arrivare nel suo hub di Istanbul passeggeri provenienti da 84 diversi aeroporti europei. Oltre ad aumentare il numero di collegamenti verso gli hub, alcune compagnie del Golfo hanno anche iniziato politiche piuttosto aggressive per l’acquisizione di altre aziende. In Italia ne sappiamo qualcosa: Etihad ha ottenuto il controllo di Alitalia e ha partecipazioni importanti anche nella tedesca Airberlin.

Ottenuta una posizione molto redditizia sul mercato europeo, ora le compagnie del Golfo mirano a estendere ulteriormente i loro affari nel Nordamerica. Emirates ha di recente aggiunto alle sue destinazioni Boston (Massachusetts), Orlando (Florida) e Seattle (Washington), mentre Turkish ha aggiunto San Francisco (California) e nei prossimi mesi attiverà almeno due altre tratte.

Antitrust e lobby
Oltre ad avere avviato iniziative legali di vario tipo presso le rispettive autorità antitrust, le compagnie aeree statunitensi ed europee chiedono che siano rivisti alcuni trattati che hanno permesso ai “super connettori” di prosperare, e in molti casi di danneggiare i loro affari. Lufthansa e Air France – KLM stanno facendo pressioni nei confronti della Commissione Europea per adottare nuovi trattati che, tra le altre cose, abbiano regole più rigide sull’equa concorrenza tra le compagnie aeree. Le statunitensi stanno facendo pressioni nei confronti del governo di Barack Obama per ottenere provvedimenti che impediscano ai “super connettori” di aggiungere nuove rotte.

Secondo esperti e analisti è comunque molto improbabile che le autorità europee e statunitensi decidano di rivedere le norme sul mercato del trasporto civile. L’attuale concorrenza ha portato a una riduzione dei prezzi con evidenti benefici per i passeggeri. A questo si aggiunge il fatto che le compagnie emergenti fanno grandi investimenti ordinando nuovi aeroplani, cosa che porta a grandi benefici per Boeing (Stati Uniti) e Airbus (Europa) i due principali costruttori di aerei al mondo. Entrambe le aziende sono molto potenti e hanno una notevole capacità di influenza presso i governi dove hanno i loro impianti.

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