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  • giovedì 30 Aprile 2015

La nuova copertina di Time sulle proteste a Baltimora

Mostra un ragazzo nero che si allontana correndo dagli agenti in tenuta antisommossa: la foto, molto bella, è stata scattata da un fotografato amatoriale di 26 anni

La copertina dell’ultimo numero del settimanale statunitense Time è dedicato alle proteste e agli scontri di Baltimora, nel Maryland, cominciati dopo la morte di Freddie Gray. Gray era un ragazzo nero di 25 anni morto dopo essere stato preso in custodia dalla polizia di Baltimora lo scorso 19 aprile. La foto è stata scattata da un fotografo amatoriale, il 26enne Devin Allen: mostra un ragazzo nero allontanarsi da diversi agenti della polizia in tenuta antisommossa, che si vedono alle sue spalle. Il titolo del numero di Time dice “America, 1968 2015. Cosa è cambiato. Cosa non lo è”: fa riferimento alle proteste a favore dei diritti dei neri che ci furono nel 1968 in diverse città degli Stati Uniti.

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Allen, dopo la pubblicazione della foto sulla nuova copertina di Time, ha scritto sul suo account Instagram: «Per me, che sono della città di Baltimora, essere sulla copertina di Time, non so nemmeno cosa dire. Sono senza parole». Allen ha caricato oltre 90 foto sul suo account Instagram relative agli scontri di questi ultimi giorni.

I manifestanti, che da giorni stanno protestando a Baltimora, criticano più in generale i metodi violenti e spesso brutali usati dagli agenti di polizia soprattutto nei confronti dei giovani neri. L’articolo di Time sugli scontri a Baltimora è di David Von Drehle, ex giornalista del Washington Post, che tra le altre cose ha scritto:

«Per nove difficili mesi abbiamo lottato usando modi nuovi contro il nostro modo di riferirci alla razza, vecchio di secoli. L’origine di questi giorni di rabbia, che siano a Ferguson o North Charleston o Baltimora, risale a decenni fa, ed è un misto di diversi fallimenti. Ciascun momento critico è differente: così come sono diverse le risposte date. Ma c’è qualcosa di universale, comunque. Come ha notato Obama durante alcune dichiarazioni nel Rose Garden – che sono state sia determinate che disperate – “penso che noi, come paese, dobbiamo farci un esame di coscienza. Non è una cosa nuova. È una cosa che va avanti da decenni.»