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  • martedì 28 Aprile 2015

Qual è il modo migliore per dare in beneficenza 8 miliardi di euro?

Uno dei cofondatori di Facebook vuole dar via quasi tutti il suo patrimonio e sta finanziando un progetto per capire come ottenere più risultati

Dustin Moskovitz è un imprenditore statunitense trentenne ed è uno dei co-fondatori di Facebook. Secondo l’annuale classifica della rivista Forbes, Moskovitz è oggi la 170esima persona più ricca al mondo, con un patrimonio stimato di circa 8 miliardi di euro. Nel 2008 Moskovitz ha lasciato Facebook e dopo aver co-fondato Asana – una piattaforma web per la comunicazione interna alle aziende – ha creato nel 2011, insieme a sua moglie Cari Tuna – ex giornalista del Wall Street Journal – l’associazione benefica Good Ventures. Moskovitz e Tuna sono stati i due più giovani imprenditori a firmare, alcuni mesi fa, la Giving Pledge di Warren Buffet e Bill Gates: una campagna che chiedeva ai miliardari di tutto il mondo di impegnarsi a donare in beneficenza almeno la metà del loro patrimonio. Moskovitz e Tuna vogliono dare in beneficenza una grossa parte del loro patrimonio, ma non hanno ancora trovato la risposta a una domanda: qual è il modo migliore? Come produrre il maggior numero di risultati?

Dal 2012 Good Ventures collabora con GiveWell, un’associazione no profit fondata nel 2007 da due ex analisti finanziari con l’ambizione di riuscire a determinare l’effettiva efficacia delle donazioni benefiche. Dalla collaborazione tra Good Ventures e GiveWell è nato, nel 2014, Open Philantrophy Project (OPP), un progetto che mira a unire la disponibilità economica di Moskovitz e Tuna (e la loro volontà di investirne una grande parte in beneficenza) con l’approccio analitico e scientifico di GiveWell. L’ambizioso obiettivo di Open Phil – così lo chiama il team di sei persone che ne fa parte – è riuscire a catalogare, analizzare e classificare tutte le possibili destinazioni di una grande quantità di denaro, idealmente la maggior parte del patrimonio di Moskovitz e di sua moglie, determinando quale possa essere la destinazione migliore e più efficace.

Alla base dell’approccio di Open Phil c’è l’altruismo efficace: un concetto al centro di The Most Good You Can Do, un saggio del famoso filosofo australiano Peter Singer, pubblicato negli Stati Uniti il 7 aprile. Nel suo libro Singer spiega – riprendendo e sviluppando teorie già espresse in The Life You Can Save, scritto nel 2009 – il concetto di costo-efficacia: una teoria in base alla quale per ogni unità di denaro spesa (per esempio un euro) è possibile – e necessario – calcolare quanto bene viene creato.

Secondo i principi dell’altruismo efficace donare all’estero è meglio che donare nella propria nazione (nel caso di Open Phil gli Stati Uniti) e, ancora, concentrare le donazioni verso un luogo colpito da un disastro naturale è poco efficace. I dati di Open Phil dicono anche che tra i principali obiettivi di un’associazione benefica ci dovrebbe essere l’impegno per evitare crisi economiche e recessioni: temi di solito non propri di un’associazione benefica. Questo per il semplice fatto che l’impatto macroeconomico ha in quei casi conseguenze durevoli e generalizzate su un’intera popolazione. I critici di Open Phil e del suo approccio basato sui principi dell’altruismo efficace accusano l’associazione – scrive Vox in un articolo sull’argomento  – di “altruismo difettoso”. L’accusa è, in sintesi, che un’eccessiva ricerca analitica e quantitativa porti a una beneficenza fredda, distante, poco personale.

Alle critiche Open Phil risponde con i primi risultati della sua ricerca, accompagnati però dalla volontà di mantenere comunque un approccio che sia anche qualitativo e umano. E soprattutto – ha spiegato Tuna, moglie di Moskovitz, a Vox – “continuo a credere che si debba fare qualcosa di meglio che dare soldi ai poveri, ma mentre cerchiamo la risposta, si può comunque fare molto semplicemente donando soldi ai poveri”. Nonostante Open Phil sia ancora in una fase di ricerca, sia GiveWell che Good Ventures sono infatti attivamente impegnate in attività benefiche. Soprattutto perché, come commenta Vox, “la vera questione, per Open Phil, non è se esiste o meno qualcosa di migliore rispetto a donare soldi ai poveri. La vera domanda è: come riuscire a capire qual è la cosa migliore?”.