Petrobras ha perso due miliardi di euro per le tangenti

La grande azienda petrolifera brasiliana ha diffuso i suoi risultati finanziari per il 2014: intanto un ex dirigente è stato condannato

Con diversi mesi di ritardo, mercoledì 22 aprile Petrobras, la grande azienda petrolifera pubblica del Brasile e una delle più grandi società al mondo, ha presentato i risultati finanziari relativi al 2014 e ha calcolato che 6,2 miliardi di reais (circa 2 miliardi di euro) sono stati persi a causa del vasto sistema di corruzione scoperto dai giudici circa un anno fa. La perdita totale di Petrobras rispetto al 2013 è stato di 21 miliardi di reais (circa 6,7 miliardi di euro). Mercoledì è anche arrivata la prima condanna (a sette anni e sei mesi) di un ex dirigente di Petrobras, Paulo Roberto Costa, che dopo essere diventato un collaboratore di giustizia è stato condannato per aver deviato fondi pubblici, attraverso contratti super fatturati, nella costruzione di Abreu e Lima, la raffineria finanziata da Petrobras nello stato di Pernambuco, nel nord-est del paese.

Dopo lo scandalo di corruzione, lo scorso anno il revisore dei conti incaricato di certificare il bilancio di Petrobras si era rifiutato di farlo a causa delle difficoltà nel misurare la quantità di tangenti pagate. Durante una conferenza stampa dalla sede del gruppo a Rio de Janeiro, in Brasile, il nuovo presidente di Petrobras, Aldemir Bendine, ha detto che la pubblicazione di questi risultati è «un passo fondamentale verso il ripristino della piena credibilità della società». Petrobras, il cui fatturato corrisponde al PIL di una piccola nazione, è considerata una delle colonne portanti dell’economia brasiliana, oltre che un’importante fonte di entrate per il governo. Lo scandalo ha messo la società in una brutta situazione.

L’inchiesta su Petrobras è stata aperta nel marzo del 2014 e coinvolge più di 50 persone, soprattutto politici che appartengono al Partito dei Lavoratori, quello della presidente Rousseff: tra loro il presidente del Senato Renan Calheiros e quello della Camera dei deputati Eduardo Cunha, l’ex ministro dell’Energia Edison Lobao e Fernando Collor de Mello, presidente del Brasile tra il 1990 e il 1992. Lo scorso aprile era stato arrestato anche Joao Vaccari, tesoriere del partito di governo, che si era dimesso. La maggior parte dei fatti a cui fa riferimento l’indagine sono avvenuti mentre l’attuale presidente del Brasile, Dilma Rousseff, sedeva nel consiglio di amministrazione di Petrobras, alla fine degli anni Novanta. Secondo i magistrati, Rousseff era però completamente estranea al giro di corruzione.

Al centro dello scandalo ci sono anche i dirigenti della Petrobras accusati di aver gonfiato dall’1 al 3 per cento del loro valore contratti da centinaia di milioni di euro con alcune società di costruzioni per realizzare infrastrutture petrolifere. In cambio i partiti che fanno parte della coalizione di governo, e in particolare il Partito dei lavoratori, hanno ricevuto tangenti e finanziamenti illeciti. Oltre a diversi politici e alcuni dirigenti di Petrobras, sono coinvolte anche le principali aziende brasiliane per le costruzioni e i lavori pubblici (Btp).

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