Il Festival di Cannes contro i selfie

Gli organizzatori vogliono scoraggiare le celebrità dal fotografarsi sul red carpet, pratica che hanno definito “ridicola e grottesca”: ma ci sono precedenti molto più estremi

di Stephanie Merry - Washington Post

Generalmente alle celebrità non viene detto che cosa fare e che cosa no, ma al prossimo Festival di Cannes, che si terrà dal 13 al 24 maggio, le cose saranno diverse: gli organizzatori hanno annunciato che i selfie sul red carpet saranno fortemente scoraggiati. La motivazione è apparentemente logistica: quando le star si fermano per posare sul tappeto rosso rallentano la processione degli ospiti, già lenta di suo, per il formarsi rapido di gruppi numerosi di fotografi e giornalisti. Il direttore del festival, Thierry Fremaux, non ha però potuto fare a meno di dire la sua: «È una pratica che spesso è ridicola – estremamente ridicola – e grottesca. Ma non vogliamo proibirla». E questo è notevole, se si considera che Cannes, per i suoi detrattori, è stata un tempo la capitale mondiale del ridicolo: un luogo dove lo show business poteva autocelebrarsi e dove si poteva assistere a trovate promozionali sopra le righe.

Sicuramente il festival è conosciuto per i suoi film audaci e d’autore. Ma è anche il posto dove Jerry Seinfeld si vestì da calabrone per promuovere “Bee Movie” nel 2007. E dove, l’anno dopo, Jack Black diede mostra delle sue abilità nelle arti marziali mentre una schiera di comparse vestite da panda sfilavano dietro di lui sul red carpet, per pubblicizzare “Kung Fu Panda”. Sacha Baron Cohen cavalcò un cammello per la proiezione del “Dittatore”, dopo che delle finte guardie del corpo avevano puntato delle mitragliatrici sui giornalisti. Per promuovere “Canto di Natale” con Jim Carrey, invece, il tappeto rosso venne coperto di neve. A proposito di rallentare le cose.

In passato diverse attrici di serie B sfruttarono il festival come opportunità per finire in prima pagina esibendosi in nudi parziali, qualche volta fingendo dei piccoli incidenti, qualche volta senza architettare particolari stratagemmi: nel 1954 l’attrice Simone Silva si presentò in topless, coprendosi i capezzoli con le mani, mentre posava con Robert Mitchum. Cohen indossò il suo famoso costume-perizoma-fosforescente per promuovere “Borat” nel 2006. Arnold Schwarzenegger si coprì poco di più per pubblicizzare il documentario “Pumping Iron”. Il regista e gli attori di “La merditudes des choses” arrivarono in bicicletta nudi: una cosa di cattivo gusto, o almeno molto scomoda. E solo l’anno scorso Lindsay Lohan postò un selfie mentre era a Cannes in cui sembrava senza reggiseno.

I selfie, nonostante siano spesso effettivamente un po’ ridicoli, sono in realtà un modo più discreto di rapportarsi con il pubblico. Negli anni le volte in cui gli attori hanno rallentato il red carpet per mettersi in mostra non sono certo mancate: ci sono stati un elefante, una contorsionista e un avvoltoio, per citare solo qualche esempio. E si possono anche elencare episodi più volgari. Ma i selfie? Sono poca cosa per Cannes.

Non è ancora chiaro come gli organizzatori di Cannes pensino di “rallentare la pratica contemporanea” di farsi i selfie – come l’ha descritta Fremaux. Chi vuole davvero essere quello che strapperà lo smartphone di mano a Jane Fonda? O che rimprovererà Cate Blanchett? Il presidente del festival, Pierre Lescurre, è stato ancora più sprezzante, suggerendo che potrebbero fare appello alla vanità e alla vergogna, dicendo alla conferenza stampa: «Onestamente, non si è mai più brutti che in un selfie, giusto? Perciò…». In ogni caso è poco probabile che Kim Kardashian dopo averlo sentito vada di corsa a fermare le stampe del suo nuovo libro di selfie, “Selfish”.

© Washington Post 2015

Foto: Scarlett Johansson alla presentazione di “Captain America: The Winter Soldier”  a Hollywood, il 13 marzo 2014. (Christopher Polk/Getty Images for Disney)