L’agente Fabio Tortosa: «Alla Diaz fu tortura»

Il poliziotto ha detto che si vergogna delle cose che ha scritto su Facebook riguardo il G8 del 2001 e Carlo Giuliani, il capo della Polizia ha annunciato la sua sospensione

Carlo Bonini ha intervistato su Repubblica il poliziotto Fabio Tortosa, di cui si è parlato molto negli ultimi giorni per via di una cosa che aveva scritto su Facebook riguardo il massacro nella scuola Diaz di Genova durante il G8 del 2001. Tortosa aveva scritto, tra le altre cose: «Io sono uno degli 80 del VII NUCLEO. Io ero quella notte alla Diaz. Io ci rientrerei mille e mille volte», «Spero che Carlo Giuliani faccia schifo anche ai vermi». Giovedì mattina il capo della Polizia, Alessandro Pansa, ha annunciato che Tortosa sarà sospeso dal servizio, e che sarà sollevato dall’incarico anche Antonio Adornato, dirigente del Reparto Mobile di Cagliari, che aveva messo un “Mi piace” allo stato di Tortosa.

Nell’intervista a Bonini, Tortosa dice di vergognarsi di quello che ha scritto e che alla scuola Diaz ci fu effettivamente tortura; ma rivendica di non aver fatto male a nessuno e di aver pubblicato quelle frasi su Facebook perché era «furioso».

«Quello che ho scritto di Giuliani non è da uomo e non è da me. Me ne vergogno. Per quel che può servire, chiedo scusa ai suoi genitori. E chiedo scusa a mia madre, che ha 78 anni, perché ha conosciuto la tragedia di sopravvivere alla morte di un figlio. Uno dei miei due fratelli. Aveva 15 anni. Spero mi perdoni da dov’è anche mio padre, che era un meccanico dell’Atac, e che per quello che mi ha insegnato nella vita si vergognerebbe. Il mio sbaglio è stato troppo grande da non dire anche un’altra cosa. Mai più si dovrà dire di Giuliani “si certo è morto, ma…”. Non so cosa mi sia successo. O forse lo so. Ero furioso».

Per la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo? Per quella parola usata, “tortura”?
«Io non sono un torturatore. Non lo siamo stati noi del VII Nucleo. E solo per questo motivo ho scritto che sarei tornato alla Diaz. Perché non ho nulla di cui chiedere scusa per quanto feci quella notte».

Ma, a suo giudizio, la violenza alla Diaz fu tortura o no?
«Chi fa violenza su un inerme, commette un atto di tortura. Dunque, alla Diaz fu tortura. Ma io, in 22 anni di polizia, non ho mai torturato nessuno. Per questo ho gridato dopo quella sentenza».

Che giudizio dà di quella notte?
«Fu uno scempio. Che fece 159 vittime. I 79 nella scuola che vennero massacrati nel corpo e nella testa, e gli 80 di noi del VII, perfetti capri espiatori di quanto era accaduto. […] Quella notte io e il mio reparto restammo nella scuola 5 minuti. E mentre raggiungevamo i piani alti, decine, centinaia di colleghi con le pettorine e in borghese si accanirono su chi era nella palestra. Una delle vittime lo ha raccontato. Era stata fermata dal nostro sovrintendente Ledoti e venne trascinata via da due poliziotti che poi la massacrarono. Le dico di più. Quella notte, usciti dalla scuola, l’allora vicecapo della Polizia Andreassi ci raggiunse alle Caravelle per dirci che era fiero di noi. Che in quarant’anni di Polizia non aveva mai visto un Reparto comportarsi come noi. Lo avrebbe detto di un manipolo di torturatori psicopatici?».

Lei riconobbe qualcuno di questi suoi colleghi?
«No. Ma perché sia chiaro quello che penso, le dico che, in questi 14 anni, l’infamia cui mi ribello, che mi ha fatto finire dove sono e di cui sono stati due volte vittime anche gli innocenti della Diaz, ha anche il volto di chi è stato responsabile di quel pestaggio e non ha avuto il coraggio di fare un passo avanti. Ha il volto di chi doveva identificare gli autori del pestaggio e non lo ha fatto. Purtroppo, gli uni e gli altri portano la mia stessa divisa».

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