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  • domenica 29 Marzo 2015

Brutte notizie per i discendenti degli ammutinati del Bounty

L’isola dove vivono i discendenti dei marinai è vicina alla bancarotta, il governo australiano vuole intervenire e ridurre la sua autonomia

Aggiornamento del 22 maggio: il parlamento australiano ha revocato l’autonomia di Norfolk, che era in vigore dal 1979. L’autogoverno sarà abolito e gli abitanti dell’isola – che dovranno pagare tasse al governo australiano – non l’hanno presa molto bene, spiega il Guardian.

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La maggior parte dei discendenti degli ammutinati del Bounty, che più di 200 anni fa scelsero di ribellarsi al capitano William Bligh e insediarsi a Pitcairn, una piccola isola dell’oceano Pacifico, vivono oggi a Norfolk, un’isola a più di 6000 chilometri di distanza da Pitcairn. Norfolk è parte del territorio australiano ma ha sempre avuto una forte autonomia. Le cose potrebbero però cambiare: l’isola è in bancarotta e il governo australiano vuole abolire il piccolo parlamento autonomo di Norfolk e imporre delle tasse statali, che al momento i circa 1.800 abitanti di Norfolk non pagano.

L’ammutinamento del Bounty avvenne il 28 aprile 1798, quando otto marinai della nave di una nave britannica, guidati da Fletcher Christian, si ribellarono al loro capitano William Bligh, un ufficiale al suo primo comando. Il Bounty era una nave mercantile della marina militare britannica che si trovava vicino a Tahiti per prelevare alcuni esemplari di albero del pane, da portare poi ai Caraibi. Il viaggio per arrivare a Tahiti durò un circa un anno, molto più del previsto. Il ritardo costrinse la nave a fermarsi a Tahiti per circa cinque mesi, in attesa della maturazione degli alberi del pane. In quei cinque mesi i marinai del Bounty capitanati da Bligh si insediarono a Tahiti, familiarizzando con gli abitanti – soprattutto le donne – del posto: lo prova, tra le altre cose, la grande diffusione di malattie veneree tra i marinai, documentata dal medico di bordo della nave. Passati i cinque mesi il Bounty riprese il mare per portare a termine il suo lavoro. Non esistono informazioni certe su cosa avvenne (e perché) quando la nave riprese il mare. Probabilmente però alcuni marinai, abituatisi alla vita tahitiana di quei mesi, decisero di tornare a Tahiti: e per farlo, il 28 aprile 1789, si ammutinarono al capitano Bligh che insieme ad altri 16 marinai fu abbandonato su una scialuppa di 7 metri.

Bligh e alcuni uomini riuscirono, dopo molti mesi, a ritornare in Inghilterra e denunciare l’ammutinamento. Nel frattempo gli ammutinati tornarono a Tahiti, ma per paura di essere trovati dalla marina inglese 8 di loro, guidati da Fletcher, scelsero di proseguire verso altre isole. Dopo varie vicissitudini gli ammutinati riuscirono a raggiungere Pitcairn, una piccola isola disabitata e lontana dalle rotte commerciali del tempo. Fletcher e compagni – che nel frattempo avevano “accolto” sulla nave 6 uomini tahitiani, 18 donne e un bambino – bruciarono la nave e s’insediarono sull’isola: poco più di 4 chilometri quadrati 2220 chilometri a est di Tahiti. Pitcairn offriva cibo e acqua dolce a sufficienza ma nacquero presto dei problemi tra i tahitiani e gli ex marinai inglesi: seguirono ribellioni, violenze e omicidi. Nonostante le tante morti l’isola iniziò a popolarsi di bambini nati dalle molte relazioni tra gli inglesi e le donne tahitiane. A un certo punto la popolazione dell’isola arrivo a essere composta, secondo le cronache, da un solo uomo (John Adams), 8 donne e alcune decine di bambini.

Brutte notizie per i discendenti degli ammutinati del BountyNel 1808, dieci anni dopo l’ammutinamento, arrivo sull’isola una nave americana e da lì la storia del Bounty iniziò a essere conosciuta e discussa: soprattutto perché Adams, nel frattempo, aveva usato alcuni libri (tra cui una Bibbia) portati sull’isola prima di dare fuoco alla nave per istruire i bambini di Pitcairn e “iniziarli” alla religione protestante. L’ex ammutinato Adams divenne quindi un nobilitante esempio per l’efficacia del puritanesimo inglese e del valore positivo della conversione dei “selvaggi”. Perdonato dalla marina inglese, Adams morì nel 1825. Nel 1856 Pitcairn era abitata da 194 persone, tutte dirette discendenti di Fletcher Christian, John Adams e degli altri sette ammutinati. Gli abitanti di Pitcairn erano quindi da considerarsi inglesi e il governo britannico decise di occuparsi della situazione trasferendo la popolazione – ormai troppo numerosa per Pitcairn – su un’isola “vicina”: Norfolk, 32 chilometri quadrati a 6mila chilometri da Pitcairn, a est dell’Australia e a nord della Nuova Zelanda.

Oggi Pitcairn, dove vivono cinquanta persone circa – tutti sempre discendenti degli ammutinati – è un territorio britannico; Norfolk appartiene invece all’Australia e la metà dei circa 1.800 abitanti è composta da diretti discendenti degli ammutinati del Bounty. Scrive Bloomberg Business che gli abitanti il cui cognome è Christian o Adams sono così tanti che per distinguersi si identificano per soprannome.

Norfolk fino a oggi si è governata da sola, seppur sotto giurisdizione australiana. Bloomberg Business racconta che il governo australiano sta pensando di cambiare le cose, abolendo l’autogoverno e facendo pagare tasse federali agli abitanti dell’isola. L’isola, che si trova a 1.700 chilometri da Canberra, la capitale australiana, è molto povera e vive prevalentemente di assistenza statale. Per i prossimi tre anni si prevede che l’isola di Norfolk avrà un deficit di bilancio equivalente a 5 milioni di euro l’anno. Jamie Briggs, viceministro australiano per le Infrastrutture e lo Sviluppo regionale ha detto che «le infrastrutture di Norfolk sono in pessimo stato, il sistema sanitario non è conforme ai nostri standard e molte leggi sono obsolete. In quanto cittadini australiani, gli abitanti di Norfolk meritano un uguale accesso ai servizi degli abitanti dell’Australia». Dove il governo australiano vede migliori e maggiori servizi, gli abitanti di Norfolk vedono però tasse e perdita di loro autonomia. Lislie Snell, primo ministro del parlamento autonomo di Norfolk –- formato da 9 persone – ha detto: «Gli abitanti dell’isola perderanno la loro identità, perderanno il loro stile di vita; e questo avrà pesanti effetti sulla loro cultura e le loro tradizioni».

Foto: (AP Photo/Mark Duncan)