L’economia globale è cresciuta, le emissioni dei gas serra sono diminuite

È la prima volta che succede in 40 anni: tra le altre cose c'entrano le nuove politiche sulle energie rinnovabili adottate dalla Cina

di Chris Mooney - Washington Post

Venerdì 13 marzo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), un’agenzia intergovernativa indipendente che si occupa di analisi e statistiche sul consumo energetico globale, ha annunciato che nel 2014 l’economia mondiale è cresciuta, ma l’anidride carbonica non è aumentata. Secondo la IEA è stata «la prima volta in 40 anni in cui c’è stato uno stop o una riduzione delle emissioni dei gas serra non collegato a una regressione economica». Per chiunque si interessi al nostro pianeta, è una gran bella notizia. Lo stretto legame tra la crescita economica e il consumo di maggiori quantità di energia – e le conseguenti emissioni più alte – era sembrato un elemento quasi imprescindibile della moderna società industriale. Queste osservazioni avevano portato alcuni dei partiti e dei movimenti della sinistra ambientalista a sostenere che la crescita economica stessa fosse incompatibile con la salvaguardia dell’ambiente.

E quindi, cosa è cambiato? La IEA dice che i fattori coinvolti sono molti, ad esempio il fatto che la Cina ha cominciato a usare le energie rinnovabili, così come hanno fatto altri paesi dell’OCSE. Anche per quanto riguarda il consumo di energia negli Stati Uniti la questione è simile. Alex Laskey, presidente di Opower, società che lavora con le compagnie che offrono servizi energetici, ha spiegato: «Per la prima volta la domanda non è collegata al PIL, e questo per via dell’efficienza, dell’autoproduzione, e così via: possiamo farcela con meno».

La tendenza rilevata dalla IEA trova riscontro anche nel rapporto energetico annuale diffuso dalla Energy Information Administration, agenzia del ministero dell’Energia degli Stati Uniti. Il documento mostra la diminuzione del consumo energetico americano sia su base pro capite che in relazione al PIL, una tendenza che si prevede continuerà anche nel futuro.

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L’efficienza energetica delle case moderne, con i frigoriferi e i fornelli sempre più efficienti, è solo uno dei fattori chiave della tendenza registrata dalla IEA. Un altro fattore, ha fatto notare Robert Stavins, economista ambientale alla Harvard Kennedy School, è da ricercare nel settore dei trasporti: le automobili sono molto più efficienti, e diversi paesi stanno modificando il prezzo del carbone, rendendo più costoso diffonderlo nell’atmosfera. E poi c’è un’altra cosa, ha detto Stavins: il grosso aumento di gas naturale negli Stati Uniti causato dall’impiego della fratturazione idraulica (fracking). «Questo ha portato come conseguenza a un significativo aumento nella produzione di energia elettrica derivante dalla combustione di gas, rispetto a quella prodotta attraverso la combustione di carbone, e a un aumento degli investimenti in nuove tecnologie per la produzione di energia elettrica derivante dalla combustione di gas, con la cessazione di quelli destinati alle tecnologie che usano il carbone, negli Stati Uniti».

Secondo la IEA negli ultimi 40 anni «ci sono state sole tre volte in cui le emissioni si sono fermate o sono diminuite in misura paragonabile allo scorso anno, e tutte erano collegate a momenti di difficoltà dell’economia globale». Ma l’economia globale l’anno scorso è andata bene, ed è aumentata del 3 per cento. È così che si misurano i progressi che facciamo nel salvare il nostro pianeta: due linee su un grafico che non vanno più nella stessa direzione.

© Washington Post 2015

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