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  • mercoledì 18 Febbraio 2015

Le dimissioni di Peter Oborne dal Telegraph

Circola molto online la lettera di un importante giornalista britannico che accusa il suo ex giornale di non pubblicare articoli che non piacciono ai suoi inserzionisti

Da ieri la stampa britannica sta riprendendo molto la storia di Peter Oborne, importante giornalista e responsabile degli editorialisti politici del Telegraph, che si è dimesso settimane fa dal suo incarico. Oborne ha spiegato la sua decisione con una lettera pubblicata sul sito OpenDemocracy, nella quale accusa il Telegraph di avere in qualche modo ingannato i suoi lettori privilegiando gli interessi economici al posto della serietà e della correttezza nel raccontare storie e notizie: in particolare, Oborne ha accusato il Telegraph di non avere dato sufficiente spazio alla grossa inchiesta sui conti in Svizzera – la cosiddetta “SwissLeaks” – che ha coinvolto anche HSBC, una banca inglese tra le più grandi al mondo: la scelta non sarebbe dipesa da motivazioni editoriali ma da interessi commerciali.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

Il Telegraph è uno storico quotidiano britannico di orientamento conservatore, considerato tra i più autorevoli nel Regno Unito. Nella lettera pubblicata su Open Democracy, lo stesso Oborne racconta di essere stato “molto orgoglioso” di accettare la proposta del Telegraph di diventare il responsabile degli editorialisti politici: «Il Telegraph è letto da tutto il paese, non solo nel mondo della finanza o della politica. È molto legato ai suoi valori. Da molto tempo è noto per la sua accuratezza nel riportare le notizie». Secondo Oborne, le cose sono cominciate a peggiorare nello stesso periodo in cui lui è stato assunto, cioè nel settembre del 2010, a causa del calo delle vendite del giornale (BBC scrive che le vendite del Daily Telegraph si sono ridotte di circa la metà negli ultimi dieci anni).

Negli ultimi 12 mesi, racconta Oborne nella sua lettera, le cose sono peggiorate ulteriormente. Nel gennaio del 2014 Tony Gallagher, l’allora direttore, venne licenziato e il suo posto fu preso «da un americano, chiamato Jason Seiken». Seiken fu nominato “Head of Content”, responsabile dei contenuti. Secondo Oborne, molte responsabilità di quello che è successo dopo sono da attribuire sia a Seiken sia alla gestione del giornale di David e Frederick Barclay, i due fratelli e uomini d’affari proprietari del gruppo a cui appartiene il Telegraph. Con l’arrivo di Seiken, scrive Oborne, è arrivata anche la “cultura del clic”:

«Gli articoli non sembravano essere più giudicati per la loro importanza, accuratezza o per il livello di interesse che potevano avere per chi compra il giornale. L’indice più importante era diventato il numero di visitatori raggiunti online. Il 22 settembre il Telegraph ha pubblicato una storia riguardo a una donna con tre tette. Un giornalista del Telegraph mi ha detto che si sapeva che la storia era falsa ancora prima che fosse pubblicata. Non ho dubbi che sia stata pubblicata per generare traffico online, cosa che poi probabilmente è successa. Non sto dicendo che il traffico online non sia importante, ma nel lungo termine, comunque, episodi di questo genere fanno danni incalcolabili alla reputazione di un giornale»

Oborne ha raccontato che lui stesso ha avuto dei problemi per la pubblicazione di un articolo sull’inchiesta legata a HSBC. L’inchiesta – portata avanti da diversi giornali e coordinata dall’International Consortium of Investigative Journalism (ICIJ) – racconta tre cose principali: specifica i numeri di un vasto sistema di elusione ed evasione fiscale a livello mondiale, fa i nomi delle persone coinvolte e spiega che il meccanismo era accettato e in qualche modo incoraggiato da HSBC. Oborne ha scritto che il suo articolo su HSBC non è mai stato pubblicato sul Telegraph, ufficialmente per “problemi legali” (Oborne dice di avere poi chiesto chiarimenti agli avvocati del giornale, che gli hanno detto che non era stato riscontrato alcun problema legale nel suo articolo).

Oborne ha raccontato altri episodi simili successi ad alcuni suoi colleghi e ha fatto una breve ricostruzione dei motivi che avrebbero portato la proprietà del Telegraph a trattare con un occhio di riguardo le inchieste su HSBC. Oborne ha scritto di avere scoperto recentemente che tre anni fa alcuni bravi giornalisti del Telegraph ricevettero una soffiata su dei conti sospetti di HSBC: scrissero il loro articolo, e poi più niente. Oborne ha scritto che a un certo punto cominciarono a essere coinvolti gli avvocati dei fratelli Barclay e ai giornalisti fu ordinato di cancellare tutte le mail e i documenti legati a quell’inchiesta su HSBC. Oborne ha chiesto al Telegraph chiarimenti, senza riceverli. Dall’inizio del 2013, ha scritto Oborne, qualsiasi proposta di articolo critico con HSBC cominciò a essere scoraggiata, perché nel frattempo HSBC era diventato un grosso inserzionista del giornale. Oborne ha scritto che il problema è molto ampio e non ha riguardato solo HSBC, ma anche altri inserzionisti e interessi commerciali più generali. Per esempio Oborne ha scritto che il Telegraph ha adottato una posizione “ridicola” sulle proteste a Hong Kong: non ha criticato il governo cinese, come ci si sarebbe aspettati soprattutto da un giornale conservatore, per “proteggere” il supplemento China Watch che esce col Telegraph e che ha posizioni molto vicine al governo cinese.

Oborne ha poi detto alla trasmissione Channel 4 News che crede di avere parlato a nome della “grande maggioranza dello staff del Telegraph”. Il Telegraph ha definito “sorprendenti” le rivelazioni di Oborne. Ha negato tutte le accuse, dicendo che sono infondate e piene di inaccuratezze. Un portavoce del Telegraph ha detto che “la distinzione tra la pubblicità e il nostro lavoro editoriale che ha vinto molti premi è sempre stato fondamentale per la nostra attività”.