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  • mercoledì 18 Febbraio 2015

Lesley Gore, femminista

Slate racconta come la cantante di "It's my party" morta lunedì scorso fosse diventata negli anni un'icona femminista e un'attivista di sinistra

di Amanda Marcotte - Slate

La cantante statunitense Lesley Gore è morta lunedì scorso a 68 anni per un tumore ai polmoni. Gore diventò famosa da adolescente nell’era dei girl group dei primi anni Sessanta, periodo in cui le classifiche erano dominate da ragazze giovani e belle che cantavano storie di pene d’amore da scuola superiore. Il successo del 1963 di Lesley Gore intitolato It’s My Party è il perfetto esempio di questo modello: produzione seducente ed emozione travolgente, tutto al servizio della storia di un dramma adolescenziale che sembra la fine del mondo quando succede, ma che suona un po’ sciocco alle orecchie degli adulti.

Ma mentre il genere dei gruppi femminili, agli ordini di produttori maschi e adulti come Phil Spector, era dominato da canzoni che ritraevano le ragazze come damigelle in pericolo che impazzivano per i ragazzi – The Leader of the Pack delle Shangri-Las e Will You Love Me Tomorrow delle Shirelles sono due iconici esempi – Gore si impose mostrando un lato più insolente e femminista con la sua canzone del 1963 You Don’t Own Me. La canzone descrive una donna che affronta il suo fidanzato possessivo: “Io non ti appartengo, non cercare di cambiarmi in alcun modo / Io non ti appartengo, non cercare di incatenarmi perché non lo accetterò mai.”

Il pezzo You Don’t Own Me fu un vero precursore del genere di canzoni “wash-that-man-right-out-of-my-hair” (“lavami via quell’uomo dai capelli”: l’espressione si riferisce a una canzone del musical South Pacific, in cui la protagonista femminile sotto la doccia si dice stanca di un uomo e afferma con forza che da quel momento si dimenticherà di lui) che cominciarono a diffondersi alla fine degli anni Sessanta e nei Settanta (These Boots Are Made for Walking di Nancy Sinatra, I Will Survive di Gloria Gaynor, per esempio) riflettendo la crescente popolarità del femminismo in quell’epoca.

Nel 2010 Gore disse al Minneapolis Star-Tribune che fu attratta da You Don’t Own Me, scritta dagli autori di Philadelphia David White Tricker e John Madara, per via le sue “qualità umanistiche”. E aggiunse: “crescendo, il femminismo diventò sempre più parte della mia vita e della nostra consapevolezza generale, per questo cominciai a capire perché la gente utilizzava questa canzone come un inno femminista”. La canzone fu usata a tal scopo in un video del 2012 che incoraggiava le donne ad andare a votare, con Gore che diceva alla fine, come in uno spot politico: “Sono Lesley Gore e approvo questo messaggio”.

La stessa Gore ha dedicato una parte significativa della sua vita a cause di sinistra, facendo l’attivista per Robert Kennedy nel 1968 e, più di recente, conducendo alcune puntate di In the Life, un programma della PBS che trattava temi LGBT. Gore disse di essere lesbica nel 2005, anche se in un’intervista al sito AfterEllen ha detto poi di non averlo mai nascosto: “Ho semplicemente vissuto la mia vita in modo naturale e ho fatto quello che volevo fare. Non ho evitato nulla, ma non ho neppure sbattuto la cosa in faccia a qualcuno”. Giacché la trama del film Grace of My Heart (La grazia del mio cuore) del 1996 raccontava di una cantante lesbica chiaramente ispirata a Gore, è ragionevole dedurre che l’opinione di Gore secondo cui il suo orientamento sessuale non fosse un gran segreto era esatta. La canzone che il personaggio interpretato da Bridget Fonda canta nel film s’intitola My Secret Love e fu co-scritta da Lesley Gore.

©Slate 2015