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  • venerdì 13 Febbraio 2015

La morte di una neonata in Sicilia

La storia di cui parlano oggi tutti i giornali – il parto a Catania, un avventato trasferimento a Ragusa e le complicazioni burocratiche – messa in ordine

Nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13 febbraio una neonata è morta in Sicilia durante un complicato trasferimento in ambulanza tra Catania e Ragusa. La storia è su quasi tutte le prime pagine dei giornali di oggi. La neonata, che i genitori avevano chiamato Nicole, era nata in una clinica privata di Catania. Subito dopo il parto la bambina ha avuto una crisi respiratoria, ma tutte e tre le unità di terapia intensiva neonatale di Catania hanno detto ai medici della clinica di non avere posti disponibili per ricoverarla. La clinica ha messo così a disposizione della famiglia un’ambulanza per trasferire Nicole all’ospedale “Paternò-Arezzo” di Ragusa, ma la bambina è morta durante il viaggio. La storia è piuttosto complicata ed è il risultato di diversi disagi e meccanismi burocratici che hanno reso impossibile curare per tempo la neonata. È stata aperta un’inchiesta.

Dall’inizio, cos’è successo nella clinica privata
I genitori di Nicole si chiamano Andrea Di Pietro, 30 anni, barista a Gravina di Catania, e Tania Egitto, 30 anni, casalinga. Tania Egitto, ha raccontato il marito alla stampa, ha avuto una gravidanza tranquilla: pochi mesi prima del parto ha deciso di partorire alla clinica privata di Vincenzo Gibiino. La clinica Gibiino ha una buona reputazione a Catania, è considerata una delle migliori della città. Tania Egitto conosceva la famiglia proprietaria della clinica.

I problemi sono cominciati subito dopo il parto perché «la bambina, dopo il primo vagito, non rispondeva, affannata, come se non respirasse», ha raccontato Di Pietro. La neonata era in condizioni critiche per un’insufficienza respiratoria. I medici della clinica hanno diffuso un comunicato per spiegare cosa è successo: «Al momento della nascita la piccola presentava condizioni di salute critiche che richiedevano la rianimazione neonatale immediata e il trasferimento in un’unità di terapia intensiva neonatale, una volta stabilizzati i parametri». La clinica non ha né un reparto di rianimazione né un reparto di terapia intensiva.

La chiamata al 118 e il trasferimento
Il commissario Giampiero Bonaccorsi ha detto al sito di news siciliano Livesicilia che la clinica e il 118 si sono divisi i tre ospedali della città da chiamare – il Santo Bambino, il Cannizzaro e il Garibaldi – ma tutti hanno risposto di non avere posti disponibili per ricoverare Nicole. Il direttore generale dell’ospedale Garibaldi, Giorgio Santonocito, ha però detto: «Ci hanno chiesto un posto di terapia intensiva, nessuno ci ha chiesto un intervento di stabilizzazione». Santonocito ha aggiunto che il suo ospedale avrebbe potuto fare un intervento di stabilizzazione anche senza posto letto disponibile, poi la neonata sarebbe stata trasferita di nuovo. La clinica Gibiino ha detto però che Nicole era già stata stabilizzata, prima della richiesta di trasferimento. Si tratta di uno dei punti ancora poco chiari della storia.

A quel punto Nicole doveva essere trasferita in una struttura fuori da Catania. L’operatore del 118 di Catania – che il Corriere dice essere un “tecnico” e non un medico – ha indirizzato i medici verso l’ospedale “Paternò-Arezzo” di Ragusa. Ore dopo si è scoperto che anche al Policlinico di Messina, più vicino di quello di Ragusa, c’era posto per il ricovero (la strada tra Catania e Messina è anche molto più agevole, con meno curve e tutta autostrada). L’operatore del 118 ha indicato Ragusa perché – come spiega Repubblica – «nella “mappa” sanitaria, Catania, Ragusa e Siracusa costituiscono una “macroarea” e quindi, automaticamente, la ricerca viene fatta con questa priorità». Inoltre non è stato possibile usare l’elisoccorso per il trasferimento, perché per risparmiare sull’appalto del servizio da due anni l’elisoccorso ha l’autorizzazione a volare solo fino al tramonto. Nicole è stata messa su un’ambulanza privata trovata dalla clinica e diretta verso Ragusa, a oltre 100 chilometri di distanza, più di un’ora e mezza di tragitto. Nicole è morta per una crisi respiratoria poco prima di arrivare a Ragusa: dal momento del parto al momento della sua morte sono passate circa tre ore.

L’inchiesta
L’indagine che è stata aperta sulla vicenda è stata affidata agli investigatori della squadra mobile di Ragusa, visto che Nicole è morta mentre si trovava nell’area di competenza di Ragusa. Tra le altre cose gli investigatori avranno a disposizione le registrazioni delle telefonate fatte dai medici della clinica al 118. Le telefonate chiariranno quali sono state esattamente le richieste alle tre unità di terapia intensiva neonatale di Catania: l’assessore regionale alla Sanità Lucia Borsellino ha detto che l’ospedale Cannizzaro avrebbe l’obbligo di accogliere casi di questo genere. L’autopsia sul corpo di Nicole verrà eseguita tra lunedì e martedì prossimo.

I tre ospedali catanesi, ha detto il presidente della regione Sicilia Rosario Crocetta, “sono tra i più efficienti non solo della Sicilia, ma di tutto il Sud Italia”. Crocetta ha aggiunto che sicuramente il personale medico ha fatto degli “errori di valutazione”. Il procuratore di Catania, Giovanni Salvi, ha detto che sono ufficialmente indagati coloro che sono stati coinvolti nell’”intera catena che si è occupata della vicenda”: finora non sono stati diffusi i loro nomi.