• Cultura
  • mercoledì 4 Febbraio 2015

Gli artisti italiani che si sono messi in proprio

Avete presente la maglietta di Elio Germano a Venezia? In più di mille hanno fondato una cooperativa indipendente per gestire i diritti d'autore al posto di un inefficiente ente pubblico

Michele Masneri ha scritto sul Foglio della decisione di mille attori italiani di fondare una cooperativa chiamata “Artisti 7607” (dalla data della Risoluzione del Parlamento Europeo sullo Statuto sociale degli artisti) per gestire autonomamente i diritti economici derivanti dalle repliche dei loro film. Fino a qualche anno fa infatti i soldi pagati da televisioni, radio e internet venivano raccolti dall’ente pubblico chiamato Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori (o IMAIE) che però raramente li distribuiva ai legittimi proprietari. L’IMAIE cercava in modo poco convinto gli artisti e, quando non li riusciva a rintracciare, usava i soldi per finanziare discutibili progetti culturali. Grazie alla cooperativa invece gli artisti riescono a gestire la distribuzione dei proventi delle repliche in maniera più efficiente. Questa vicenda è stata raccontata da Francesco Schlitzer, esperto di relazioni istituzionali, nel libro “Imbizzarriti” (Contrasto editore) che viene presentato il 4 febbraio a Roma allo spazio Fandango.

Gli artisti arrabbiati si mettono in proprio. Gli artisti arrabbiati non vogliono più che lo stato si occupi dei loro diritti d’autore e si scoprono turboliberisti. In tanti si erano chiesti che cosa significasse quel pugno alzato di Elio Germano, paladino dei millennial okkupanti, in gondola a Venezia nell’ultimo Festival del cinema, con una t-shirt e quel numero, “7607”.
Si pensava a una nuova cooperativa di radiotaxi forse operante solo al Pigneto e in quota Tsipras. Invece sempre cooperativa è, ma si occupa d’altro; cioè dei “diritti connessi ai diritti d’autore”, quindi le royalty che gli attori prendono ogni qual volta un film passa in replica televisiva o viene scaricato da internet. Fino a qualche anno fa questa speciale categoria di diritti di passaggio andava a finire in un grande calderone chiamato Imaie (Istituto mutualistico artisti interpreti esecutori) che raccoglieva il tesoretto da tv, radio (c’entrano anche i diritti d’autore dei musicisti) salvo poi molto spesso “scordarsi” di distribuire i proventi ai legittimi proprietari.

l grande calderone era talmente inefficiente che nel 2009 il prefetto di Roma l’ha messo in liquidazione in quanto “estinto per constatata e perdurante incapacità di raggiungere gli obiettivi statutari”. Mentre ancora bloccati sono i 118 milioni di euro di diritti da distribuire (non distribuiti), che rimangono in capo all’Istituto.

(continua a leggere su Il Foglio)

Nella foto Elio Germano al Festival del Cinema di Venezia del 2014 (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)