• Moda
  • lunedì 2 febbraio 2015

Cosa è successo in Gucci

Guida alla nomina del nuovo direttore creativo Alessandro Michele e al perché nel mondo della moda se ne parla tanto da dieci giorni

di Enrico Matzeu – @enricomatzeu

Alessandro Michele è dal 21 gennaio il nuovo direttore creativo di Gucci. La notizia, arrivata esattamente due giorni dopo la sfilata uomo per l’autunno/inverno 2015/16 a Milano che aveva visto uscire sulla passerella lo stesso Michele accompagnato dal team creativo di Gucci, è stata molto commentata e discussa nel mondo della moda e delle sue economie, per diverse ragioni che raccontano i loro contesti particolari.

Gucci è uno dei più grandi brand mondiali nell’abbigliamento e negli accessori. Nel dicembre 2014 François-Henri Pinault, capo di Kering, la holding francese che controlla Gucci (oltre a Bottega Veneta, Brioni, Yves Saint Laurent, Alexander McQueen, Boucheron, Stella McCartney e Sergio Rossi) aveva comunicato che la direttrice creativa in carica, Frida Giannini, e l’amministratore delegato Patrizio di Marco avrebbero lasciato i loro rispettivi ruoli e che Frida Giannini avrebbe mantenuto il suo ruolo a capo del gruppo creativo di Gucci fino a marzo 2015, presentando così le collezioni uomo e donna per il prossimo inverno. A gennaio, però, un paio di settimane prima della sfilata maschile, Giannini ha lasciato l’incarico anticipatamente senza che siano stati spiegati i motivi di questa decisione.

Questa successione di scelte è rilevante non solo dal punto di vista creativo, ma soprattutto da quello aziendale e finanziario. Gucci rappresenta per Kering almeno la metà degli introiti totali del gruppo, una risorsa vitale per la holding e per il suo giro d’affari. E nell’ultimo quadrimestre del 2014 Gucci ha perso l’1,6 per cento del proprio fatturato: appare quindi legata al contesto la scelta di sostituire amministratore delegato e direttore creativo in un colpo solo. È vero che c’è un rallentamento globale nella produzione industriale, che colpisce anche il settore del lusso, e che quindi la responsabilità di un direttore creativo può risultare marginale, ma è anche vero che il settore del lusso è fatto prima di tutto di immagine e comunicazione, che vengono trasmesse ai consumatori attraverso campagne di marketing, boutique di design ma anche e soprattutto da collezioni che ottengano attenzione e successo. Da qui la decisione di Marco Bizzarri, il nuovo amministratore delegato di Gucci (già a capo di Stella McCartney prima, Bottega Veneta poi, e quindi la divisione Luxury “non Gucci” del gruppo) dopo il licenziamento di Patrizio di Marco, di sostituire anticipatamente Frida Giannini con Alessandro Michele. L’intenzione, infatti, sembra ora quella di rilanciare Gucci, puntando di più proprio sul segmento così detto del fashion, ovvero l’abbigliamento, piuttosto che sugli accessori, che già rappresentano, stando ai dati del 2013, il 58 per cento del fatturato con la pelletteria e il 15 per cento con le scarpe. Significa che oltre alle borse, ora il marchio vuole puntare in modo più deciso anche sui vestiti, e per farlo era necessaria una svolta stilistica immediata.

Da qui arriva una spiegazione del perché, tra i tanti nomi che sono circolati (Riccardo Tisci, Maria Grazia Chiuri e Joseph Altuzzarra), sia stato scelto proprio Alessandro Michele, assai più sconosciuto. La collezione uomo presentata a Milano a firma di Michele è stata definita come la migliore sfilata in una settimana della moda uomo molto scarsa di novità: e lo stile del nuovo direttore creativo, che ha fatto sfilare look maschili fatti di capi e linee decisamente femminili e androgine, ha stravolto la linea artistica propria degli ultimi dieci anni di Gucci, durante i quali Frida Giannini aveva sempre comunicato un’idea di uomo decisamente più maschile, a tratti machista. Questo cambiamento, compiuto in soli sette giorni (si dice sia questo il tempo impiegato da Michele per ridisegnare la collezione dopo l’addio della Giannini) sposta fondamentalmente il target al quale si vuole rivolgere d’ora in poi Gucci. La trasformazione è avvenuta anche negli accessori, con prodotti pensati per un pubblico più giovane e che mirano ai gusti di una clientela soprattutto asiatica che può apprezzare i mocassini con il morsetto, i sandali, le tracolle, le cinture con la fibbia griffata, i maxi cappelli e i baschi di lana disegnati da Michele. È stata anche la flessione del mercato cinese, infatti, a indebolire il fatturato di Gucci.

Alessandro Michele non rappresenta però solo un grosso cambiamento dal punto di vista stilistico, ma anche dal punto di vista dei criteri della scelta. Con la sua nomina, infatti, si è voluto premiare l’impegno e la costanza di un creativo che, voluto e ammirato da Tom Ford, è all’interno del Design Office di Gucci dal 2002 (ed è anche probabilmente meno costoso dei più celebri nomi che i grandi brand della moda di solito presentano con grande enfasi e promozione). Una scelta che allude al ruolo di Ford, che, entrato nel 1990, proprio quando Gucci era sull’orlo della bancarotta, portò avanti una serie di iniziative stilistiche che in pochi anni rilanciarono l’azienda sul mercato.
Alessandro Michele si è occupato quasi sempre di accessori, diventando nel 2006 Leather Goods Director. Si era occupato di accessori anche da Fendi, dove era entrato alla fine degli anni Novanta, dopo il diploma all’Accademia di Costume e Moda di Roma. Nel settembre dell’anno scorso, grazie alla sua inclinazione per il design, il gruppo Kering aveva deciso di affidargli la direzione artistica di Richard Ginori, di proprietà di Gucci, brand celeberrimo nella creazione di porcellana pregiata.
Il prossimo impegno per Michele sarà la sfilata donna per l’autunno/inverno 2015/16 in programma a Milano il prossimo 25 febbraio.

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