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  • mercoledì 28 Gennaio 2015

Gli studenti messicani scomparsi sono stati uccisi e bruciati

Lo ha detto il procuratore generale del Messico basandosi su quasi 400 interrogatori e una testimonianza molto importante (ma non sugli esami del DNA)

Il procuratore generale del Messico, Jesús Murillo, ha detto che è in grado di provare quello che è successo ai 43 studenti scomparsi lo scorso settembre a Iguala, nello stato messicano di Guerrero. Murillo ha detto che tutti gli studenti sono morti: ha spiegato che sono stati uccisi da una banda criminale e i loro corpi sono stati bruciati e scaricati in una discarica. Murillo ha anche detto che gli investigatori che si stanno occupando del caso hanno ottenuto 39 confessioni da membri della banda criminale e poliziotti, considerati anch’essi coinvolti nel caso. Finora, tuttavia, gli esami del DNA realizzati in un laboratorio in Austria hanno portato all’identificazione di un solo studente: il laboratorio ha detto che non sarà possibile identificare altri corpi, per le pessime condizioni dei resti che gli sono stati consegnati.

Oltre alle 39 confessioni, Murillo ha detto che la ricostruzione finale di quello che è successo a Iguala lo scorso settembre è stata resa possibile anche dalle dichiarazioni emerse da 386 interrogatori e da 16 raid della polizia. Il testimone chiave, ha detto Murillo, è stato Felipe Rodriguez Salgado, conosciuto anche come “El Cepillo”, un membro della banda criminale “Guerreros Unidos” accusata di avere preso parte al sequestro degli studenti, alla loro sparizione e al loro omicidio. El Cepillo ha raccontato che l’attacco contro gli autobus su cui erano a bordo gli studenti è cominciato perché ai membri di Guerreros Unidos era stato detto che a bordo c’erano i membri di una loro banda rivale, i “Los Rojos”. La polizia messicana ha anche trovato le prove di un grande incendio dove sono stati ritrovati i resti dei corpi che si suppone siano degli studenti: Murillo ha detto che l’incendio è stato sufficientemente grande da poter bruciare tutti i 43 corpi (quest’ultima ricostruzione, comunque, è stata contestata da alcuni esperti messicani sentiti sul caso).

I famigliari degli studenti scomparsi hanno reagito con rabbia alle ultime dichiarazioni di Murillo. Martedì hanno tenuto una conferenza stampa in cui hanno accusato il governo di voler mettere fine alle indagini. Diversi famigliari sostengono che gli studenti non siano morti e chiedono alla polizia di continuare le ricerche. Il giorno prima gli stessi famigliari avevano guidato una grande manifestazione a Città del Messico per chiedere al governo di andare avanti con le indagini.

La scomparsa degli studenti messicani risale al 26 settembre scorso: la polizia li aveva fermati su una strada di Iguala, c’era stata una sparatoria, alcuni erano stati uccisi sul posto, altri erano riusciti a fuggire. In 43 erano stati arrestati dalla polizia e da allora di loro non si era più saputo nulla. Fin dalle prime fasi delle indagini era emerso il coinvolgimento di una banda criminale locale molto potente, i Guerreros Unidos. Lo scorso 8 novembre tre membri della banda hanno confessato di averli uccisi: hanno detto che i 43 studenti erano stati consegnati loro dalla polizia locale, che a sua volta li aveva fermati mentre su alcuni autobus erano diretti verso un evento organizzato dal sindaco di Iguala José Luis Abarca, e sua moglie, María de los Ángeles Pineda, per contestarli. Entrambi sono stati arrestati il 5 novembre dopo un breve periodo di latitanza: sono accusati di essere i mandanti del sequestro degli studenti e di avere legami stretti con Guerreros Unidos.