• Mondo
  • venerdì 5 Dicembre 2014

Un’altra notte di proteste negli Stati Uniti

Migliaia di persone hanno manifestato a New York e in altre città americane contro le prepotenze e le violenze della polizia sui neri, usando lo slogan "I can't breathe"

Per la seconda notte consecutiva migliaia di persone hanno manifestato a New York e in altre città degli Stati Uniti per protestare contro le prepotenze e le violenze della polizia contro i neri. Le proteste erano cominciate due giorni fa quando il gran giurì di Staten Island ha deciso di non incriminare un poliziotto bianco coinvolto nella morte di Eric Garner, un uomo nero arrestato con metodi piuttosto brutali lo scorso 17 luglio. I manifestanti hanno organizzato sit-in e altre iniziative per bloccare il traffico, mostrando cartelloni con la scritta “Non riesco a respirare” (“I can’t breathe”), la frase che pronunciò Garner dopo essere stato bloccato a terra dagli agenti e pochi istanti prima di perdere conoscenza e morire. Le manifestazioni arrivano a pochi giorni di distanza da quelle per il caso di Ferguson, Missouri, dove un gran giurì ha deciso di non incriminare il poliziotto bianco che fermò e uccise per strada con alcuni colpi di pistola Michael Brown, un ragazzo nero di 18 anni.

A New York un gruppo di manifestanti ha marciato sul ponte di Brooklyn, il più conosciuto e scenografico della città, portando in spalla alcune bare. Ci sono state iniziative di protesta in altre zone di Manhattan, dove i manifestanti hanno marciato bloccando il traffico mostrando cartelli con diverse scritte come “Il razzismo uccide” e “Tutto questo deve finire oggi”. Le manifestazioni sono state per lo più pacifiche ma ci sono stati comunque alcuni momenti di tensione con la polizia, che ha seguito le proteste da lontano in tenuta antisommossa. I poliziotti hanno intimato di rimuovere i sit-in pena l’arresto e hanno arrestato 223 persone.

Altre manifestazioni per chiedere giustizia per i casi Garner e Brown sono state tenute in diverse città degli Stati Uniti, anche se con una partecipazione inferiore rispetto a quella di New York. Ci sono state proteste a Boston, Chicago, Denver e a Minneapolis, dove è stato bloccato temporaneamente il traffico su una delle autostrade intorno alla città. Diversi gruppi di attivisti hanno proposto di organizzare il prossimo 13 dicembre una nuova marcia a Washington, DC, per il rispetto senza distinzioni dei diritti civili di ogni individuo.

A Phoenix, in Arizona, circa 150 persone si sono riunite nel centro della città per una marcia verso la sede della polizia, manifestando contro l’uccisione di Rumain Brisbon, un uomo nero di 34 anni ucciso dalla polizia martedì scorso, mentre si trovava nei pressi del suo appartamento nel nord di Phoenix. Stando alla versione della polizia, che lo aveva fermato perché sospettato di essere uno spacciatore di droga, un agente credeva che Brison fosse armato e per questo ha sparato alcuni colpi, che lo hanno ucciso.

Quanto accadde a Garner lo scorso 17 luglio fu filmato da un testimone. Alcuni agenti, tra i quali il poliziotto Daniel Pantaleo per il quale il gran giurì ha deciso di non procedere, avevano avvicinato per strada Eric Garner, sospettato di contrabbando di sigarette a Staten Island. Dopo che Garner disse di non volere essere ammanettato, un agente lo prese per il collo mentre gli altri intervennero per metterlo a terra schiacciandolo con i loro corpi. Garner disse due volte “non riesco a respirare”, poi perse conoscenza e morì pochi minuti dopo essere stato portato in ospedale. La perizia medica concluse che la morte fu dovuta alla compressione e al conseguente soffocamento dovuti alla colluttazione con gli agenti. Garner aveva 43 anni e soffriva d’asma.

Gli agenti si difesero dicendo che Garner stava opponendo resistenza all’arresto e che la tecnica impiegata fa parte delle normali procedure. Secondo l’avvocato della famiglia Garner, invece, condotta in quel modo la pratica d’arresto è vietata dai regolamenti. La tesi degli agenti è stata accolta dal gran giurì, che ha stabilito l’assenza di “motivi ragionevoli” per incriminare il poliziotto Pantaleo. Il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha annunciato nuove regole per la polizia cittadina e corsi di aggiornamento per i poliziotti. Il dipartimento di Giustizia della Casa Bianca ha deciso di aprire un’inchiesta federale sulla morte di Eric Garner, per verificare l’eventuale violazione dei diritti civili nei comportamenti degli agenti e nelle procedure seguite.