Cent’anni di Maserati

Storia e foto di una delle più famose case automobilistiche italiane, dalle prime corse ai problemi con Citroen fino al nuovo successo ottenuto con FIAT

di Andrea Fiorello – @andreafiorello

Qualche giorno fa la casa automobilistica italiana Maserati – attualmente di proprietà del gruppo FIAT Chrysler – ha compiuto 100 anni; la sua fondazione risale al 1 dicembre 1914, giorno in cui Alfieri Maserati, insieme ai fratelli Ettore ed Ernesto, costituì a Bologna la Società Anonima Officine Alfieri Maserati. In occasione del centenario, a Modena il Museo Enzo Ferrari ha allestito la mostra “Maserati 100 – A Century of Pure Italian Luxury Sports Car” (visitabile fino alla fine di gennaio 2015), mentre lo scorso settembre sempre Modena ha ospitato un raduno internazionale Maserati al quale hanno partecipato oltre 200 auto, tra storiche e moderne.

La storia della Maserati
La ditta dei fratelli Maserati inizialmente si occupava dell’assistenza alle automobili prodotte dalla milanese Isotta Fraschini e della loro elaborazione per le corse ma quest’attività durò poco, perché allo scoppio della Prima guerra mondiale Alfieri ed Ettore dovettero partire per il fronte lasciando l’officina nelle mani del diciassettenne Ernesto. Alla fine della guerra i fratelli Maserati ripresero l’attività di meccanici e Alfieri cominciò a dedicarsi anche alle gare in automobile, prima alla guida di modelli della Isotta Fraschini, poi della torinese Diatto. Dopo molti successi e una nomina a responsabile della squadra corse Diatto, nel 1926 Alfieri dovette abbandonare le gare in auto perché la casa torinese decise di ritirarsi dalle competizioni. Fu proprio partendo da parti meccaniche delle Diatto da corsa che Alfieri Maserati realizzò nella propria officina il primo modello Maserati, un’auto dalle soluzioni tecniche innovative per l’epoca che fu chiamata “Tipo 26”.

Alfieri, Ettore ed Ernesto non erano gli unici componenti della famiglia: i fratelli Maserati erano sei figli maschi (Carlo, Bindo, Alfieri, Mario, Ettore ed Ernesto) nati a Voghera, in Lombardia, verso la fine del Diciannovesimo secolo. Il padre ferroviere trasmise loro una grande passione per la meccanica e per l’automobile, un oggetto inventato proprio in quegli anni: per questa ragione quasi tutti diventarono meccanici e andarono a lavorare per i produttori torinesi e milanesi dell’epoca. Il primogenito Carlo morì di tubercolosi nel 1910, mentre Mario fu l’unico a non seguire la passione del padre dedicandosi invece alla pittura. Nonostante il suo mestiere fosse molto diverso da quello degli altri fratelli, anche Mario ebbe un ruolo molto importante nella nascita della Maserati: fu lui, infatti, a proporre il tridente come marchio della neonata casa automobilistica, ispirandosi al Nettuno del Giambologna, una statua realizzata nel 1564 che ancora oggi si trova al centro di una fontana in piazza del Nettuno, a Bologna.

Il tridente comparve per la prima volta su una Maserati nel 1927, anno in cui Alfieri – che nel frattempo, aveva ripreso a correre al volante della sua Tipo 26 – perse un rene a seguito di un grave incidente. Negli anni seguenti la Tipo 26 e la sua evoluzione (la Tipo 26B) ottennero numerosi successi, affermando la fama di grandi progettisti dei fratelli Maserati a livello mondiale. Ma l’attività dell’azienda subì una pesante battuta d’arresto nel 1932, quando Alfieri – il più geniale e innovativo dei tre – morì per le conseguenze di un intervento chirurgico all’unico rene rimastogli. Dopo la morte di Alfieri il fratello Bindo lasciò la Isotta Fraschini, per cui lavorava, e si unì all’attività di famiglia. I Maserati continuarono a progettare auto da corsa, che ottennero numerosi successi grazie all’arrivo dell’abile pilota Tazio Nuvolari, ma la necessità di crescenti disponibilità economiche per finanziare le corse portò nel 1937 Bindo, Ettore e Ernesto a cedere le proprie quote societarie al ricco industriale modenese Adolfo Orsi.

I fratelli Maserati rimasero nell’azienda che portava il loro nome altri dieci anni in veste di responsabili tecnici, vincolati da un accordo di non concorrenza, e allo scadere del patto nel 1947 decisero di fondare un’altra casa automobilistica, la OSCA (Officine Specializzate Costruzione Automobili), che rimase in attività fino al 1967. I trent’anni sotto la proprietà della famiglia Orsi furono un periodo di grande successo per la Maserati, che spostò la sua sede principale da Bologna a Modena, in viale Ciro Menotti, dove ancora oggi si trova lo stabilimento che produce i modelli sportivi GranTurismo e GranCabrio. Dopo la parentesi della Seconda guerra mondiale, nel 1957 Juan Manuel Fangio vinse il campionato di Formula 1 al volante della Maserati 250F; in quello stesso anno però la casa automobilistica decise di ritirarsi dalle corse e di focalizzare la propria attenzione sulla produzione di sportive stradali.

Nei dieci anni successivi la Maserati realizzò i coupé gran turismo che più hanno contribuito a renderla celebre nell’immaginario collettivo: la 3500 GT del 1957 disegnata dalla Carrozzeria Touring, la Sebring del 1962 della Carrozzeria Vignale, la Mistral del 1964 e la Ghibli del 1967 – disegnata da Giorgetto Giugiaro – furono tra le più belle e potenti sportive dell’epoca, capaci di rivaleggiare per prestigio e prestazioni con i modelli della Ferrari. A queste si aggiunse nel 1964 la Maserati Quattroporte, una berlina di lusso a quattro porte, appunto, dotata di un motore sportivo da 260 cavalli capace di spingerla a 230 km/h di velocità massima, che la rese la berlina di serie più veloce al mondo dell’epoca.

Nel 1968 una combinazione tra il calo d’interesse della famiglia Orsi per la Maserati e l’oggettiva flessione delle vendite portò gli industriali modenesi a cedere la casa automobilistica alla francese Citroen. La collaborazione tra il grande costruttore generalista e il piccolo produttore sportivo non funzionò mai a dovere, poiché i tecnici Citroen e Maserati non riuscirono a ottenere risultati soddisfacenti dall’unione delle rispettive competenze. Nonostante un paio di modelli da ricordare, come la particolarissima e affascinante Citroen SM – una berlina ispirata alla DS ma dotata di un potente motore Maserati – e la Maserati Bora – una sportiva che utilizzava i complessi sistemi idraulici della Citroen – negli anni Settanta la casa italiana attraversò un periodo non facile, reso ancora più duro nel 1973 dal blocco dell’importazione petrolifera a seguito della Guerra del Kippur.

A causa della crisi Citroen mise in vendita la Maserati, ma l’assenza di compratori complicò ulteriormente la situazione e nel 1975 portò la casa francese a porre la Maserati in liquidazione.
Il “salvataggio” della Maserati avvenne grazie a capitali dello Stato italiano e all’iniziativa dell’imprenditore argentino Alejandro De Tomaso, che in quegli anni controllava varie aziende motoristiche italiane, come la Benelli, la Moto Guzzi e – in seguito – la Innocenti. Il periodo De Tomaso e le sue criticità – che porteranno all’acquisizione della Maserati da parte della FIAT nel 1993, a seguito dell’ennesima crisi economica – sono legati alla storia della Biturbo, una berlinetta sportiva a due porte e quattro posti dotata di un motore molto potente, che grazie a due turbo erogava oltre 180 cavalli. Il prezzo molto concorrenziale per l’epoca rese la Biturbo un immediato successo di vendite, ma lo sviluppo frettoloso del progetto e la scarsità di fondi con cui era stato realizzato comportarono gravi problemi di affidabilità, che minarono la fama delle auto prodotte dalla Maserati.

Nel 1993 la FIAT acquistò una Maserati in serie difficoltà, con l’intento di riaffermarne il ruolo di produttrice di eccellenti GT (Gran Turismo): per questo la casa automobilistica fu sottoposta a una profonda ristrutturazione aziendale, che portò la maggioranza delle sue azioni sotto il controllo della Ferrari. Il primo modello del nuovo corso fu la 3200 GT del 1998, disegnata dalla Italdesign di Giorgetto Giugiaro, cui seguirono la Quattroporte nel 2004 e la GranTurismo nel 2008, entrambe dotate di motori sviluppati dalla Ferrari.

La Maserati oggi
L’acquisizione da parte del gruppo FIAT nel 1993 ha riportato la Maserati tra i grandi produttori di lusso, in questo senso il ruolo della casa modenese all’interno del piano industriale della neonata FCA (FIAT Chrysler Automobiles) è sempre più rilevante sia in termini d’immagine che di profitti. Il nuovo corso ha trovato piena realizzazione nello stabilimento di Grugliasco (vicino a Torino), fino a cinque anni fa di proprietà della carrozzeria Bertone e dal 2013 sede della produzione di due berline sportive, la Quattroporte e la più piccola Ghibli, che stanno ottenendo risultati di vendita molto positivi.

Prima del 2013 la Maserati costruiva nel suo stabilimento di Modena circa 6.500 auto l’anno, un numero limitato dalla capacità stessa delle linee di produzione, ma l’apertura della fabbrica di Grugliasco e il lancio dei nuovi modelli – dotati anche di motorizzazioni turbodiesel in grado di fare concorrenza alle berline tedesche dei marchi Audi, BMW e Mercedes-Benz – hanno fatto moltiplicare le vendite a ritmi eccezionali per il settore automobilistico: nel 2013 Maserati ha venduto circa 15.400 auto, che hanno fatto raddoppiare i ricavi (1,66 miliardi di euro) e triplicare gli utili (171 milioni di euro) rispetto all’anno precedente.

Le previsioni per il 2014 confermano la straordinaria crescita della Maserati, che a fine anno prevede di vendere tra le 35.000 e le 40.000 auto grazie soprattutto al successo sui mercati degli Stati Uniti e della Cina, dove le potenti berline sportive sono molto apprezzate. Anche i risultati finanziari crescono rapidamente: nel terzo trimestre del 2014 (da luglio a settembre) Maserati ha generato un profitto operativo di 90 milioni di euro, più che doppio rispetto all’anno precedente e pari a quello della Ferrari, storicamente il settore più redditizio del gruppo FIAT. Per tenere il passo della crescente domanda, la produzione allo stabilimento di Grugliasco è stata estesa anche al sabato e dal settembre scorso 500 operai dello stabilimento FIAT di Mirafiori (Torino) – prima in cassa integrazione – hanno iniziato a lavorare sulle linee Maserati accanto agli oltre 2.000 colleghi già impiegati. I piani di FCA per il futuro prevedono un’ulteriore crescita di vendite e profitti e interessano da vicino la produzione industriale italiana, perché i nuovi modelli verranno realizzati negli stabilimenti FIAT Chrysler del nostro paese.

Alla gamma Maserati dalla fine del 2015 si aggiungerà il SUV Levante, che sarà assemblato nello stabilimento di Mirafiori. Il suo arrivo ha comportato una ristrutturazione radicale delle linee produttive, che sono state visitate a metà dell’ottobre scorso dai rappresentanti dei sindacati che hanno firmato il contratto nazionale di gruppo con la FIAT (quindi non la FIOM). Maserati prevede dal 2016 di vendere circa 25.000 Levante all’anno, cui in un momento successivo si andrà ad aggiungere un’altra sportiva – più piccola dell’attuale GranTurismo – ispirata alla concept car Alfieri, un prototipo presentato al Salone dell’auto di Ginevra nel marzo 2014.

Manca ancora la conferma ufficiale, ma varie fonti sostengono che dal 2016 sulla stessa linea produttiva della Levante dovrebbe essere realizzato un crossover a marchio Alfa Romeo, che condividerà con il SUV Maserati l’impostazione meccanica, mentre la nuova berlina a trazione posteriore Alfa Romeo Giulia – una potenziale rivale di Audi A4, BMW Serie 3 e Mercedes-Benz Classe C che verrà presentata a giugno 2015 – sarà prodotta nella fabbrica di Cassino, in provincia di Frosinone.

Il piano FCA prevede una costante crescita delle vendite Maserati, che nel 2018 dovrebbero raggiungere le 75.000 auto l’anno. Questo dato pare essere, per ora, il limite massimo di produzione che Maserati si è data, per non compromettere l’immagine e l’esclusività dei suoi prodotti. Una crescita molto rapida, se si prende a riferimento la media di 6.500 unità pre-2013, ma ancora lontana dai numeri del rivale tedesco Porsche, che per il 2018 invece punta a raggiungere la produzione di 200.000 auto all’anno.

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