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  • sabato 29 novembre 2014

Gli alimenti confiscati all’aeroporto di New York

Una squadra del dipartimento dell'agricoltura statunitense si occupa di impedire l'introduzione di generi alimentari potenzialmente dannosi: le patate peruviane, per esempio

Il Wall Street Journal si è occupato in un dettagliato articolo delle mansioni e delle vicende di una squadra speciale di guardie dell’aeroporto internazionale JFK di New York, che si occupano di un particolare passaggio della procedura di controllo dei bagagli: in pratica, individuano e distruggono eventuali prodotti di genere alimentare – frutta e ortaggi, prevalentemente – di cui è vietato il trasporto all’interno degli Stati Uniti. La squadra opera per conto del Dipartimento dell’agricoltura statunitense (USDA) con l’obiettivo di proteggere l’agricoltura nazionale e impedire che l’introduzione di generi non autorizzati possa provocare la diffusione di infestazioni o malattie. Per esempio, le patate – uno dei prodotti più frequentemente confiscati durante i controlli – sono potenziali veicoli di parassiti (la peronospora della patata, per esempio) a causa della buccia molto sottile e della terra e della sporcizia di cui sono solitamente ricoperte.

Alle persone trovate a trasportare generi alimentari vietati su voli internazionali, spiega il vicecapo del gruppo speciale Fred Skolnick, vengono prima di tutto confiscati i prodotti; è poi prevista una multa di 300 dollari (circa 240 euro), ma Skolnick dice che si tratta di un’eventualità piuttosto rara e che, prima dei controlli ai passeggeri viene ripetutamente data la possibilità di dichiarare in anticipo quello che trasportano, di modo da evitare le multe. In genere, c’è una certa solidarietà con i passeggeri e una sostanziale complicità nei loro confronti: «Le persone sono passionali, col cibo. Provate a portar via un salame a un italiano», ha spiegato Skolnick. Tutti i prodotti alimentari confiscati finiscono in una specie di grosso tritatutto: ciascuna delle lame affilatissime del tritatutto esercita una forza di oltre 900 chilogrammi ed è in grado di tritare praticamente qualsiasi prodotto alimentare.

Per individuare gli alimenti all’interno dei bagagli, questo corpo speciale di guardie statunitensi impiega dei cani bracchetti di razza beagle, opportunamente addestrati per segnalare attraverso il loro comportamento l’eventuale presenza di alimenti. I beagle dell’aeroporto JFK – che indossano una specie di divisa blu con scritto “Protecting American Agriculture” (“in difesa dell’agricoltura americana”) – individuano facilmente quelli che gli addetti definiscono i “cinque odori”: manzo, maiale, mango, mela e agrumi. In genere, quando riconoscono la presenza di cibo all’interno dei bagagli, i beagle si fermano e si mettono in posizione di riposo, e in cambio ottengono un piccolo premio. Il loro ammaestratore ha però detto al Wall Street Journal che ogni tanto fanno i furbi e si mettono seduti semplicemente per chiedere il premio.

Tra le cose più assurde e insolite viste nel corso degli anni dalle guardie speciali del JFK, Skolnick ha raccontato di aver fermato persone che trasportavano intere teste di mucca e teste di pecora, e signore che nascondevano salami nel cappotto. A prescindere dall’aiuto fornito loro dai beagle, questi dipendenti della sicurezza all’aeroporto JFK hanno ormai accumulato una certa esperienza nell’individuazione delle persone sospette: «Le anziane sulla sedia a rotelle – quelle le fermo per prime», ha detto Skolnick.

Le patate sono tra i prodotti più frequentemente confiscati perché alcune varietà, provenienti da coltivazioni in Perù, sono molto richiesti per la preparazione di piatti tipici. Secondo le norme di sicurezza imposte dal Dipartimento dell’agricoltura statunitense, la patate fresche possono essere trasportate all’interno dei 48 stati americani contigui soltanto se provenienti dal Canada e dal Messico. Si tratta di una restrizione particolarmente difficile da accettare per numerosi peruviani residenti negli Stati Uniti, tra quelli abituati a mangiare prodotti del loro paese di origine (in Perù si coltivano quasi 3 mila varietà diverse di patate). Per questo motivo, avvengono più sequestri di patate nel caso di voli internazionali provenienti dal Perù che in qualsiasi altro caso.

Uno dei piatti tipici della cucina peruviana è la cosiddetta causa, un purè speciale che alimenta tutto un traffico illecito di un tipo specifico di patate peruviane, ritenute indispensabili per la preparazione perfetta del piatto. La causa è un purè mescolato con varie spezie e diversi tipi di carne o pesce, dal manzo ai gamberi al polpo. Alex Rojas, uno chef di un noto ristorante peruviano nel Queens, ha detto di aver dovuto ammettere con i suoi clienti che le patate utilizzate per la preparazione della sua causa sono patate dell’Idaho: «non potevo mentire», ha detto Rojas, riconoscendo che la causa preparata con questo genere di patate non è la stessa di quella originale, perché la patata gialla peruviana ha una consistenza più cremosa. Finisce che la patata “diventa una parte del tutto, non l’ingrediente speciale del piatto”, ha detto Victor Albisu, chef al “Del Campo”, un altro popolare ristorante peruviano di Washington D.C.

Blair Richardson, amministratore delegato della United States Potato Board (USPB), un’associazione che si occupa della distribuzione e commercializzazione delle patate negli Stati Uniti, ha spiegato che “non ha molto senso” importare patate dal Perù perché i coltivatori statunitensi attualmente producono un’ampia varietà di patate (anche le patate viola, per esempio), tra cui alcuni tipi che hanno molto in comune con quelle coltivate nelle Ande.