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  • sabato 15 Novembre 2014

Il video del bambino-eroe in Siria è un falso

Circola parecchio da giorni, ma è venuto fuori che è stato girato a Malta da una troupe norvegese: qualcuno ha definito il progetto una "trovata idiota"

Nei giorni scorsi è circolato molto un video che mostra un bambino in un territorio di guerra – il video è stato presentato come se fosse stato girato in Siria – fingere di venire colpito da alcuni proiettili, prima di rialzarsi e riuscire a salvare una bambina in pericolo, nascosta dietro a una macchina. Nella serata di venerdì è emerso che il video è un falso: è stato girato l’estate scorsa a Malta da una troupe norvegese come parte di una campagna di sensibilizzazione sulla condizione dei bambini nelle zone di guerra. Il video è stato caricato lunedì 9 novembre su un account YouTube creato appositamente e ha ottenuto circa cinque milioni di visualizzazioni nel giro di quattro giorni. È stato ripreso anche da alcuni siti italiani, con diversi gradi di cautela: i produttori del video hanno detto che mantenere l’ambiguità riguardo l’autenticità del filmato era voluto.

Nel video si sente una voce fuori campo di una persona che sta assistendo alla scena, mentre commenta in arabo: «Ragazzi, ragazzi, si muove! È vivo! Non è morto! Dio è grande! Dio è grande!».

«Se avessi fatto un video e fossi riuscito a far credere che fosse vero, le persone lo avrebbero condiviso e avrebbero reagito con speranza», ha detto a BBC il regista Lars Klevberg, che ha 34 anni e vive a Oslo. Klevberg ha spiegato che il filmato è stato girato a Malta in un set utilizzato in passato in film come Troy e Il Gladiatore. Il progetto è stato ideato a ottobre 2013 ed è stato finanziato dal Norwegian Film Institute (NFI) con 280 mila corone (circa 33 mila euro), e da altri fondi di istituti pubblici norvegesi. Tutti erano consapevoli delle modalità di diffusione previste per la versione finale del video. «Pubblicando un video che poteva apparire autentico speravamo di sfruttare a nostro vantaggio uno strumento che viene spesso usato in guerra: fare un video che pretende di essere vero. Volevamo vedere se il video avrebbe attirato l’attenzione e stimolato un dibattito, innanzitutto e principalmente riguardo i bambini e la guerra», ha detto Klevberg.

(Un filmato “dietro le quinte” diffuso dai produttori nelle scorse ore)

L’autenticità del video era stata messa in dubbio da diversi osservatori ma alcuni avevano generalmente ammesso che potesse trattarsi di un video girato in Siria. Amira Galal di BBC, per esempio, aveva manifestato alcune perplessità riguardo l’autenticità ma si era detta piuttosto sicura che si trattasse di una zona siriana, “forse nei dintorni della zona est di Aleppo” a giudicare dall’aridità del territorio. Dopo la pubblicazione del messaggio con cui il regista Klevberg ha rivelato la produzione del filmato, dichiarandosi “orgoglioso” del buon lavoro fatto, il progetto è stato duramente criticato da alcuni giornalisti.

Borzou Daragahi, corrispondente dal Medio Oriente per il Financial Times, ha definito il progetto una “trovata idiota” di un gruppo di “sfigati creativi”. «A volte in Siria la sola documentazione di un’atrocità è la videocamera di uno smartphone. Grazie per averlo reso più difficile, stronzo», ha scritto su Twitter Aboud Dandachi, un freelance siriano, rivolgendosi a Klevberg. Altri giornalisti sono rimasti generalmente sorpresi di come Klevberg abbia potuto dichiararsi “orgoglioso” di un raggiro. Daragahi ha anche criticato il ruolo del Norwegian Film Institute, responsabile di aver pagato Klevberg “per andare nell’assolata Malta a girare un filmato falso sulla Siria”.