I trent’anni di Katy Perry

Storia e foto di una che qualche anno fa era una squattrinata cantante christian rock, e che oggi è una delle più grandi pop star al mondo

Katheryn Elizabeth Hudson è nata a Santa Barbara, in California, il 25 ottobre del 1984 – trent’anni fa oggi – figlia di due pastori evangelici. Nel 2001, a 17 anni, ottenne una limitata popolarità da musicista con il suo nome abbreviato – Katy Hudson – dopo aver rilasciato un omonimo disco di musica christian rock con la Red Hill Records, una casa discografica che si occupa di artisti di ispirazione cristiana. Il disco vendette meno di duecento copie: Hudson lo promosse in un tour di 46 concerti fra settembre e novembre del 2001. Katy Hudson ricevette anche delle buone critiche: il magazine Christianity Today all’epoca scrisse che le doti di Hudson da scrittrice di testi «sono notevoli: è difficile credere che abbia solo sedici anni». Negli anni seguenti, fra le altre cose, fece la corista per varie band: nel 2005 cantò in Old Habits Die Hard, una canzone di Mick Jagger che vinse il Golden Globe come miglior canzone originale dell’anno.

Katheryn Hudson ottenne un nuovo e più esteso successo qualche anno dopo con lo pseudonimo col quale è tuttora nota: Katy Perry. Dopo aver firmato un breve contratto con la grossa casa discografica Columbia, fu raccomandata a Jason Flom, il capo della casa discografica Virgin Records.

Flom assunse Perry e le affiancò nella scrittura del secondo disco il produttore musicale Dr. Luke: assieme a lui, Perry scrisse due delle maggiori hit del suo secondo disco, One of the Boys: “I Kissed a Girl” e “Hot n Cold”. Il disco è uscito nel 2008 e ha fatto un successo pazzesco: ha venduto cinque milioni di copie e ne sono tratti quattro singoli di grande successo, i cui primi due sono stati proprio “I Kissed a Girl” e “Hot n Cold”. Oltre al genere musicale – One of the Boys è un disco pop, con inserti rock e di musica elettronica – nel passaggio alla Virgin Records Perry ha cambiato anche modo di porsi, avvicinandolo a quello di una “normale” pop star – fatto di un abbigliamento molto curato e provocante, di concerti allegri e agitati e un atteggiamento in generale molto meno serioso.

In pochi anni, Perry è passata da essere una cantante christian rock «squattrinata, senza macchina né cellulare» – secondo quanto ha raccontato al New Yorker – a una delle più famose cantanti pop del mondo. Fra il 2010 e il 2013 ha fatto uscire due dischi che hanno venduto milioni di copie – Teenage Dream e Prism: il primo molto apprezzato (cinque canzoni sono arrivate al numero uno negli Stati Uniti), il secondo meno – e tenuto centinaia di concerti. Il suo account Twitter è il più seguito al mondo, con 58,8 milioni di follower.

Perry, secondo molti, non è la cantante pop più dotata in circolazione, e nemmeno la più originale o brava nella composizione dei testi. Non ha nemmeno una grande o tragica storia personale alle spalle da raccontare nelle proprie canzoni. Racconta Sasha Frere-Jones, il critico di musica pop del New Yorker:

Katy Perry è diventata una delle più grosse pop star del mondo senza che noi la calcolassimo minimamente. Di solito, percepiamo i nomi grossi del pop – Beyoncé, Rihanna, Lady Gaga e Eminem – come personaggi con una storia da raccontare, o una missione da compiere. Lady Gaga cambia il suo aspetto ogni pochi mesi ed è probabilmente la più visibile (e credibile) portavoce dei diritti LGBT nella cultura pop. Rihanna è diventata la Clint Eastwood del pop riuscendo ad essere ordinata, astuta e solida. Perry è più una faccia da talk show: non ci preoccupiamo del fatto che possa perdersi nel culto di se stessa, o che possa fidanzarsi con una cattiva persona poiché non ha mai nascosto il fatto che non sta mettendo “a rischio” la propria storia personale nel suo profilo pubblico.

Secondo Jones, Perry ha “semplicemente” scelto i migliori con cui lavorare – fra cui Dr. Luke, con cui collabora ancora oggi, assieme ad altri produttori e scrittori di musica. E da qui ha ricavato il massimo dalle proprie doti artistiche e personali, comunque notevoli. Un esempio: il primo singolo di Prism – “Roar”, una specie di omaggio alla nota canzone “Eye of the Tiger” – secondo Jones è «un pezzo pop mostruoso, che sarebbe andato al numero 1 in classifica anche se fosse stato cantato in romeno».

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