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  • lunedì 6 Ottobre 2014

La nave che divide la Corea del Sud

La solidarietà nei confronti delle famiglie dei 300 morti nell'affondamento della Sewol, ad aprile, è ora diventata uno scontro politico con accuse contro i parenti stessi

Per molti mesi in Corea del Sud c’è stata molta solidarietà nei confronti dei parenti dei morti nell’affondamento della nave Sewol, avvenuto lo scorso 16 aprile al largo delle coste meridionali della penisola coreana, e in cui sono morte circa 300 persone tra le quali 250 ragazzi di una scuola superiore. I parenti si sono accampati per mesi nelle vie di Seoul, scioperando e protestando contro il governo accusato di avere investigato in modo poco accurato sulle cause dell’affondamento e sull’inefficienza dei soccorsi.

Ma passati cinque mesi parte della popolazione comincia ad essere stanca delle proteste, che hanno spesso creato complicazioni nella vita quotidiana e politica: lo racconta un articolo del New York Times. I sostenitori del partito conservatore, che appoggiano la presidentessa della Corea del Sud Park Geun-Hye, hanno avviato una campagna contro i dimostranti. In molti hanno accusato i familiari di tenere in ostaggio il governo, arrivando ad accusarli di essere comunisti pro Corea del Nord. Altri si sono accampati vicino agli scioperanti, scattandosi selfie mentre mangiano pollo fritto, pizza e noodles. Alcuni dei sostenitori del governo hanno preso le distanze da questi comportamenti, definiti crudeli, ma l’affondamento della Sewol ha diviso buona parte della popolazione, dopo averla inizialmente unita nel dolore comune, e sta creando alla presidentessa Park Geun-Hye delle difficoltà nel portare avanti la sua agenda politica.

Le richieste dei parenti rimangono le stesse: una seria inchiesta sui responsabili dell’incidente. Il problema, dicono, sono i forti legami tra burocrati e imprenditori, che hanno favorito una notevole crescita industriale ma a scapito della tutela dei diritti e dell’esercizio della giustizia. L’unico modo per spezzare questi legami è investigare a fondo sulle cause dell’affondamento, dicono, non importa quanto in alto nel governo si debba andare.

Le 300 vittime della Sewol sono morte probabilmente anche per errori evitabili e per una gestione sbagliata della situazione. I responsabili delle indagini hanno scoperto che la nave affondata trasportava più del doppio del carico permesso e che gli ufficiali della guardia costiera sudcoreana che avevano dato comunque il permesso alla nave di uscire in mare erano stati corrotti. Molte delle persone sotto processo però sono funzionari di minor livello: le famiglie delle vittime accusano i responsabili delle indagini di proteggere i dirigenti maggiori. Ancora poi non si sa perché l’equipaggio abbia dato disposizione a molti passeggeri di restare sottocoperta fino a che non è stato troppo tardi e soprattutto perché i soccorsi arrivati sul luogo del disastro fossero completamente impreparati. Due settimane dopo l’incidente i media sudcoreani avevano diffuso alcuni video degli ultimi momenti prima dell’inabissamento della nave, recuperati dai cellulari di alcuni studenti rimasti sottocoperta.

La presidentessa Park Geun-Hye aveva promesso indagini approfondite, annunciando anche che avrebbe sciolto la guardia costiera responsabile di aver gestito i soccorsi in maniera inadeguata. Ma i parenti delle vittime e i loro sostenitori dell’opposizione accusano lei e il governo di aver fatto troppo poco per mantenere le promesse, alimentando una sfiducia crescente nel governo stesso, e indebolendo i poteri di una commissione investigativa indipendente che dovrebbe venire composta a breve.

I sostenitori della Park hanno però fatto notare che il caso ha ritardato il lavoro parlamentare poiché i legislatori dell’opposizione si sono rifiutati di deliberare su qualsiasi altra legge, mentre le due fazioni litigavano sulla commissione investigativa. Martedì scorso si è sbloccata la situazione grazie a un compromesso raggiunto tra il governo e l’opposizione sulla commissione: sono state approvate decine di leggi, molte delle quali non collegate con il disastro del Sewol, mentre l’opposizione ha ottenuto di poter partecipare alla scelta del procuratore speciale che inizierà la nuova inchiesta sulla tragedia. Le famiglie delle vittime però hanno già rifiutato questo compromesso, temendo che il governo influenzi troppo l’opposizione: vorrebbero partecipare anche loro alle decisioni sul procuratore e su chi farà parte della commissione.

Il disastro e la situazione di blocco politico in cui la Corea del Sud si è trovata hanno danneggiato non poco le percentuali di gradimento nei sondaggi della presidentessa Park Geun-Hye, che è passata da un 60% abbondante di consensi a un 50%. Per ora comunque il governo non è a rischio: l’opposizione è divisa sull’appoggiare pienamente le richieste dei parenti delle vittime, e nell’elezione straordinaria di luglio la maggioranza al governo ha ottenuto 11 dei 15 seggi contesi.

Nella foto la Sewol che affonda il 16 aprile 2014 (The Republic of Korea Coast Guard/Getty Images)