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La debolezza di Renzi

È che vuol fare tutto da solo, e ha costruito un governo non all'altezza, dice il direttore del Corriere della Sera in uno "sdorsement"

L’editoriale in prima pagina del Corriere della Sera di oggi – il giornale da oggi ha ridotto il formato, e anche la lunghezza dell’editoriale – è firmato dal direttore Ferruccio De Bortoli, e mette molto in chiaro due discusse questioni intorno al Presidente del Consiglio Matteo Renzi. La prima, più puntuale, è la forte diffidenza del più famoso quotidiano italiano per Renzi, mostrata ogni giorno e oggi esplicitata in pieno. La seconda è la condivisione sempre più generale di una vecchia opinione su Renzi formatasi via via in chiunque ne abbia seguito la carriera politica: che non sia in grado – per sopravvalutazione di sé o scarsa fiducia negli altri – di circondarsi di altri politici e uomini di governo all’altezza delle sue capacità e degli impegni che il governo deve affrontare.

Devo essere sincero: Renzi non mi convince. Non tanto per le idee e il coraggio: apprezzabili, specie in materia di lavoro. Quanto per come gestisce il potere. Se vorrà veramente cambiare verso a questo Paese dovrà guardarsi dal più temibile dei suoi nemici: se stesso. Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader. Quella del presidente del Consiglio è ipertrofica. Ora, avendo un uomo solo al comando del Paese (e del principale partito), senza veri rivali, la cosa non è irrilevante.

Renzi ha energia leonina, tuttavia non può pensare di far tutto da solo. La sua squadra di governo è in qualche caso di una debolezza disarmante. Si faranno, si dice. Il sospetto diffuso è che alcuni ministri siano stati scelti per non far ombra al premier. La competenza appare un criterio secondario. L’esperienza un intralcio, non una necessità. Persino il ruolo del ministro dell’Economia, l’ottimo Padoan, è svilito dai troppi consulenti di Palazzo Chigi. Il dissenso (Delrio?) è guardato con sospetto. L’irruenza può essere una virtù, scuote la palude, ma non sempre è preferibile alla saggezza negoziale. La muscolarità tradisce a volte la debolezza delle idee, la superficialità degli slogan. Un profluvio di tweet non annulla la fatica di scrivere un buon decreto. Circondarsi di forze giovanili è un grande merito. Lo è meno se la fedeltà (diversa dalla lealtà) fa premio sulla preparazione, sulla conoscenza dei dossier. E se addirittura a prevalere è la toscanità, il dubbio è fondato.

(Continua a leggere l’editoriale sul Corriere della Sera)