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  • martedì 2 settembre 2014

L’intervista a tre detenuti americani in Corea del Nord

Hanno chiesto aiuto al governo statunitense davanti alle telecamere di CNN e sotto lo stretto controllo delle autorità nordcoreane

Lunedì 1 settembre tre cittadini americani attualmente detenuti in Corea del Nord sono stati intervistati da una troupe di CNN in un hotel di Pyongyang, durante un incontro organizzato a sorpresa – e strettamente regolato – dal governo nordcoreano: le tre persone intervistate separatamente – Kenneth Bae, Matthew Todd Miller e Jeffrey Edward Fowle – hanno chiesto al governo statunitense di intervenire in loro aiuto. Bae sta scontando una condanna a 15 anni di prigione, mentre gli altri due, Miller e Fowle, sono in attesa del processo: tutti e tre hanno parlato al giornalista di CNN, Will Ripley, per cinque minuti ciascuno, sotto la sorveglianza delle autorità nordcoreane.

Bae è un operatore turistico e missionario cristiano di 46 anni che è stato condannato 18 mesi fa per “atti ostili finalizzati a far cadere il governo”. Ha raccontato che sta attualmente scontando la sua pena a 15 anni di detenzione lavorando otto ore al giorno, sei giorni a settimana, in un campo di lavoro, ma che da tempo viene frequentemente trasportato in ospedale a causa delle sue attuali condizioni di salute (soffre di diabete, ipertensione e calcolosi renale). «In questo momento posso solo dire ai miei amici e alla mia famiglia di continuare a pregare per me», ha detto Bae, specificando che finora è stato trattato “più umanamente possibile” dai suoi carcerieri.

Miller è un 24enne di Bakersfield, in California, arrestato lo scorso aprile per aver strappato il suo visto turistico al suo ingresso in Corea del Nord e aver chiesto asilo, come riportato all’epoca dai media locali. Rispetto agli altri due intervistati è apparso più nervoso. «La mia situazione è molto urgente, sarò mandato direttamente in prigione», ha detto Miller, che è ancora in attesa del processo ma che – come gli altri due – ha dovuto firmare una dichiarazione in cui ammetteva la propria colpevolezza prima ancora di conoscere con esattezza le accuse. Miller non ha spiegato perché aveva chiesto asilo ad aprile scorso, dicendo che ne ha già discusso col governo nordcoreano e che ora non è una questione rilevante (è stato detto che gli argomenti delle interviste sono stati concordati con le autorità nordcoreane).

Anche il terzo detenuto intervistato – Fowle, un uomo di 56 anni originario di Miamisburg, in Ohio – è in attesa del processo, e ha detto che attualmente viene trattato abbastanza bene: «Spero proprio e prego che continui così, per tutto il tempo in cui sarò qui, che siano altri due giorni o altri due decenni», ha aggiunto Fowle, che è stato arrestato a maggio scorso dopo aver lasciato una Bibbia in un bagno di un locale a Chongjin, nel nord est del paese. «È un atto segreto e una violazione delle leggi della Repubblica Popolare Democratica di Corea. Ho ammesso le mie colpe al governo e firmato una dichiarazione in questo senso, chiedendo perdono ai cittadini e al governo della Corea del Nord», ha detto Fowle, che ha anche espresso la propria frustrazione per il mancato impegno del governo statunitense in suo aiuto.

La troupe di CNN si trovava a circa due ore di viaggio da Pyongyang, impegnata per un altro servizio (era in Corea del Nord per un match di wrestling organizzato da un politico giapponese), quando è stata raggiunta dai portavoce di un ufficiale di alto grado del governo nordcoreano, che ha invitato la troupe a recarsi immediatamente a Pyongyang per un incontro. Viste le circostanze insolite dell’intervista – la troupe di CNN non ne sapeva nulla – alcuni commentatori hanno interpretato questa azione del governo nordcoreano come un tentativo di riaprire il dialogo con gli Stati Uniti, da tempo in una sostanziale situazione di stallo, dopo le ultime minacce risalenti al 2013. Stando a quanto riportato dai media, il governo nordcoreano conterebbe di ottenere l’invio di una delegazione di alti funzionari statunitensi in Corea del Nord.

Jen Psaki, portavoce del Dipartimento di Stato statunitense, ha detto che il governo degli Stati Uniti ha richiesto il rilascio dei due detenuti in attesa del processo e un’amnistia speciale per Kenneth Bae, già condannato, “in modo che possa riunirsi con la sua famiglia e ricevere la necessaria assistenza medica”. Patrick Ventrell, portavoce del Consiglio di Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha detto che la Casa Bianca sta già facendo il possibile per ottenere il rilascio dei tre detenuti ma non ha specificato se l’appello fatto nelle interviste abbia modificato o meno l’approccio del governo sulla questione.

Bill Richardson – un ex ambasciatore delle Nazioni Unite, che in passato lavorò per il rilascio di cittadini statunitensi detenuti in Corea del Nord – ha raccontato a CNN dei suoi negoziati passati con Kim Il-sung, ex dittatore nordocoreano e nonno di Kim Jong-un, attuale dittatore del regime. «Con questo nuovo ragazzo, così imprevedibile, non si capisce dove stanno i giochi di potere», ha detto Richardson, che ha comunque definito “un buon segnale” il fatto che il governo nordcoreano abbia organizzato questa intervista con i detenuti.

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