Perché Bill Clinton non ha ucciso Osama bin Laden

«Avrei potuto ucciderlo, ma avrei dovuto distruggere una piccola città chiamata Kandahar in Afghanistan e uccidere 300 donne e bambini innocenti. A quel punto non sarei stato migliore di lui»

Il 10 settembre 2001 – il giorno prima degli attacchi terroristici dell’11 settembre al World Trade Center di New York e al Pentagono di Washington DC – l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton si trovava a Melbourne, in Australia. Durante un incontro con Michael Kroger, ex capo del partito liberale australiano, e altri trenta imprenditori, gli venne fatta una domanda sul terrorismo internazionale. Lui tra le altre cose raccontò che «avrebbe potuto uccidere» Osama bin Laden nel 1998 ma che aveva deciso di non farlo perché in quell’attacco sarebbero rimasti coinvolti anche dei civili.

La notizia è stata resa pubblica solo mercoledì scorso durante un’intervista di Kreoger a Sky News, il quale ha detto di essersi dimenticato di quella discussione (che era stata registrata, ma era rimasta inedita) fino alla settimana scorsa.

«Se parliamo di Osama bin Laden – un ragazzo molto intelligente, ho passato un sacco di tempo a pensare a lui – sto dicendo che l’ho quasi preso, una volta. Ci sono quasi riuscito. E avrei potuto ucciderlo, ma avrei dovuto distruggere una piccola città chiamata Kandahar in Afghanistan e uccidere 300 donne e bambini innocenti. A quel punto non sarei stato migliore di lui. Così non lo feci»

Il rapporto diffuso all’epoca dalla Commissione del Congresso americano sull’11 settembre fece notare come una parte dell’amministrazione Clinton nel 1998 decise effettivamente di non bombardare Kandahar: l’attacco avrebbe potuto portare all’uccisione di bin Laden ma anche di diversi civili.

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