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  • giovedì 10 Luglio 2014

Un inseguimento su Uber

Un uomo a Washington D.C. ha preso una berlina Uber e si è ritrovato in un inseguimento con la polizia, senza poter scendere

di Julie Zauzmer e Lori Aratani - Washington Post

“Sono stato appena sequestrato da un autista di Uber a Washington D.C., trattenuto contro la mia volontà e coinvolto in un inseguimento con la polizia sulla statale #crazy”.
Beh, diciamo che il tweet praticamente dice tutto.

Martedì 8 luglio Ryan Simonetti, amministratore delegato della Convene, una società di New York, ha fatto un viaggio con Uber che non dimenticherà facilmente. La Commissione per i taxi di Washington D.C. sta indagando sulla faccenda, come ha confermato un portavoce mercoledì. E un rappresentante di Uber ha detto che l’autista in questione non fa più parte della società. Ecco com’è andata.

Lunedì, verso l’una e un quarto, Simonetti e due suoi colleghi avevano appena finito una riunione vicino al Verizon Center e avevano in mente di prendere una macchina Uber all’incrocio tra la Settima e la F Northwest, per arrivare ai nuovi uffici della società a Tysons Corner. «Uso Uber dovunque vado. Viaggio per tutta la nazione e dovunque vado uso Uber. Sono un irriducibile fan di Uber», dice Simonetti. Mentre si avvicinavano alla berlina di Uber, i tre avevano visto un poliziotto ispettore dei taxi di Washington D.C. che parlava con l’autista. Simonetti si era seduto davanti e i suoi colleghi dietro, mentre l’ispettore intanto si stava allontanando. Ripensandoci, Simonetti sospetta che l’ispettore stesse andando a controllare i documenti che l’autista di Uber gli aveva consegnato. L’autista però era partito. L’ispettore aveva acceso i lampeggianti e aveva iniziato a seguirli. «Quel poliziotto ti sta seguendo, che succede?» ha chiesto Simonetti all’autista, che gli ha risposto di non preoccuparsi, aggiungendo: «Non è un vero poliziotto». Simonetti racconta che l’autista a questo punto ha detto: «Mi dispiace ma dovremo passare col rosso a questo semaforo». Poi, dice Simonetti, l’autista ha percorso il tunnel della Nona, ha preso la I-395 e ha continuato la sua gara in autostrada «ben al di sopra dei limiti di velocità». L’ispettore continuava a seguirli.

«Era come un episodio di Cops. Tutti abbiamo visto un episodio di Cops. Può solo finire in due modi: o la macchina fa un incidente, o il tizio che guida salta fuori e scappa. Questo tizio aveva un sacco di opportunità per rallentare e buttarsi fuori, ma non lo faceva». Simonetti dice che la corsa è durata dagli otto ai dieci minuti. Lui e i suoi colleghi hanno urlato all’autista per tutto il tempo, chiedendogli semplicemente di rallentare in modo che potessero buttarsi fuori dall’auto. Secondo Simonetti diverse volte hanno rischiato di colpire altre macchine, ma l’autista ripeteva che se si fossero fermati avrebbe preso una multa da duemila dollari. «Era pazzesco», dice Simonetti, «ho provato fisicamente a spingergli la gamba sul freno, gli ho strappato perfino i pantaloni. Alla fine gli ho detto che o prendeva la prima uscita o lo colpivo in testa, non importa se avremmo sbattuto da qualche parte, tanto ci avrebbe ammazzati comunque». L’autista a questo punto ha imboccato l’uscita. L’ispettore, che stava ancora inseguendo l’auto, si è piazzato davanti alla loro macchina, cosicché non potessero più passare. I tre passeggeri sono usciti, e l’autista ha girato la macchina e ha preso l’uscita contromano, verso la Virginia, racconta Simonetti. L’ispettore invece è rimasto con i tre.

Neville Waters, un portavoce della Commissione per i taxi di Washington D.C., ha confermato che c’è stato un problema con un autista di Uber, martedì. Waters ha detto che l’ispettore aveva fatto rapporto e che speravano di potergli parlare al più presto per chiarire i dettagli. Waters ha spiegato che l’ispettore aveva notato che il veicolo aveva una targa della Virginia: voleva assicurarsi che stesse caricando dei clienti attraverso l’app di Uber, e che non fosse stato fermato con un cenno (è illegale). Prima che l’ispettore potesse verificarlo, era scappato. Waters ha spiegato che se l’ispettore avesse beccato l’autista a fermarsi a un cenno di un cliente per strada, questo avrebbe rischiato il sequestro dell’auto e una multa – non di duemila dollari, però. Se invece l’autista avesse dimostrato che era lì per una chiamata arrivata tramite l’applicazione, non avrebbe preso nessuna multa. (Un’annotazione a parte: Waters ha anche detto che l’ispettore aveva provato a chiamare i rinforzi via radio, ma in quel momento il sistema di comunicazione d’emergenza della città era fuori servizio.)

Simonetti ha detto di aver twittato dell’incidente per far sapere a Uber quello che era successo. La società ha risposto: quello stesso giorno un rappresentante di Uber ha detto che l’autista è stato sospeso. «Uber è venuta a conoscenza di un potenziale incidente che ha coinvolto un viaggio Uber a Washington D.C. martedì pomeriggio», ha detto Taylor Bennet, un portavoce di Uber. «La sicurezza dei passeggeri è la nostra priorità numero uno. Coopereremo con le autorità e abbiamo sospeso l’autista in attesa dei risultati dell’indagine.» Bennet ha detto che la licenza dell’autista in questione era valida in Virginia. Simonetti dice che pensa tuttora che Uber sia un servizio formidabile, ma l’incidente lo ha portato a interrogarsi sulla questione della selezione del personale. «La domanda è: come vengono scelti gli autisti? Man mano che la compagnia si espande, come farà a prevenire episodi del genere? Come fai a capire se uno che vuole lavorare per te è matto?»

Quando è arrivato il momento di tornare a Tysons, i tre hanno preso un normale taxi, chiamato con l’aiuto dell’ispettore. Quando hanno finito la riunione lì hanno pensato di chiamare Uber, ma l’attesa era troppo lunga, così hanno preso un taxi.

(“Grazie a tutti quelli che si sono preoccupati. Siamo al sicuro. Uber e le forze dell’ordine se ne stanno occupando”)