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  • venerdì 4 Luglio 2014

Il brutto caso di Justin Ross Harris

Una storia di cui si parla su tutti i giornali e i siti di news americani: un bambino è stato dimenticato in macchina ed è morto, ma stavolta il padre è accusato di averlo fatto apposta

Da diversi giorni i media statunitensi si stanno occupando della storia di un bambino di 22 mesi dimenticato in macchina da un genitore in Georgia, e morto per ipertermia: un fenomeno piuttosto frequente, non solo negli Stati Uniti. Il padre si chiama Justin Ross Harris – 33 anni, sposato – ed è accusato di omicidio colposo, come quasi sempre capita in casi del genere, ma la storia sta suscitando un certo clamore perché nel processo il pubblico ministero sta cercando di dimostrare che Harris ha abbandonato volontariamente suo figlio in macchina.

Nell’udienza di giovedì 3 luglio Harris è stato definito come un “marito infedele”, uno che desiderava una vita senza figli, ed è emerso che, il giorno in cui il figlio è morto, lui stava avendo conversazioni e scambio di materiale erotico (sexting) con diverse donne. L’avvocato difensore di Harris ha molto criticato l’atteggiamento del pubblico ministero, sostenendo che si tratta di dettagli irrilevanti e non sufficienti a dimostrare la volontarietà del gesto di Harris, e che sono stati citati dall’accusa soltanto per mettere in cattiva luce Harris agli occhi dell’opinione pubblica (il processo è molto seguito da tv e giornali).

Come è andata
Il 18 giugno scorso Cooper, il figlio di 22 mesi di Harris, è stato lasciato per sette ore sul sedile posteriore della macchina di famiglia, un fuoristrada tipo SUV, in un parcheggio vicino all’ufficio dove Harris va al lavoro ogni giorno a Vinings, vicino ad Atlanta. Quando Cooper è stato ritrovato in macchina la temperatura era 32 °C, e quel giorno aveva raggiunto i 34 °C (la temperatura percepita all’interno della macchina in casi del genere può salire di 10-15 °C ogni quarto d’ora, fino a raggiungere i 50 °C anche con una temperatura esterna di soli 25 °C).

Il padre dove Harris avrebbe dovuto accompagnarlo all’asilo ma invece aveva tirato dritto verso l’ufficio. Alla fine della giornata di lavoro, Harris – che aveva un appuntamento al cinema con gli amici, alle 5 del pomeriggio – è tornato in macchina, ha iniziato a guidare, ha raggiunto il parcheggio di un centro commerciale, e soltanto lì – come dichiarato da alcuni testimoni – si sarebbe fermato bloccando le ruote in frenata. Una volta sceso dalla macchina, avrebbe urlato “Oh mio dio cosa ho fatto?!”. Un altro testimone, che stava uscendo da un ristorante lì vicino, ha raccontato di aver visto Harris sconvolto e in lacrime, mentre urlava “oh mio dio, mio figlio è morto! mio figlio è morto!”. Poi Harris si sarebbe allontanato per fare una telefonata, mentre alcune persone si sono avvicinate cercando di chiedere aiuto. Come è emerso in seguito durante l’udienza, Harris non ha mai telefonato al 911, il numero per le emergenze, e quando un agente si è avvicinato per chiedergli di riattaccare, Harris lo ha mandato a quel paese, prima di venire ammanettato.

Il giudice dell’udienza preliminare, Frank Cox, ha ritenuto opportuno confermare le accuse e stabilire le prossime date per il processo. Ha motivato questa decisione con la considerazione del fatto che Harris, dopo essere tornato in macchina a fine giornata, è salito a bordo e ha guidato per diversi chilometri prima di accertarsi delle condizioni del figlio, nonostante il bimbo fosse morto da tempo e “l’odore in macchina fosse travolgente”, ha scritto il giudice Cox. Harris si è dichiarato non colpevole.

Le accuse contro Harris
Negli ultimi giorni è emerso che al momento della morte di suo figlio Cooper, Harris, in orario di lavoro, stava scrivendo sms e inviando immagini con contenuti erotici a sei donne. La tesi che si sta cercando di dimostrare è che Harris fosse insoddisfatto della sua vita coniugale e che stesse cercando un modo per uscirne. Oltre all’accusa di omicidio e violenza su minore Harris potrebbe anche essere accusato di sfruttamento sessuale di un minore, relativamente ad alcuni suoi scambi di messaggi con una minorenne.

La posizione processuale di Harris si è aggravata dopo che alcune rilevazioni della polizia hanno dimostrato che nei giorni precedenti la morte di suo figlio Cooper, Harris aveva visitato su internet una pagina Reddit dal titolo “senza-figli” (“child-free”), dove aveva letto quattro articoli. Aveva anche cercato articoli su come cavarsela in prigione, e sia lui che sua moglie si erano interessati di recente all’argomento e alle storie di bambini e di animali domestici morti dopo esser stati accidentalmente dimenticati in macchina.

Altri fatti sospetti
I sospetti intorno a Harris sono aumentati anche per via di alcuni suoi strani comportamenti, riportati dagli agenti di polizia che sono intervenuti sul luogo e al momento del ritrovamento del bambino. Alla polizia Harris avrebbe parlato a lungo di come non riuscisse a credere che tutto questo fosse capitato a lui: più che pensare alla morte del figlio – hanno riferito gli agenti – cominciava a preoccuparsi del crimine di cui sarebbe stato accusato, e del fatto che avrebbe perso il lavoro. I coniugi Harris – dei quali è stato detto che attraversassero un periodo di difficoltà economica – avevano due polizze assicurative sulla vita del loro figlio Cooper, una da 2 mila e un’altra da 25 mila dollari.

Ad alcune dipendenti dell’asilo nido in cui il bambino veniva solitamente portato dai suoi genitori è inoltre parso piuttosto strano che, quando la mamma di Cooper è arrivata per prendere il figlio, e loro le hanno detto che Harris non lo aveva portato all’asilo quella mattina, lei abbia reagito dicendo subito “Harris deve averlo dimenticato in macchina”. Le stesse dipendenti hanno cercato di rassicurarla dicendole che molti altri motivi possibili e più probabili potevano spiegare il fatto che Harris non avesse portato il bambino all’asilo. Un altro dettaglio riportato durante l’udienza è che Harris ha ricevuto una mail di avviso proprio dall’asilo nido, nel corso della giornata, e che una volta è anche tornato in macchina per lasciare alcune lampadine dentro, senza accorgersi del figlio.

Il detective che si è occupato del caso, Phil Stoddard, ha anche detto che durante un colloquio in stazione di polizia tra Harris e la moglie, lui le avrebbe detto che al momento del ritrovamento il bambino aveva un aspetto “pacifico” e gli occhi chiusi, e non era vero (è stato trovato con bocca e occhi aperti). In quel colloquio, parlando con la moglie, Harris avrebbe poi aggiunto: «Temevo come sarebbe apparso tutto». Il detective ha anche testimoniato di aver sentito la moglie di Harris dire a suo marito: «Allora, hai parlato troppo?».

Cosa si sa di Justin Ross Harris
C’è una certa incongruità tra il ritratto pubblico di Harris che sta emergendo in queste ore – un criminale, sostanzialmente – e quello che di lui raccontano le persone che lo conoscono – cioè un “gran padre”. Harris vive nella contea di Cobb, in Georgia, con la moglie, Leanna Harris, con la quale è sposato dal 2006. Di loro non si sa moltissimo, neppure adesso che sono al centro delle attenzioni dei media, perché i suoi familiari non danno interviste ai giornalisti e perché lui stesso non accetta visite nel carcere in cui si trova.

Harris lavora da due anni alla Home Depot, uno dei più grossi venditori al dettaglio di prodotti per la casa, che ha sede proprio nella contea di Cobb, a Vinings, vicino ad Atlanta. Si occupava del lato web dell’azienda, ma è stato messo in aspettativa, senza retribuzione, dopo la formulazione delle accuse contro di lui, il 18 giugno. Si tratta di un atto di routine da parte dell’azienda, ha spiegato il responsabile delle comunicazioni. Precedentemente Harris aveva lavorato come magazziniere nel dipartimento di polizia di Tuscaloosa, in Alabama, e all’Università dell’Alabama – dove per cinque anni, dal 2001 al 2006, aveva anche lavorato come addetto alla consegna della posta – prese la laurea in amministrazione aziendale e commercio, nel 2012.

Alcune persone che dicono di conoscere Harris avevano cominciato la raccolta di firme per una petizione su change.org, chiedendo che le accuse contro di lui venissero ritirate. La petizione è stata chiusa la settimana scorsa: uno degli organizzatori della raccolta firme ha detto che “alla luce dei recenti sviluppi questa petizione non è più rilevante”. CNN, che ha cercato di mettersi in contatto con i firmatari della petizione per stabilire l’autenticità dei loro interventi, ha citato alcuni dei commenti a sostegno dell’innocenza di Harris. Alcuni dicevano che Harris sia “un gran marito e un gran padre”, e che abbia sempre avuto “comportamenti esemplari”. Un altro ha scritto: “Conosco Harris da 10 anni ed è un uomo altruista, che amava la gente e ancora di più la sua famiglia”.

È stato riportato, da alcuni suoi amici e dal suo avvocato, che Harris sarebbe quasi sordo da un orecchio, e in molti l’hanno presa come un tentativo di costruire una difesa giudiziaria anche in parte basata sul fatto che Harris non potesse sentire un eventuale pianto del bambino al momento in cui è sceso dalla macchina per andare al lavoro.

Foto: AP Photo/Marietta Daily Journal, Kelly J. Huff, Pool