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  • venerdì 20 giugno 2014

Il pupazzetto della CIA per sconfiggere Osama bin Laden

Fu progettato dal creatore dei giocattoli G. I. Joe per influenzare le popolazioni pakistane e afghane, ma non se ne fece nulla

di Adam Goldman – Washington Post

Per oltre dieci anni la CIA ha usato droni, satelliti, spie, informatori e cimici per combattere al Qaida in Pakistan. A un certo punto, però, la CIA ha anche valutato dei piani per combattere al Qaida con i giocattoli.

Nel 2005 la CIA ha iniziato un progetto segreto per sviluppare un pupazzetto giocattolo. Le facce dei pupazzi erano dipinte con materiali termo dissolventi, progettate per scomparire e svelare la faccia di bin Laden con le sembianze di un demone: occhi verdi e viso colorato con strisce nere. L’obiettivo del progetto, che non durò molto, era semplice: spaventare i bambini e i loro genitori così che si allontanassero dal vero bin Laden.

Il nome in codice del pupazzetto di bin Laden era “Occhi diabolici” e per crearlo la CIA si rivolse a una delle migliori menti del mondo dei giocattoli. Tutto questo lo hanno spiegato alcune persone che si sono occupate direttamente del progetto e che hanno preferito parlare sotto anonimato, poiché gli è vietato parlarne pubblicamente.

La persona a cui si rivolse la CIA era Donald Levine, che da dirigente della Hasbro si era occupato della creazione dei giocattoli G.I. Joe, che hanno generato circa 5 miliardi di dollari di ricavi da quando sono stati messi in vendita per la prima volta nel 1964. L’interesse della CIA in Levine era doppio: aveva una grande conoscenza dei giocattoli e una vasta rete di relazioni e contatti in Cina, dove i pupazzetti di bin Laden sarebbero stati fabbricati.

Levine è morto di cancro lo scorso maggio, a 86 anni. Rispondendo a una domanda sul suo lavoro per la CIA, la famiglia di Levine ha detto: «Don Levine era un patriota e un orgoglioso veterano della guerra di Corea. Quando venne chiamato, fu onorato di poter aiutare il suo paese».

Non è chiaro se e quanti pupazzetti sono stati prodotti. Una persona con conoscenza diretta del progetto in Cina ha parlato di qualche centinato di pupazzetti prodotti e spediti con una nave da cargo verso la città pakistana di Karachi, nel 2006.

La CIA non ha negato di aver commissionato i pupazzetti di bin Laden, ma ha detto di aver terminato il progetto poco dopo lo sviluppo dei primi prototipi. Ryan Trapani, portavoce della CIA, ha detto: «Per quanto ne sappiamo, solo tre pupazzetti sono stati fabbricati: l’unico scopo era mostrare come sarebbe stato il prodotto finito. Dopo aver visto i prototipi la CIA decise di non continuare con il progetto e di non produrre o distribuire i giocattoli. Inoltre, la CIA non crede che nessuno abbia prodotto o distribuito il giocattolo indipendentemente».

A prescindere da quanto in là sia arrivato il progetto “Occhi diabolici” , sembra che abbia tutte le caratteristiche di quelle che vengono chiamate nel gergo delle agenzie di sicurezza “operazioni di influenza”. Come parte delle sue operazioni, infatti, la CIA ha provato per decine di anni a conquistare le menti e i cuori delle popolazioni locali, o di farle rivoltare contro una particolare ideologia.

Durante la Guerra Fredda, per esempio, la CIA pubblicava segretamente opere di letteratura occidentale e russa da distribuire oltre la Cortina di Ferro, creò Radio Free Europe e Radio Liberty, sovvenzionò riviste intellettuali, concerti, mostre d’arte e seminari accademici. L’agenzia usava anche giovani attivisti per intralciare i festival dei giovani comunisti e lanciava volantini usando mongolfiere.

Tutto questo – cose serie e meno serie – era progettato per indebolire l’Unione Sovietica e i suoi paesi satelliti, o accrescere il supporto per gli Stati Uniti in paesi chiave di tutto il mondo.

Questo tipo di tattiche non cessarono di essere usate con la fine della Guerra Fredda. Prima dell’invasione statunitense di Haiti nel 1994, per esempio, la CIA distribuì palloni da calcio per dimostrare al popolo la generosità degli Stati Uniti. «Cambiò la percezione che le persone avevano degli americani», ha spiegato un ex agente della CIA. «Servì a preparare la strada per l’arrivo dei soldati».

Si sa ancora poco, però, delle operazioni condotte dalla CIA dopo l’11 settembre nella sua battaglia contro al Qaida e gli estremisti islamici. In Afghanistan la CIA ha trasmesso propaganda da una base operativa nota come Camp Chapman nella provincia di Khost, la stessa base dove nel 2009 persero la vita sette agenti in un attentato terroristico suicida.

Arturo Munoz, ex funzionario della CIA che ora insegna un corso sulle operazioni di questo tipo alla Georgetown University, ha spiegato che solo alcune di queste operazioni alla fine si rivelano un successo.

L’operazione dei pupazzi di bin Laden iniziò nel 2005 come piano per fornire agli alleati degli Stati Uniti nella regione qualcosa da dare ai bambini per creare consenso verso le operazioni militari. I regali includevano giochi e cancelleria. «Levine ne fu affascinato perché era una cosa che non avrebbe causato morti o feriti: era il lato morbido della CIA», ha spiegato un suo familiare.

L’agenzia approvò la produzione di regali, che venivano messi in zainetti per essere distribuiti: erano blu per i maschi e rosa per le femmine.

La CIA avvicinò Levine per parlare della possibilità di produrre i pupazzetti di bin Laden solo in un secondo momento. Inizialmente Levine si dimostrò un po’ scettico, ma poi finì con il buttarsi con passione nel progetto. Sviluppò dei prototipi prima di decidere per il modellino che mostrò alla CIA. La faccia di bin Laden venne montata su un tipo di pupazzetto già in produzione in Cina, in alcuni stabilimenti nella città di Donggunan.

Fu un artista cinese a disegnare il volto di Osama bin Laden partendo da alcune foto del leader di al Qaida. Il prototipo finale fu vestito con abiti tradizionali e messo in una scatola di plastica per essere presentato alla CIA. Levine era soddisfatto del risultato finale, si dice in giro.

Anche se la CIA dice di aver deciso di non proseguire con il progetto, almeno un pupazzetto è rimasto nel suo quartier generale.

©2014 The Washington Post

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